La Russia tenta di sfruttare il contesto attuale per creare dissidi tra Stati Uniti ed Europa, sperando di tornare ai livelli di influenza energetica pre-invasione dell’Ucraina. Cosa pensano TotalEnergies ed Eni
“Sarebbe probabilmente interessante se gli americani usassero la loro influenza sull’Europa e le facessero smettere di rifiutare il gas russo”. Parola di Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo, che ieri ha messo nel mirino chi – come la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e alcuni ministri tedeschi – si oppongono al ripristino dei gasdotti Nord Stream fermati da un sabotaggio alla fine del 2022. “Queste persone sono o malate o suicide”, ha tuonato il capo della diplomazia di Mosca.
Con gli Stati Uniti di Donald Trump decisi a trovare una soluzione alla guerra in Ucraina e fortemente critici verso l’Unione europea, la Russia di Vladimir Putin prova a insinuarsi nelle relazioni transatlantiche sfruttando la fase attuale per usare gli americani come clava contro gli europei. E in particolare contro l’Europa, considerata da Mosca il principale pericolo per la stabilità del regime e ostacolo alle sue ambizioni regionali.
La Russia vorrebbe tornare a prima dell’invasione dell’Ucraina, quando forniva il 40% delle importazioni di gas dell’Unione europea. E ciò le permetteva di esercitare una vasta influenza sulle forniture energetiche dei Paesi dell’Unione europea e, di conseguenza, anche sulle loro politiche. Sebbene questi ultimi, dallo scoppio del conflitto in Ucraina, abbiano ridotto la dipendenza dal gas russo di circa due terzi, la questione resta un punto dolente per l’Ucraina, poiché gli acquisti di petrolio e gas sono un’ancora di salvezza fondamentale per Mosca. I commenti di Lavrov arrivano dopo che il Financial Times, a inizio marzo, aveva riferito che Mosca ha arruolato un caro amico del presidente Putin per riavviare le forniture di gas all’Europa tramite il Nord Stream, con il sostegno degli investitori americani: Matthias Warnig, ex ufficiale della Stasi e presidente della compagnia madre a cui fa capo Nord Stream.
Solo uno dei quattro gasdotti – che insieme, teoricamente, potrebbero coprire il 30% della domanda annuale di gas dell’Unione europea – è rimasto intatto (le indagini sui responsabili in corso ma i media hanno fatto riferimenti a cittadini ucraini). La scorsa settimana il commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen, ha insistito sul fatto che Bruxelles non sta valutando un ritorno alle importazioni russe. Nei giorni scorsi l’amministratore delegato di TotalEnergies, Patrick Pouyanne, ha affermato che i gasdotti Nord Stream in disuso dalla Russia alla Germania potrebbero tornare in servizio ad un certo momento, poiché l’industria europea avrebbe bisogno di un po’ di gas russo per restare competitiva. “Non sarei sorpreso se due su quattro tornassero in funzione, non quattro su quattro”, ha detto Pouyanne a un evento del settore a Berlino, aggiungendo che “non c’è modo di competere con il gas russo con il Gnl proveniente da qualsiasi luogo”.
La questione riguarda anche l’Italia. Secondo l’ultimo report del think tank Ember, il nostro è il Paese dell’Unione europea che l’anno scorso ha importato più gas dalla Russia: oltre 6 miliardi di metri cubi, più di 4 rispetto al 2023, ovvero circa il 9 per cento del fabbisogno annuo. In generale, nel 2024 i 27 hanno aumentato le importazioni di gas russo del 18 per cento.
“Non so quando, perché la situazione è molto tesa con la guerra che continua, sabotaggi e alti rischi, ma se potremo tornare indietro, bisogna considerare che lo spazio per tornare indietro si è ridotto”, aveva spiegato a fine febbraio Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni. “Questo dobbiamo tenerlo in considerazione: il mercato è il mercato. Se non sei disponibile, qualcuno ti può sostituire, e questo è costato anche molto denaro”.