Più che un semplice organo domestico, il mensile dell’intelligence estera di Mosca è uno strumento narrativo che interseca i propri contenuti tra memoria storica, propaganda e costruzione ideologica della guerra. Ogni numero supera le cento pagine, con una qualità editoriale elevata e una grafica curata e un titolo simbolico: razvedchik indica il professionista dell’intelligence
Nel dicembre 2022, a pochi mesi dall’avvio della cosiddetta “operazione militare speciale” in Ucraina, il Servizio di intelligence estera russo (Svr) ha lanciato, secondo i report pubblici della Cia, Razvedchik, una rivista trimestrale pensata per raccontare il mondo dal punto di vista dell’intelligence di Mosca.
Più che un semplice organo domestico, uno strumento narrativo che interseca i propri contenuti tra memoria storica, propaganda e costruzione ideologica della guerra.
Ogni numero supera le cento pagine, con una qualità editoriale elevata e una grafica curata ed un titolo simbolico. Razvedchik indica il professionista dell’intelligence. La rivista parla agli addetti ai lavori, ai veterani e alle nuove generazioni di funzionari dei servizi, con proiezione estera e interna. Il trimestrale dichiara apertamente il proprio legame istituzionale. L’editore è una fondazione facilmente riconducibile, secondo Langley, agli ambienti dell’Svr e guidata da Mikhail Pogudin, generale Kgb oggi in pensione. Secondo un’inchiesta del giornale investigativo russo The Insider, la redazione condividerebbe con l’Svr anche l’indirizzo del suo l’ufficio stampa, dettaglio che certamente non smentisce un coinvolgimento diretto dell’intelligence di Mosca nei contenuti.
Una verità russa
Fin dal primo numero, il direttore Pogudin definisce come obiettivo della rivista quello di contrastare la “disinformazione” occidentale e difendere l’onore di chi ha servito e serve lo Stato. In apertura campeggia il ritratto del direttore dell’Svr, Sergej Naryškin.
Razvedchik propone la versione russa della verità, che individua negli Stati Uniti il nemico principale. A oltre trent’anni dalla fine dell’Urss, la narrazione resta la stessa: Washington resta il perno di un sistema globale ostile, accusato di sottovalutare la Russia come fecero Napoleone e Hitler.
Nei contributi, firmati da politici e accademici vicini al Cremlino, emerge una nota storica, secondo la quale l’Unione Sovietica ha pagato il prezzo più alto nella Seconda guerra mondiale, non ottenendo lo status globale che riteneva di meritare. Il revisionismo storico, la postura revanscista e revisionista e l’invasione dell’Ucraina si inseriscono in questo schema. Secondo la rivista, Mosca tenta di ricreare l’equilibrio post-1945 e di forzare la fine dell’ordine unipolare dominato dagli Stati Uniti.
Ucraina: storia, propaganda e giustificazione del conflitto
La guerra in Ucraina attraversa tutti i numeri della rivista. Razvedchik costruisce una giustificazione a lungo raggio, che parte dagli anni Trenta del Novecento e arriva all’attualità. Gli ucraini vengono descritti come fascisti, terroristi o strumenti dell’Occidente. Articoli e interviste richiamano presunti precedenti storici per legittimare l’intervento militare.
La rivista sostiene e mette nero su bianco le “colpe” di Kiyv, ovvero quelle di rinnegare l’eredità sovietica e di voler cancellare l’identità russa. Da qui, la narrazione di una Russia “liberatrice”, chiamata a ristabilire una memoria storica corretta. Il risultato? Secondo gli autori, non può che essere uno, la vittoria incondizionata. Ogni altro esito renderebbe vane le “grandi sacrifici” sostenuti.
Economia, dollaro e Brics
Accanto alla dimensione militare, Razvedchik cura il fronte economico. Quasi ogni numero dedica spazio alla presunta fragilità del dollaro e alla necessità per Mosca di ridurre la dipendenza dai mercati finanziari occidentali. Con toni che oscillano tra l’ottimismo, con elogi alle politiche di sostituzione delle importazioni, e l’allarmismo, che spinge verso soluzioni radicali come una valuta alternativa dei Brics. Contenuti che evidenziano come la leva economica occidentale sia concepita come una vera e propria minaccia strategica almeno quanto quella militare.
Il mito degli “illegali”
Uno dei pilastri identitari della rivista resta il culto degli illegali, gli agenti sotto copertura profonda. Razvedchik celebra figure storiche dell’intelligence sovietica e russa, trasformando anche arresti e fallimenti in successi morali. Monumenti, documentari e premi artistici contribuiscono a consolidare il mito, con la valorizzazione di agenti di origine ucraina, soprattutto dopo l’invasione.
Contronarrazione
Ogni accusa rivolta a Mosca trova una contro-accusa speculare verso l’Occidente. Gli Stati Uniti vengono indicati come responsabili di programmi segreti sulle armi biologiche, con riferimenti a laboratori militari e a presunte epidemie artificiali in Africa e Asia. E, anche qui, la logica rimane la stessa. Se l’avversario viola le regole, la Russia ha il diritto di difendersi.
Il “cerchio degli amici”
Razvedchik non racconta una Russia isolata, bensì narra di un “cerchio degli amici”, composto da servizi di intelligence alleati, cooperazione nello spazio post-sovietico e apertura verso l’Africa, descritta come territorio libero dal neocolonialismo occidentale e ricco di opportunità strategiche. Anche qui la narrativa ricalca quella ucraina e Mosca si presenta come alternativa all’Occidente.
Dall’informazione al culto
Razvedchik mescola analisi strategica e ritualità culturale. Poesie patriottiche, racconti, giochi enigmistici e rubriche psicologiche convivono con interviste a figure chiave dell’apparato russo. L’obiettivo è quello di formare un’identità professionale e ideologica nei futuri razvedchiki, ma anche quello di allargare la sfera del consenso interno, tentando, al contempo, di costruire e rafforzare il sentiment patriottico e identitario nei suoi lettori.
Ignorare Razvedchik sarebbe un errore. La rivista serve a capire cosa pensa l’Svr, a comprendere come Mosca vuole che i suoi agenti e il suo popolo interpretino il mondo, e ne offre una panoramica sulla chiave di lettura di Mosca riguardo alle dinamiche nazionali, regionali e globali di ieri, oggi e domani.















