Il 29 e 30 gennaio Roma Tre ospita un convegno internazionale sul diritto internazionale e transnazionale nell’era dell’ibridazione. Al centro il ruolo della tecnologia, che ridefinisce poteri pubblici e privati e i rapporti tra Stati, imprese e individui. Fra democrazia, diritti, sicurezza, mercati e sostenibilità. L’obiettivo è individuare nuovi strumenti giuridici per governare il cambiamento tecnologico nel rispetto dei diritti e della pace. Il commento di Bassan, professore di Diritto dell’Unione Europea
Il 29 e 30 gennaio si terrà a Roma Tre un Convegno internazionale che ospita più di sessanta studiosi europei, statunitensi, sudamericani, cinesi, africani, che si interrogheranno sullo stato del diritto internazionale e transnazionale (https://www.internationalsymposiumr3u.com/). Viviamo in un’era ibrida e giuristi, economisti, studiosi di politica internazionale ne indagheranno per due giorni le caratteristiche.
Ibridi sono i soggetti protagonisti delle relazioni internazionali: non più solo gli Stati, ma anche imprese multinazionali, cui alcuni Stati delegano funzioni sovrane (la moneta, negli Stati Uniti, con il “Genius Act”) e persone fisiche (non nella qualità di capi di stato e di governo, come per il Board of peace).
Ibrido diventa quindi il diritto applicabile: il diritto internazionale (i cui destinatari sono gli Stati e le organizzazioni internazionali) e il diritto transnazionale (che si applica alle imprese) si compenetrano e si confondono.
I presupposti e le cause di questa ibridazione sono numerosi; tra lepiù rilevanti è di certo la rivoluzione tecnologica, che ha reso possibili realtà finora oggetto più della fiction che delle indagini economiche, giuridiche o geopolitiche.
Chi è più pronto a cogliere queste opportunità gode di vantaggi competitivi enormi, e la corsa alla tecnologia (techno-rush) non è più solo delle imprese ma anche dei governi.
È così che via tecnologia, anche il potere pubblico e quello privato si ibridano: si confondono, si compenetrano, diventano reciprocamente funzionali e competono o si coordinano tra loro per consentire il raggiungimento di obiettivi comuni.
La tecnologia in sostanza non è fine a sé stessa, ma costituisce il presupposto abilitatore dello sviluppo di una nuova funzione sociale dell’esercizio del potere pubblico e dell’autonomia privata. E comporta forme nuove di ibridazione su tre piani: nelle relazioni internazionali, negli ordinamenti statali e nei rapporti interindividuali.
I tre piani delle ibridazioni a loro volta tendono a sovrapporsi, per la coincidenza parziale di soggetti (Stati-imprese, imprese-individui), di norme applicabili (internazionali, transnazionali, dell’Unione europea, nazionali) di funzioni-obiettivo (benessere generale, utilità sociale, sicurezza nazionale, non più solo militarema anche economica e democratica).
La tecnologia diventa quindi uno strumento con il quale gli Stati reinterpretano il loro ruolo sul piano internazionale, e le imprese transnazionali esercitano poteri non più solo privati ma anche pubblici, aggiornano i principi e i diritti fondamentali e ridisegnano il perimetro della democrazia economica, ridefiniscono la rule of law e con essa i fondamenti dello stato di diritto. Infine, gli individui acquistano capacità e qualità nuove grazie alla tecnologia, ma sono al contempo sottoposti a influenze nuove nelle relazioni interpersonali e con le istituzioni, di cui sono solo parzialmente consapevoli.
Questo impone agli osservatori per un verso flessibilità nell’uso degli strumenti di indagine tradizionale, per un altro verso capacità di elaborare strumenti nuovi, adeguati ai cambiamenti in corso, e con i quali interpretare il diritto vivente e il nuovo linguaggio che contribuisce a formarlo.
Nei diciotto panel del Convegno il filo rosso della tecnologia sarà utilizzato per interpretare lo sviluppo delle fonti del diritto e della soggettività internazionale e transnazionale, l’evoluzione della nozione di democrazia e dei suoi fondamenti, individuare l’efficacia degli strumenti per garantire la sicurezza e la pace, la protezione del mare, dello sviluppo sostenibile, del cambiamento climatico, dell’ecosistema (One Health), l’esplorazione dello spazio.
Ma anche l’evoluzione da un lato, dei diritti fondamentali, del welfare state digitale, della protezione dei dati personali e dall’altro lato, degli investimenti, della moneta, dei mercati dei capitali, della concorrenza, della proprietà intellettuale.
Il convegno rappresenta un’occasione di approfondimento necessaria per non rassegnarsi all’inevitabile, e studiare insieme, muovendo da prospettive diverse, strumenti e modalità per utilizzare la tecnologia al fine di garantire un progresso coerente sia con il rispetto dei diritti fondamentali sia con l’obiettivo primario della pace.
















