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La storia come campo di battaglia. Come Mosca usa il passato per colpire la Finlandia

Nel 2025 la Russia ha intensificato una campagna contro Helsinki che intreccia revisionismo storico, azioni giudiziarie, attacchi alla memoria e pressioni politiche. Un modello già sperimentato altrove, che mostra come il controllo del passato sia diventato uno strumento di sicurezza

Nel 2025 la Finlandia è diventata il bersaglio di una campagna continua e strutturata. Una campagna che combina manipolazione storiografica, iniziative giudiziarie, atti simbolici e comunicazione politica ad alto livello. Una strategia ricostruita nel rapporto della Swedish Psychological Defence Agency.

La colpa costruita

Il punto di partenza è la riscrittura del passato. Secondo la narrativa promossa da Mosca, la Finlandia non sarebbe una democrazia che ha attraversato scelte tragiche in condizioni di vulnerabilità estrema durante la Seconda guerra mondiale, ma un Paese strutturalmente compromesso con il nazismo. Da qui, tribunali russi hanno emesso decisioni che attribuiscono a Helsinki responsabilità per presunti genocidi in Carelia e per il coinvolgimento nella tragedia dell’assedio di Leningrado. Pronunce prive di fondamento storiografico, ma politicamente funzionali. Il diritto, in questo schema, cristallizza il passato in una forma utile al conflitto informativo e cognitivo.

La costruzione di una colpa storica produce effetti concreti. Consente di avanzare rivendicazioni morali, di evocare risarcimenti, di gettare le basi, almeno sul piano narrativo, per future pressioni più incisive. La storia diventa un dispositivo per la scrittura del presente e del futuro. Come osservato dalla narrazione sull’operazione di denazificazione russa in Ucraina.

Colpire i simboli

Nel corso del 2025, memoriali finlandesi situati sul territorio russo sono stati rimossi, vandalizzati o distrutti. Lapidi eliminate, monumenti coperti, cerimonie commemorative interrotte. Episodi distribuiti nel tempo con una regolarità che esclude l’improvvisazione. Il rapporto documenta il coinvolgimento attivo delle autorità locali in Carelia e nell’Oblast di Leningrado, spesso in coordinamento con gruppi di attivisti storici e organizzazioni cosacche. L’effetto è ancora una volta bidirezionale. Sul piano interno, segnala che quella memoria non merita tutela. Sul piano esterno, suggerisce che sia illegittima per definizione.

La cornice politica

Questo insieme di azioni trova copertura e amplificazione nel discorso ufficiale. Nel 2025, il presidente Vladimir Putin, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov e altri esponenti di primo piano hanno ripreso e rilanciato le accuse storiche contro la Finlandia. Il vocabolario è ormai standardizzato: nazismo, revanscismo, minaccia esistenziale.

È lo stesso lessico utilizzato contro Ucraina e Stati baltici. Cambia il destinatario, non la struttura. E la Finlandia viene descritta come un Paese che avrebbe tradito la propria storia aderendo alla Nato e che oggi agirebbe come avamposto ostile contro la Russia.

È ancora una volta l’agenzia Tass a svolgere un ruolo centrale nelle dinamiche narrative e informative del Cremlino. Attraverso la diffusione sistematica delle dichiarazioni ufficiali, anche in lingua inglese, contribuisce a proiettare la narrativa russa oltre i confini nazionali, con obiettivi interni, di consenso ed esterni, reputazionali.

Una sequenza riconoscibile, un modello esportabile

Il rapporto ne ricostruisce la sequenza. Prima la narrazione storica, poi l’atto giuridico, quindi l’azione simbolica. Infine, la legittimazione politica. Ogni livello rafforza il precedente e prepara il successivo.  In questo contesto, anche il rafforzamento militare russo lungo il confine finlandese assume una postura diversa. Mosca lo presenta come risposta difensiva a un presunto revanscismo storico. Così il passato, manipolato, diventa argomento operativo per il presente. Il caso ucraino, poi le stesse modalità con Helsinki ed una mappatura della strategia informativa russa che coinvolge Polonia, Stati baltici. Negazione dell’occupazione sovietica, sacralizzazione della vittoria del 1945, criminalizzazione delle memorie nazionali alternative. In ciascun caso, la Seconda guerra mondiale funziona come riserva simbolica dalla quale attingere legittimità. Chi contesta questa lettura viene accusato di revisionismo o russofobia. L’obiettivo resta costante: erodere la sovranità narrativa degli Stati confinanti e riaffermare una sfera di influenza

Quando il Cremlino utilizza il termine “nazismo” come categoria politica per definire il nemico, anche il controllo del passato diventa una questione di sicurezza. Difendere la ricerca storica, proteggere i luoghi della memoria e contrastare la falsificazione sistematica non sono esercizi accademici, ma atti di resilienza strategica che richiedono un approccio coordinato, soprattutto nello spazio nordico-baltico, che unisca comunicazione rapida basata sui fatti, tutela della memoria culturale e iniziativa diplomatica condivisa. Il modo in cui si racconta il passato incide sulle modalità di interpretazione del presente e riguarda la capacità delle democrazie europee di impedire che la storia venga così trasformata in un’arma o nella legittimazione per l’utilizzo di questa.


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