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Abu Dhabi non basta a fermare la guerra. (Poche) novità sul negoziato

Da Vilnius Zelensky conferma che i colloqui di Abu Dhabi hanno ridotto alcune distanze tecniche, ma non quelle politiche. La trattativa procede in parallelo a una nuova ondata di attacchi russi contro le città ucraine, evidenziando la distanza tra diplomazia e realtà del conflitto

Anche da Abu Dhabi non è arrivata nessuna svolta relativa al conflitto in Ucraina. Parlando da Vilinius, nel corso della conferenza stampa tenuta a Vilnius insieme al presidente lituano Gitanas Nauseda e a quello polacco Karol Nawrocki, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che nei negoziati condotti negli Emirati Arabi (a cui hanno preso parte delegazioni di Ucraina, Russia e Stati Uniti) per porre fine all’invasione russa su vasta scala iniziata il 24 febbraio del 2022 sono stati compiuti progressi, pur riconoscendo che un eventuale accordo di pace richiederà compromessi da parte di tutti gli attori coinvolti.

Permangono nodi centrali ancora irrisolti, a partire da quello della questione territoriale. Il presidente ucraino ha accusato Mosca di continuare a rivendicare porzioni dell’Ucraina orientale come parte di un possibile accordo di pace, includendo anche aree che le forze russe non sono riuscite a conquistare nei combattimenti. La posizione di Kyiv, ha ribadito, resta invariata: l’integrità territoriale dell’Ucraina deve essere rispettata. “Ci sono stati molti problemi. Ora ce ne sono meno”, ha dichiarato Zelensky, sottolineando che l’Ucraina “sta combattendo per la propria terra”.

I colloqui di Abu Dhabi sono stati definiti “costruttivi” anche da funzionari statunitensi, anche per il fatto che le delegazioni ucraina e russa si sono incontrate faccia a faccia, senza il ricorso a intermediari. Secondo i piani, le discussioni dovrebbero riprendere il primo febbraio, nella stessa sede in cui si è tenuto quest’ultimo round di colloqui, con Washington impegnata a individuare un punto di equilibrio nel suo ruolo di mediatore.  “Apprezzo molto la comprensione della necessità di un monitoraggio e di una supervisione da parte degli Stati Uniti del processo di fine della guerra e di garanzia di una sicurezza autentica”, ha scritto su X Zelensky nelle ore immediatamente successive al termine dei negoziati. Ma il leader ucraino riconosce agli Stati Uniti anche il ruolo fondamentale di garante della sovranità di Kyiv, ribadendo che Ucraina e Stati Uniti hanno sostanzialmente raggiunto un’intesa su un accordo di garanzie di sicurezza nel dopoguerra.

Parallelamente al fronte diplomatico, la situazione sul terreno resta critica. Massicci attacchi aerei russi hanno colpito Kyiv e altre città ucraine nel corso del fine settimana, provocando diffuse interruzioni di elettricità, riscaldamento e acqua. Zelensky ha riferito che solo nell’ultima settimana la Russia ha lanciato oltre 1.700 droni d’attacco, più di 1.380 bombe aeree guidate e 69 missili di vario tipo contro l’Ucraina.

 


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