Dopo l’arresto di Nicolas Maduro a Caracas, il capo della Casa Bianca pensa ad una nuova strategia per accelerare un cambio politico nell’isola. E c’entrano il petrolio venezuelano (ormai in mano degli Usa) e il segretario di Stato Marco Rubio
Il governo degli Stati Uniti minaccia l’embargo totale contro il regime cubano. Come parte di una nuova strategia per spingere ad un cambiamento politico nell’isola, l’amministrazione di Donald Trump valuta l’imposizione di un blocco totale delle importazioni di petrolio. Un’escalation che potrebbe colpire ancora di più la già danneggiata economia cubana.
Secondo il sito Politico, dietro questa ipotesi c’è la linea dura del segretario di Stato Marco Rubio, da decenni impegnato nella battaglia contro la dittatura castrista. Il sito ricorda come la settimana scorsa, Trump ha lanciato un avvertimento per L’Avana su Truth: “Il Venezuela ora ha gli Stati Uniti d’America, l’esercito più potente del mondo (di gran lunga!), a proteggerlo, e noi lo faremo. Non ci sarà più petrolio o denaro a Cuba. Zero!Suggerisco vivamente che raggiungano un accordo, prima che sia troppo tardi”.
“Sembra che Cuba sia pronta per cadere […] Non so se resisteranno, ma Cuba adesso non ha entrate. Tutte le loro risorse arrivavano dal Venezuela, dal petrolio venezuelano”. Con questa sentenza il presidente degli Stati Uniti, Trump, ha spiegato ai giornalisti durante una conferenza stampa all’interno dell’Air Force One la scorsa settimana, come pensa di procedere con il regime dell’isola. Sulla possibilità di un intervento militare, il capo della Casa Bianca ha dichiarato che non lo crede necessario perché il Paese sta affondando da solo.
In quell’occasione, il New York Times avvertiva: “Resta vedere se Washington prenderà misure contro Cuba”. Ad aumentare la pressione sul dossier cubano, appuntava il quotidiano americano, è la posizione del segretario di Stato, Marco Rubio, famoso per la sua convinzione di un necessario cambiamento del regime a Cuba.
Forse il governo americano non deve e non vuole fare molto per fomentare il cambio politico a Cuba, aggiunge il NYT. Ed è che lo stop nell’invio del petrolio venezuelano ha tagliato considerevolmente il principale supporto economico dell’isola, che serviva per fornire l’energia del consumo interno e per, dalla vendita del greggio mercati internazionali, riuscire ad acquistare medicine e alimenti. Ora il governo cubano si trova in una situazione precaria (qui l’articolo di Formiche.net).
E sebbene la Cina sembri non essere arrivata in soccorso degli alleati cubani, la Russia è disposta a restare in prima fila. Il presidente Vladimir Putin ha dichiarato di recente che la Russia “è solidale con la determinazione dell’Avana a difendere la propria sovranità e indipendenza”. I russi sono uno dei principali partner commerciali dei cubani, anche grazie ad un accordo firmato nel 2025.
La situazione di Cuba rischia di diventare un elemento di scontro geopolitico giacché la Russia ha sfruttato l’avvertimento americano per definire lo scenario dell’embargo totale come “allarmante. Sappiamo che i nostri compagni cubani sono pienamente determinati a difendere i loro interessi e la loro indipendenza”.
















