Una manifestazione culturale che, ormai giunta alla sua 18ma edizione, conta sul contributo di centinaia di volontari, riunisce migliaia di persone, di diverse tradizioni religiose e culture differenti. A guidare tale progetto c’è un italiano, Maurizio (Riro) Maniscalco
“L’incontro deve diventare lo sviluppo di un’esperienza. Si chiama lavoro, perché un’esperienza è l’impatto di un soggetto, di un io, di un uomo con la realtà (…) allora l’incontro fatto comincia a ingrandirsi, incomincia a dilatarsi, diventa la mia persona di fronte al mondo, diventa qualcosa di nuovo in me, diventa un uomo nuovo in me”. Queste frasi spezzate di una lezione tenuta (41 anni fa) dal Servo di Dio Luigi Giussani, oggi raccolta insieme ad altre nel volume “L’incontro che accende la speranza” (LEV, 2025), illuminano ciò che anima e muove il “New York Encounter”.
Quest’ultima è una manifestazione culturale che, ormai giunta alla sua 18ma edizione, conta sul contributo di centinaia di volontari, riunisce migliaia di persone, di diverse tradizioni religiose e culture differenti. A guidare tale progetto c’è un italiano, Maurizio (Riro) Maniscalco, che intervistato da askanews ne ha sottolineato la cattolicità, cioè il carattere universale, che ne fa “una casa che apre la porta a tutti i viandanti”. Una casa “vera”, come evidenziato nel manifesto dell’edizione 2026, in cui si cresce nell’apertura agli altri.
Le conferenze, le mostre e gli spettacoli dal vivo che andranno a dar forma al weekend del 13 – 15 febbraio 2026 avranno come orizzonte comune il titolo di una composizione poetica di David White, “Everything is Waiting for You”. Nella presentazione online si mette in rilievo che, nell’incertezza dei nostri giorni, “sta riemergendo un aspetto fondamentale dell’essere umano: il profondo bisogno di luoghi di appartenenza”, pur nell’avvertenza che “non tutti i luoghi offrono ciò che il nostro cuore desidera”.
È un evento, gratuito e aperto a tutti, che, di anno in anno, ha spronato chi vi ha preso parte – come recitava il titolo dell’edizione 2024 – a “spalancare l’animo addormentato”, al pari del Meeting di Rimini con cui i rapporti sono stabili. Sarà interessante ripercorrere unitariamente le tracce dei due percorsi (non di fuga dalla quotidianità, ma di suo compimento), di febbraio negli Usa e di agosto in Italia, per verificare che è “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, come recita l’ultimo verso della Divina Commedia di Dante Alighieri con cui si confronterà la 47ma edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli.
Così, seguendo l’affermazione di Papa Benedetto XVI secondo cui «l’intelligenza della fede deve diventare l’intelligenza della realtà», per i partecipanti (in presenza o in collegamento da remoto) di questo festival – il programma, consultabile online sul portale www.newyorkencounter.org , prevede alcuni appuntamenti che sarà possibile seguire anche dall’Italia in live streaming – saranno molteplici le opportunità di formazione oltre che di comprensione reciproca su una vasta gamma di temi, pure di attualità.
Nel suo messaggio, in occasione dell’edizione 2022, Papa Francesco confidava – come poi avvenuto – che quei giorni di riflessione alimentassero “quell’innata sete di verità che può ispirare un’esistenza autentica e una cultura dell’incontro al servizio della giustizia, della solidarietà e della pace”. Quest’augurio è ancora valido per la nuova edizione che, organizzata sempre dalla comunità di Comunione e Liberazione degli Stati Uniti, andrà in scena a metà febbraio nel cuore della Grande Mela.
Sin dalla sua prima Benedizione “Urbi et Orbi”, Papa Leone XIV incoraggia costantemente a “costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro”. In questa prospettiva, le giornate del New York Encounter “senza confini, senza frontiere” ricordano a tutti noi – prendendo in prestito nuovamente le parole di Don Giussani – che “dobbiamo ridare alle nostre esigenze tutta la loro ampiezza, riscoprire l’esigenza dell’amore secondo tutta la sua ampiezza, l’esigenza della bellezza secondo tutta la sua ampiezza, l’esigenza della giustizia secondo tutta la sua ampiezza, l’esigenza della felicità (…) secondo tutta la sua ampiezza (…) perché, quando sono considerate meno che secondo tutta la loro ampiezza, queste esigenze diventano una palude, un inganno una menzogna, rendono la vita menzogna, rendono la vita una maschera”.















