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Pedagogia, prospettive educative e speranza. Cosa racconta il saggio di Palazzini e Migliorini

A Colle di val d’Elsa, in occasione della settimana di don Bosco, è stato presentato il volume “Per una comunità aperta alla speranza–Riflessioni pedagogiche e prospettive educative”, edizioni Sanpino e firmato da Giuliana Migliorini e Chiara Palazzini. “La speranza è la passione del possibile”, ha detto mons. Dario Edoardo Viganò che ne ha curato la prefazione

Partenza col botto per la settimana di don Bosco organizzata dai salesiani di Colle di Val d’Elsa, comune della provincia di Siena. Nella sala Raineri della parrocchia di Sant’Agostino a Colle, una sala gremita di persone ha partecipato alla presentazione del libro “Per una comunità aperta alla speranz – Riflessioni pedagogiche e prospettive educative”, edito da Sanpino e scritto da Chiara Palazzini, psicopedagogista e counsellor, già docente della Pontificia Università Lateranense, e da Giuliana Migliorini, docente di Religione in pensione e insegnante presso la Lateranense e presso l’ISSR della Toscana Santa Caterina da Siena.

Presenti le autrici e mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della segreteria per la comunicazione della Santa Sede e professore ordinario di Teologia della comunicazione presso la Lateranense di Roma.

A fare gli onori di casa è stato don Marco Cimini, direttore dei salesiani colligiani. Don Marco ha citato la famosa massima di don Bosco: “L’educazione è una cosa di cuore”, nella consapevolezza che educare non significa solo trasmettere conoscenze e abilità, ma implica anche l’entrare in relazione con l’altro, stabilire un dialogo basato sulla fiducia e sull’esempio. Lo stesso esempio che è fondamentale nella fede, perché la fede non si insegna, ma si testimonia.

Il libro è una riflessione a tutto tondo sulla pedagogia nel suo duplice aspetto teorico e pratico, in modo particolare alla luce delle urgenze e delle emergenze della società contemporanea.

Cosa significa educare? Quali sono i bisogni e le domande educative dei nostri giorni? Quali sono le principali sfide dell’essere educatori in un mondo che cambia? A queste e ad altre domande gli autori vogliono dare una risposta con la narrazione della loro esperienza. Non ci sono formule magiche perché nell’educazione non esistono ricette preconfezionate. C’è un percorso da fare, un cammino aperto alla speranza che come ha detto mons. Dario Viganò è la “passione del possibile”, la certezza che si possa andare più in là di quello che vediamo.

“Nell’era dell’io ipertrofico e dell’individualismo imperante che rischia di soffocare il senso di comunità – ha evidenziato Viganò – non sono tollerate dissonanze cognitive ed emotive rispetto alla propria posizione, come si vede purtroppo frequentemente nei tanti casi di relazioni fra maschi e femmine.

Perché la speranza è la passione del possibile? Penso al bellissimo film ‘Invictus’ di Clint Clint Eastwood nel quale Nelson Mandela riunisce un Sudafrica spaccato e sull’orlo di una guerra civile con uno sport: il rugby.

La passione del possibile riporta l’educazione ad una questione realistica, dove la disponibilità dei mezzi è secondaria alla desiderabilità dei fini. Il fine principale è quello di entrare in relazione con l’altro e di accompagnarlo lasciandosi trasformare”.

“Non c’è bisogno di un altro libro di pedagogia, ma di questo – ha continuato Chiara Palazzini – Abbiamo scritto il libro a quattro mani perché un cammino condiviso diventa più leggero. Il titolo è stato scelto prima dell’anno giubilare dedicato alla speranza e sottolinea la dimensione comunitaria dei processi educativi al fine di creare un umanesimo relazionale. Educare non è scegliere per l’altro, ma portare l’altro a comprendere ciò che vuole veramente. È una questione di cuore, cura e coraggio, parole che hanno tutte la stessa etimologia latina”. Ha concluso la serata Giuliana Migliorini dichiarando quanto segue: “Io sono cresciuta all’oratorio dei salesiani e gli anni vissuti insieme a tante persone qua presenti hanno segnato la mia e le nostre vite. In occasione del 75esimo anniversario dell’arrivo dei salesiani a Colle, lo scorso anno, è bastato un messaggio per fare ritrovare tante persone che non si vedevano da anni, ma che evidentemente erano state influenzate da quella esperienza di vita comunitaria al seguito di don Bosco. In questo libro ho messo nero su bianco la narrazione di una esperienza che poi è diventata narrazione di vita.

Le sfide attuali per gli educatori sono molteplici – conclude Migliorini – e credo che in quest’ottica sia importante rivalutare il rapporto intergenerazionale. I vecchi hanno ancora molto da dire ai giovani e i giovani possono imparare da loro. Prendiamoci il tempo per questa nuova opportunità”.

 

 

 


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