Pechino trasforma i campus americani in terreno di caccia per tecnologie, dati e talenti. Dopo il caso di spionaggio cinese a Stanford, il monito del Ncsc: l’università statunitense è un pilastro strategico della sicurezza nazionale
Per tre mesi, una studentessa di Stanford è stata corteggiata da un uomo che si presentava come studente dell’ateneo, ma che non risultava in alcun registro ufficiale. La dinamica, verificata e segnalata all’Fbi ed oggi resa pubblica da un’inchiesta del Times, ha seguito un copione già letto: approccio amichevole, trasferimento della conversazione su piattaforme di messaggistica controllate da Pechino, offerta di viaggi finanziati e la prospettiva di trasformarsi in una figura di rilievo in Cina.
È questo lo scenario in cui emerge il dossier del National Counterintelligence and Security Center (Ncsc) pubblicato assieme ad altre agenzie federali per avvertire del salto di qualità nelle operazioni ostili condotte da potenze straniere. Il documento individua, ancora una volta, la Cina come l’attore principale nelle operazioni mirate a sottrarre conoscenze critiche. Le aree di interesse spaziano dall’intelligenza artificiale alla quantistica, dai semiconduttori all’ipersonica, fino all’energia e alla biotecnologia.
Il documento dettaglia le modalità più comuni di targeting. Furto e plagio di dati e risultati non pubblicati, talent recruitment attraverso programmi e offerte di collaborazione, cyber intrusion e social engineering su piattaforme digitali. Ma non solo, anche tecniche di elicitazione e human intelligence, ovvero la raccolta di informazioni tramite la costruzione di rapporti umani e conversazioni apparentemente innocue.
Nel grande gioco non sarebbero coinvolti, evidenzia il report, solamente agenti ufficiali. Pechino si serve di proxy, aziende di Stato, centri di reclutamento talenti e reti accademiche transnazionali per acquisire know-how e competenze da riversare nei propri programmi economici e militari. Oltre al dragone, Russia, Iran e, più episodicamente, Cuba compaiono anch’essi nelle analisi, con la portata della minaccia cinese descritta come sistemica e persistente.
Il difficile bilanciamento tra sicurezza e internazionalizzazione
L’elemento di fondo, avvertono le agenzie, è la vulnerabilità intrinseca del modello universitario americano. L’apertura internazionale, considerata un pilastro di eccellenza e innovazione, è la stessa caratteristica che viene sfruttata da apparati di intelligence stranieri. È qui che si gioca un delicato equilibrio: continuare a favorire la cooperazione scientifica proteggendo, allo stesso tempo, la ricerca da interferenze e manipolazioni.
Il caso Stanford, con un falso studente che per mesi ha tentato di adescare una giovane americana, è solo l’ennesima delle segnalazioni e delle indagini interne, che vedono lo spionaggio e la raccolta di informazioni per scopi di intelligence articolarsi nelle università di tutto il mondo. Secondo l’Fbi, numerosi campus d’élite hanno registrato attività simili. L’attenzione non si concentra solo su chi lavora su progetti di punta in intelligenza artificiale o ingegneria quantistica: anche studenti percepiti vicini alla narrativa cinese possono essere avvicinati e sfruttati come strumenti di propaganda o come tramite per arrivare ad altri target più sensibili.
Il dossier federale cita casi concreti, spaziando da studenti americani a nazionali cinesi, non risparmiando professori e diplomatici statunitensi. Un capitolo centrale riguarda la cooptazione dei ricercatori. Programmi come la “Thousand Talents Plan” hanno permesso a Pechino di attrarre docenti americani con salari elevati, finanziamenti milionari e benefit familiari, trasformando la ricerca pubblicamente finanziata negli Stati Uniti in asset strategici di reclutamento per la Repubblica Popolare.
Accanto a queste forme di reclutamento emerge il tema della repressione transnazionale. Gli studenti cinesi che negli Stati Uniti esprimono posizioni critiche verso il Partito comunista rischiano rappresaglie indirette, con casi di cyberstalking, intimidazioni e minacce alle famiglie in patria, registrate negli ultimi anni, come avvenuto a Boston nel 2024, quando uno studente è stato condannato per aver perseguitato una connazionale rea di aver sostenuto la democrazia.
Attraverso linee guida su modalità di avvicinamento e strategie di protezione, il National Counterintelligence and Security Center avvisa che il terreno di scontro non riguarda soltanto il furto di tecnologie, ma la capacità di attrarre e trattenere talenti.
Nel grande gioco, la formazione scientifica ed intellettuale diviene un asset strategico per i meccanismi di sicurezza nazionale. Ed il capitale umano è il vero moltiplicatore di potenza, più prezioso ancora della proprietà intellettuale. È una gara che gioca sui tempi lunghi, nella quale la cooperazione scientifica e l’internazionalizzazione delle università e dei centri di ricerca rappresentano insieme il punto di forza e l’anello debole delle sicurezze nazionali occidentali e di quella americana.