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Techno Polis – Verso la cittadinanza algoritmica: medIA literacy e leva reciproca IA-istruzione

Di Andrea Stazi

La sfida per la policy del 2026 sarà trasformare l’utente da soggetto passivo di algoritmi a cittadino digitale consapevole, capace di usare l’IA come strumento di emancipazione e non di condizionamento. L’analisi di Andrea Stazi, ceo e co-founder Techno Polis, a margine della Relazione Agcom 2025 sull’alfabetizzazione mediatica e digitale

La pubblicazione della Relazione di monitoraggio in materia di alfabetizzazione mediatica e digitale 2025 dell’Agcom offre uno spaccato cruciale sulla maturità digitale del Paese.

In un panorama normativo profondamente mutato dalla recente entrata in vigore, tra gli altri, del Digital Services Act, dell’European Media Freedom Act e dell’AI Act, emerge un’urgenza chiara: l’alfabetizzazione non può più limitarsi alla sola “sicurezza in rete”, ma deve evolvere verso una piena consapevolezza dei meccanismi dell’Intelligenza Artificiale.

Dalla digital safety alla “medIA literacy”

Nonostante la digital safety sia tornata prioritaria nelle iniziative del 2025, i dati Agcom evidenziano un preoccupante gap di algorithmic literacy. Solo il 59% circa della popolazione over-14 è consapevole del ruolo degli algoritmi di raccomandazione, e appena il 7% possiede un livello “ottimale” di alfabetizzazione algoritmica.

Per i decisori politici, questo dato rappresenta una chiamata all’azione. La media literacy odierna deve essere riformulata alla luce dell’impatto dell’IA sull’ecosistema dell’informazione e dei contenuti:

  • Contrasto alla disinformazione: è necessario dotare i cittadini di capacità critiche per riconoscere contenuti generati sinteticamente e comprendere le “bolle di filtraggio”.
  • Diritti algoretici: il Consiglio Nazionale degli Utenti (CNU) è al lavoro su una “Carta dei diritti algoretici”. La tutela dell’utente nell’era dell’IA non è solo tecnica, ma profondamente etica e giuridica.
  • AI literacy: rappresenta una priorità politica e culturale che, superando la mera tecnica, deve promuovere una partecipazione consapevole e una responsabilità condivisa tra cittadini, imprese e istituzioni, con un approccio differenziato tra cultura generale, formazione professionale e compliance tecnico-normativa.
La “leva reciproca” IA-istruzione

La Relazione evidenzia come l’istruzione e il sistema accademico stiano diventando laboratori centrali per l’uso consapevole dell’IA. In tale prospettiva, il protocollo d’intesa tra Agcom e il ministero dell’Istruzione e del Merito punta a inserire la cittadinanza digitale nel curriculum obbligatorio.

Dalla Relazione emerge un crescente coinvolgimento degli istituti di istruzione superiore e delle università non solo come beneficiari di interventi formativi, ma come attori proattivi nella definizione di nuovi modelli pedagogici per la cittadinanza digitale. È nell’integrazione con l’IA che si gioca, ormai, la partita della produttività educativa.

I punti chiave emersi per il settore dell’education sono, in particolare:

  • Metodologie di co-design: il report suggerisce programmi di media literacy basati su metodologie partecipative che coinvolgano attivamente gli studenti nella comprensione dei meccanismi algoritmici.
  • Formazione dei docenti: iniziative come “Parole a Scuola” hanno già iniziato a formare migliaia di docenti sull’impatto dell’IA nei contesti educativi , sottolineando che l’IA non è solo un oggetto di studio, ma uno strumento per personalizzare l’apprendimento e potenziare il benessere digitale.
  • Certificazione delle competenze: l’introduzione sperimentale di prove sulle competenze digitali nei test Invalsi 2025, coerenti con il framework DigComp 2.2, segna il passaggio verso una misurazione oggettiva delle abilità necessarie per navigare un mercato del lavoro dominato dall’IA.
Necessità di una strategia nazionale unitaria

L’Agcom conclude stigmatizzando la “parcellizzazione delle competenze” e la mancanza di una strategia nazionale unitaria.

Se l’IA deve essere la leva per la crescita e la produttività, l’alfabetizzazione mediale non può restare una serie di iniziative indipendenti. Serve un intervento istituzionale di tipo strategico che guidi gli operatori media, nativi digitali e tradizionali, verso una trasparenza reale sull’uso degli algoritmi e sull’efficacia dei programmi educativi.

La sfida per la policy del 2026 sarà trasformare l’utente da soggetto passivo di algoritmi a cittadino digitale consapevole, capace di usare l’IA come strumento di emancipazione e non di condizionamento.


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