È iniziato il corso di formazione per insegnanti “Leggere per Crescere”, promosso dall’Osservatorio Carta Penna & Digitale della Fondazione Luigi Einaudi e Centro per il Libro e la Lettura (Cepell) del ministero della Cultura. L’iniziativa nasce per contrastare il fenomeno del brain rot (“deterioramento celebrale”), causato dall’abuso che ormai giovani e meno giovani fanno dei dispositivi digitali e dalla dipendenza che ne deriva
“È necessario sviluppare una coscienza civica sul fenomeno dell’abuso del digitale e della conseguente incapacità di scrivere a mano che oggi riguarda tutti, ma che coinvolge soprattutto i più giovani. Penso che sul piano delle politiche pubbliche questo tema possa essere trattato in modo ancora più approfondito e con maggiore costanza. Per questo auspico che progetti come quello realizzato dall’Osservatorio Carta, Penna & Digitale e dal Cepell possano uscire presto dalla fase sperimentale e diventare strutturali, coinvolgendo più istituzioni perché il tema in questione, è un tema di tutti”. Lo ha detto Rosanna Raineri, referente per le attività di comunicazione del Dipartimento per le Politiche della Famiglia della presidenza del Consiglio, che ieri ha partecipato a titolo personale al primo incontro del corso di formazione per insegnanti “Leggere per Crescere”, promosso dall’Osservatorio Carta Penna & Digitale della Fondazione Luigi Einaudi e Centro per il Libro e la Lettura (Cepell) del ministero della Cultura.
L’iniziativa, coordinata da Enrico Sbandi, nasce per contrastare il fenomeno del brain rot (“deterioramento celebrale”), causato dall’abuso che ormai giovani e meno giovani fanno dei dispositivi digitali e dalla dipendenza che ne deriva. Un fenomeno in costante crescita che determina il progressivo deterioramento delle facoltà cognitive, ovvero una minore capacità di memoria, di elaborare un ragionamento critico e di mantenere alta l’attenzione. “Leggere per crescere” è stato pensato, sostengono i promotori, per affrontare, nella scuola secondaria di primo grado, le problematiche legate alle difficoltà di apprendimento e ai disturbi del comportamento negli alunni e punta a offrire ai docenti gli strumenti per intervenire efficacemente con strategie didattiche mirate tese soprattutto a trasmette agli studenti l’importanza della scrittura a mano in corsivo e della lettura su carta.
“Ogni mattina”, ha detto la professoressa Chiara Baldovini, insegnante al liceo artistico Angelo Frammartino di Monterotondo, “ricordo a ciascun ragazzo della mia classe, terzo liceo, di esercitarsi a vivere il presente e a godersi il tempo del qui e ora, disintossicandosi dalle notifiche e ricercando nel contatto reale e nella relazione autentica il rilascio dopaminergico che deriva dall’avere lo smartphone in mano”. Da anni, infatti, sempre più studi scientifici confermano l’esistenza di una stretta correlazione tra l’uso eccessivo che i ragazzi fanno di smartphone, tablet e computer, anche in classe, e il calo del loro rendimento scolastico. “I ragazzi oggi sembrano non avere consapevolezza dei possibili danni che rischiano di provocare a se stessi facendo un uso eccessivo dello smartphone”, ha detto la professoressa Maria Corsi, che insegna lettere alle classi delle scuole medie dell’Istituto Borgoncini Duca. “In aula cerco di far scrivere sempre a mano i miei studenti e cerco di far in modo che adottino questo metodo anche per i compiti a casa. Preoccupa che molti ragazzi arrivino alle medie senza saper scrivere in corsivo. È un’abitudine che va ripresa fin dalle scuole elementari, dall’inizio del loro percorso scolastico”.
Il primo incontro del progetto, “Il cervello che legge: neurobiologia della lettura in età evolutiva”, curato dal neurologo Pierluigi Brustenghi, si è svolto all’Istituto Comprensivo Borgoncini Duca di Roma e ha visto la partecipazione di numerosi docenti di scuole della Capitale e della provincia. Il dottor Brustenghi, nella sua lezione, ha spiegato le differenze neurofisiologiche tra lettura su carta e lettura su schermo, ha parlato dell’impatto che i formati digitali hanno sulla memoria, sulla comprensione e sul pensiero critico, e degli effetti che un’esposizione precoce e prolungata ai dispositivi digitali ha sullo sviluppo cognitivo.
Per la professoressa Lucia Sabia, insegnante in una scuola media di Ottavia, a Roma, quella promossa dalla Fondazione Einaudi e dal Cepell è “un’ottima iniziativa perché è importante capire come contrastare il fenomeno dell’abuso del digitale in un momento, come quello attuale, nel quale i giovani sono totalmente assorbiti dagli strumenti elettronici”. Ciò che preoccupa, ha aggiunto, “è vedere i ragazzi sempre più in difficoltà quando devono scrivere, quando devono usare la fantasia e constatare che hanno un lessico sempre più povero. Per questo sono favorevole a fare esercizi di scrittura a mano e alla lettura su libri cartacei”.
I dati d’altronde sono eloquenti. Nell’ultima Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia, del giugno 2024, emerge una crescita dei giovani affetti da una dipendenza da tecnologie digitali. Nel 2023, infatti, 49mila studenti (2%) riportano di essersi volontariamente isolati per un periodo di tempo superiore ai 6 mesi, senza andare a scuola, frequentare amici e conoscenti.
“Dopo una prima fase di denuncia, oggi passiamo per così dire all’azione”, ha detto il direttore dell’Osservatorio Carta, Penna & Digitale, Andrea Cangini. “Confidiamo che questo corso, che oggi rappresenta un esperimento, diventi presto una regola e che possa essere riproposto su base nazionale. Il deterioramento celebrale è un grave problema che si affronta in tanti modi, scrivere a mano in corsivo e leggere su carta rappresentano certamente la cura più efficace, non solo perché consentono di comprendere meglio e meglio memorizzare quel che si scrive e si legge, ma soprattutto perché costituiscono la ‘ginnastica’ più utile per potenziare le capacità celebrali dell’individuo contenendo, di conseguenza, i danni determinati dall’abuso di smartphone”.