La strage di Capodanno nel locale Le Constellation è stata causata da una catena di gravi violazioni: materiali infiammabili, uso di effetti pirotecnici, assenza di impianti antincendio, uscite inadeguate e sovraffollamento. La gestione ha privilegiato il profitto riducendo gli spazi di sicurezza e chiudendo vie di fuga. I controlli sono risultati insufficienti e frammentati. Il bilancio è devastante: 40 morti e oltre 150 feriti, molti minorenni. L’analisi di Biagino Costanzo
Nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio 2026 in questo locale, un bar adibito a discoteca si è consumata una tragedia causata da una serie di fattori che si sono atrocemente concatenati tra loro in modo da causare 40 giovani morti e più di 150 feriti.
Esaminiamo dal punto di vista tecnico e trasferiamo in quel locale tutti gli aspetti che riguardano la sicurezza fisica in un posto che sia pubblico e/o privato.
In questi giorni si è molto discusso delle cose che avrebbero dovuto essere ovvie e basilari e invece ecco trovare una sola uscita di sicurezza che poi, di fatto, non lo era, la porta della stessa chiusa a chiave e con apertura verso l’interno invece che, inversamente come doveva essere, verso l’esterno.
La scala, unica, già stretta, ancora piu ristretta a seguito di lavori di ristrutturazione recenti; il tetto, molto basso, non ignifugo ma, anzi con presenza di materiale molto infiammabile, fatto di schiuma; l’usanza nel locale, Le Constellation appunto (mai nome, fu così tetro), delle cosiddette “fontane” luminose su bottiglie di champagne portate da ragazze a loro volte sulle spalle di altri ragazzi.
Per ultimo ma non ultimo la capienza del locale, potevano entrare fino a un massimo di 200 persone, divise equamente tra i due piani, più 40 nella veranda, invece, dai primi risultati delle indagini la sera di Capodanno era presente molta più gente, almeno il doppio, 400 giovani (se pensiamo al numero delle vittime, tra morti e feriti sono più di 153).
La principale causa che ha fatto scaturire l’incendio sono stati i pannelli del, basso, soffitto, per ridurre l’eco della musica erano in schiuma poliuretanica espanso, materiale infiammabilissimo. Si vede benissimo, nei molteplici video fatti dai ragazzi, molti dei quali perderanno la vita, il momento in cui le scintille delle cd “fontane” infiammano i pannelli che appunto avrebbero dovuto essere ignifughi.
Questi pannelli erano stati inseriti proprio nel 2015 quando sono stati effettuati i lavori di ristrutturazione che, per la legge svizzera non devono essere né autorizzati né controllati dai responsabili della sicurezza se non solo in caso di modifica della destinazione d’uso, inoltre lo scorso anno a seguito della richiesta della gestione di poter prolungare l’orario di chiusura, il tecnico incaricato per il controllo , effettuò solo dei rilievi acustici e non ci fu nessun rilievo sul materiale utilizzato contro l’inquinamento acustico appunto.
Le “fontane” luminose sono di fatto degli effetti pirotecnici che dovrebbero essere fissati ad un supporto o posti sul pavimento ma da almeno dieci anni, a Le Constellation i camerieri celebravano l’acquisto di una bottiglia di champagne costosa portandola in processione a ritmo di musica, dopo avere infilato nel collo una fontana luminosa.
In Svizzera in ognuno dei cantoni, 26, vige una propria legge antincendio che demanda la responsabilità dei controlli ai singoli Enti Comunali, i quali delegano le verifiche annuali e nel Vallese in particolare sono affidate ad una società privata ma non ad un ente pubblico.
L’unica area ispezionata piu volte, anche a riguardo le norme antincendio, è stata la veranda. Una struttura coperta in legno, addossata alla facciata, di una settantina di metri quadrati che i titolari volevano allargare di un’altra trentina.
Ma anche questa purtroppo si è rivelata una trappola mortale perché la gente in panico e in fuga si è intasata anche alla porta di uscita sulla strada. Molti sono riusciti a salvarsi solo dopo l’intervento dei passanti che dall’esterno sono riusciti, faticosamente, a sfondare le ampie vetrate di plastica.
Poi, altra assurdità, era inesistente l’impianto antincendio sia al pianterreno che nel seminterrato e le autorità locali (precisamente un impassibile e freddo sindaco della località, Nicolas Féraud) hanno affermato che per quella tipologia di locale non è obbligatorio.
E invece se fosse esistito un semplice impianto come ne conosciamo e vediamo tanti in giro, con i tanti ugelli che spruzzano acqua, forse le fiamme non si sarebbero propagate all’intero locale seminando la morte.
E ancora nessuno ha preso un estintore, o perché non esistevano o perché non trovati causa del mal posizionamento e nascosti, o perché non hanno funzionato e per giunta non c’era un allarme sonoro che scattasse con la presenza di fumo.
Nel sotterraneo c’erano due uscite, una era la scala che portava al piano superiore, l’altra è una porta che dall’area fumatori conduceva nella tromba delle scale di servizio del palazzo. Alcuni ex dipendenti hanno affermato che pur di risparmiare il costo della Vigilanza, la porta era sempre tenuta chiusa perché i gestori temevano che i ragazzi, soprattutto i tanti teenager che lo frequentavano, uscissero senza pagare o entrassero di nascosto.
La scala era molto ripida son una quindicina di gradini, con la ristrutturazione del 2015 era stata ridotta in larghezza da tre metri a un metro e mezzo, ma a dicembre i titolari avevano presentato un progetto per restringerla ancora a 1,34 metri.
Si è crea un tappo mortale, infernale, quando, divampato l’incendio, i circa 200 ragazzi che erano nell’interrato hanno cercato scampo accalcandosi sui gradini per guadagnare l’uscita principale e nello stesso momento anche i ragazzi che si trovavano al pianterreno correvano verso l’uscita che sta alla fine della scala e coloro che sono rimasti indietro sono morti tra le fiamme o soffocati, gli altri sono stati schiacciati, come, purtroppo, succede spesso in questi casi, dall’assembramento.
Per la bramosia di guadagnare sempre più i proprietari avevano ampliato gli spazi adibiti al pubblico riducendo quindi quelli dedicati alla sicurezza.
La paura di perdere anche qualche spicciolo in più, loro che dalle notizie che stanno emergendo, non avevano certo problemi economici visto gli altri locali che gestivano a Crans Montana e le altre attività operative tra la Corsica e la Costa Azzurra, e avendo anche timore che qualcuno estrasse senza pagare, avevano chiuso a chiave la porta dell’uscita di sicurezza, e infine ma non ultimo, sembra, non è ancora certo, che ci sia un video dove si vede Jessica Maric la moglie e socia del proprietario, Jacques Moretti, scappare dal locale in fiamme con la cassa invece di preoccuparsi di come mettere in sicurezza i clienti.
E poi l’età dei clienti. In Svizzera la legge vieta di dare alcolici ai minorenni e coloro che hanno 16 anni dalle 22,00 in poi devono essere accompagnati da un adulto.
Se esaminiamo l’età delle vittime abbiamo: 2 (14enni), 6 (15enni), 9,(16enni) e 3 (17enni) quindi troviamo ben 20 minorenni tra le vittime, giusto la metà del totale.
Insomma, tra violazioni, errori, orrori, omissioni e complicità, stiamo anche notando che l’approccio e la legislazione svizzera è ben diversa e in negativo rispetto a quella italiana, spesso vituperata all’estero ma ahinoi anche dalla sempreverde italica disistima e autolesionista.
Per fare solo un esempio concreto, in ogni occasione ludica in base allo spazio disponibile e al numero degli avventori la legge impone la presenza di un numero specifico e in progressione di squadre di emergenza, di primo soccorso e di antincendio debitamente formati.
Ancora una volta emerge prepotente che la causa principe, quella che ha innescato tutte le altre, è stata il fattore umano, in questo caso colpevole, subdolo, criminale.
La sicurezza non è un esercizio intellettuale. Un facile slogan, un noioso adempimento normativo. Qualcosa di cui parlare quando succedono incidenti o eventi tragici come questo. È una questione di vita o di morte.
È la somma dei nostri contributi alla gestione della sicurezza che determina la vita o la morte delle persone. Non ci si può affidare al fato e sperare che vada sempre bene quando si è coscienti di non aver fatto il massimo per garantire la sicurezza e quindi la vita delle persone.
La sicurezza è una cosa tremendamente seria in un contesto, purtroppo e spesso, non serio.















