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La Nato potenzia il fronte artico tra Russia, Cina e tensioni interne. Ecco come

La crescente presenza di Russia e Cina nell’Artico spinge la Nato a rafforzare la propria posizione nel Grande Nord. La missione in Groenlandia e le esercitazioni alleate segnalano la volontà di difendere rotte, comunicazioni e coesione dell’Alleanza in un contesto di crescente competizione geopolitica (e di crisi interna al blocco proprio sullo stessa area)

In un momento di difficoltà e di crisi internal al blocco occidentale, Russia e Cina rimangono una minaccia costante nell’Artico. Tanto da spingere la Nato a rafforzare in modo sempre più visibile la propria presenza nella regione. È in questo contesto infatti che si inserisce la decisione di diversi Paesi europei di inviare personale militare sull’isola, segnando una risposta diretta alle dinamiche di competizione geopolitica che attraversano il Grande Nord.

Secondo quanto dichiarato dal ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius, Mosca e Pechino stanno “utilizzando sempre più l’Artico per scopi militari”, mettendo in discussione la libertà delle rotte di trasporto, di comunicazione e di commercio. Un’evoluzione che, nelle parole del ministro, non può essere accettata dall’Alleanza Atlantica, determinata a difendere un ordine internazionale basato su regole condivise. La Germania guiderà una missione di ricognizione in Groenlandia sotto leadership danese, affiancata da contingenti di Francia, Regno Unito, Svezia, Norvegia, Paesi Bassi ed Estonia. L’iniziativa precede l’esercitazione “Arctic Endurance”, destinata a diventare un appuntamento permanente nel calendario Nato. Si tratta di una mossa che rafforza il segnale politico e militare di coesione europea in un’area sempre più percepita come vulnerabile alla competizione tra grandi potenze, in cui la presenza russa e cinese viene letta dagli alleati come una sfida diretta alla sicurezza collettiva, soprattutto per quanto riguarda il controllo delle linee di comunicazione e dei flussi commerciali. L’importanza del tema è stata sottolineate anche dalle parole del presidente francese Emmanuel Macron, secondo cui l’Europa si trova in un mondo in cui “poteri destabilizzanti si sono risvegliati” e in cui certezze consolidate per decenni vengono rimesse in discussione. Una riflessione che va oltre la sola minaccia russa o cinese e che tocca anche la solidità delle alleanze tradizionali.

Il dossier groenlandese, infatti, si colloca all’incrocio tra competizione con Mosca e Pechino e tensioni interne al campo occidentale. Le rivendicazioni statunitensi sull’isola, motivate dal presidente Donald Trump con esigenze di sicurezza nazionale, hanno aperto una frattura diplomatica con la Danimarca e alimentato il timore che la questione possa minare la coesione della Nato. La crisi si è progressivamente intensificata nelle ultime settimane, culminando in un incontro ad alto livello alla Casa Bianca tra rappresentanti statunitensi, danesi e groenlandesi che non è riuscito a colmare le profonde divergenze politiche sul futuro dell’isola, e con le dichiarazioni del presidente Donald Trump sull’acquisizione della Groenlandia come priorità di sicurezza nazionale per gli Stati Uniti. Secondo Mike Sfraga, già ambasciatore statunitense per gli affari artici, un’eventuale annessione o acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti rischierebbe di “fare a pezzi l’alleanza”, proprio mentre l’unità sarebbe più necessaria per affrontare le pressioni di Russia e Cina.

In questo contesto, l’iniziativa europea assume un duplice significato. Da un lato, rafforza la deterrenza nei confronti di attori esterni che stanno ampliando il loro raggio d’azione nell’Artico. Dall’altro, rappresenta un tentativo di riaffermare il ruolo della Nato come architrave della sicurezza regionale, nonostante le tensioni politiche interne e le divergenze strategiche tra alleati. La scelta di condurre la missione sotto guida danese e all’interno di un quadro multilaterale è indicativa della volontà europea di evitare escalation unilaterali, mantenendo l’Artico all’interno di una logica di cooperazione difensiva. Ma dietro all’iniziativa c’è anche la chiara intenzione di inviare a Mosca e Pechino un messaggio sul fatto che l’Alleanza Atlantica consideri la regione artica un fronte strategico, e che non intenda cedere spazio a iniziative che possano alterarne l’equilibrio.


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