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Scanner cinesi in Italia e sicurezza nazionale. Il caso Nuctech e i timori Usa

Il caso Nuctech riporta al centro il rapporto tra sicurezza nazionale e appalti pubblici. Le pressioni statunitensi su Roma, emerse da un’inchiesta Bloomberg, mostrano come le forniture tecnologiche siano ormai parte del confronto geopolitico globale

La notizia arriva da Bloomberg e ha un peso politico ben più pesante degli appalti e dei contratti in questione. Secondo quanto riferito dall’agenzia, gli Stati Uniti avrebbero esercitato pressioni dirette sull’Italia per ottenere la cancellazione di appalti pubblici assegnati a Nuctech, azienda cinese specializzata in scanner per merci, bagagli e persone, ritenuta da Washington un rischio per la sicurezza nazionale.

Nel corso del 2025, diplomatici americani avrebbero presentato formali proteste a Roma per tentare di annullare l’esito di gare pubbliche, per un valore stimato intorno ai 20 milioni di euro, relative alla fornitura di macchinari di scansione destinati all’Agenzia delle Dogane. Il dossier, sempre secondo Bloomberg, sarebbe stato portato direttamente all’attenzione dell’ufficio del presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

La preoccupazione statunitense riguarda esigenze di sicurezza nazionale ed atlantica volte a limitare la presenza cinese nelle infrastrutture critiche occidentali. L’eventualità che immagini e dati raccolti nei porti e nei punti di controllo doganali possano essere accessibili alle autorità cinesi rappresenterebbe infatti un possibile fattore di rischio sull’integrità della sicurezza italiana e per quella degli alleati Nato.

Nonostante l’impossibilità di cancellare bandi già aggiudicati, il governo ha introdotto restrizioni nelle norme sugli appalti pubblici, prevedendo una preferenza per aziende con sede in Italia, nei Paesi Nato o alleati. Una soluzione che evita strappi retroattivi e riduce, de facto, lo spazio per operatori extraoccidentali in settori considerati sensibili.

Il precedente

Il parallelo più immediato al caso Nuctech è quello con i fornitori cinesi nel settore delle telecomunicazioni, Huawei e Zte in primis, e con il lungo dibattito sul 5G. In quel frangente, il governo aveva proceduto rafforzando il Golden Power e creando il Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica per mitigare i rischi legati all’adozione di tecnologie ritenute critiche.

Sugli scanner doganali, invece, la Pubblica amministrazione ha continuato a muoversi secondo criteri prevalentemente economici, favorendo offerte più competitive sul piano dei costi e dei tempi di consegna. Un approccio che ha finito per avvantaggiare, come spesso accade su scala globale – oltre che dai bandi vinti da Nuctech nell’autunno scorso – operatori cinesi.

Europa, Usa, Italia

Anche la Commissione Ue ha avviato un’indagine su Nuctech per presunti benefici derivanti da sussidi statali distorsivi della concorrenza, mentre la Corte di giustizia dell’Unione europea ha respinto il ricorso dell’azienda contro le ispezioni di Bruxelles. Alcuni Stati membri, come Lituania e Belgio, hanno già imposto restrizioni o divieti alle sue tecnologie.

L’Italia resta profondamente integrata nei flussi commerciali con la Cina, in un contesto in cui, dopo l’uscita italiana dalla Belt and Road Initiative nel 2023, è ormai chiara l’impossibilità di pensare differentemente economia e sicurezza nazionale.

Il caso Nuctech, come quello Pirelli-Sinochem o le precedenti controversie sul 5G, evidenziano un concetto non trascurabile: appalti pubblici e forniture tecnologiche non sono un terreno neutro, non possono essere valutati con criteri prettamente economici e rientrano pienamente nel perimetro della sicurezza nazionale.


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