Gli Stati Uniti proseguono la loro campagna contro le esportazioni petrolifere venezuelane, sequestrando la settima petroliera collegata a Caracas. E rafforzando il controllo di Washington sul petrolio del Paese sudamericano
Washington mantiene la linea dura nel Pacifico. Le forze armate statunitensi hanno annunciato il sequestro di una settima petroliera collegata al Venezuela, nel quadro di una strategia volta a rafforzare il controllo di Washington sulla produzione e sulla vendita delle risorse petrolifere del Paese sudamericano. A renderlo noto è stato lo U.S. Southern Command (Southcom), secondo il quale la nave sequestrata è la motovedetta Sagitta, intercettata nei Caraibi come parte del blocco imposto alle imbarcazioni petrolifere in entrata e in uscita dal Venezuela. Il comando ha sottolineato che l’operazione si è svolta “senza incidenti”, diffondendo anche un video che mostrerebbe forze statunitensi avvicinarsi alla nave e salire a bordo.
In una nota ufficiale, il Southcom ha affermato che il sequestro dimostra la determinazione degli Stati Uniti a far rispettare la “quarantena” sulle navi sanzionate stabilita dal presidente Donald Trump. “L’unico petrolio che lascerà il Venezuela sarà quello coordinato in modo corretto e legale”, si legge nel comunicato.
Gli Stati Uniti hanno iniziato a sequestrare petroliere sanzionate il 10 dicembre, intensificando progressivamente la pressione su Caracas. Le tensioni tra Washington e il Venezuela hanno raggiunto il culmine il 3 gennaio, quando Trump ha autorizzato un’operazione militare nelle prime ore del mattino per catturare il presidente venezuelano Nicolas Maduro. Nelle settimane precedenti all’operazione, Trump e alcuni suoi alleati avevano più volte fatto riferimento alla possibilità di rivendicare il controllo sul petrolio venezuelano, richiamando la presenza storica di compagnie statunitensi nel Paese all’inizio del XX secolo, prima che nel 1971 il Venezuela nazionalizzasse il proprio settore petrolifero, o che nel 2007 espropriasse gli asset appartenenti a compagnie straniere, fatti che hanno portato l’amministrazione Trump a considerare il petrolio venezuelano come “rubato” ai legittimi proprietari statunitensi.
Intervenendo martedì durante un briefing alla Casa Bianca, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno già sottratto 50 milioni di barili di petrolio al Venezuela. “Ne abbiamo ancora milioni di barili”, ha affermato, aggiungendo che il greggio viene venduto sul mercato aperto e che ciò starebbe contribuendo a una significativa riduzione dei prezzi del petrolio.
Dal lato venezuelano, la presidente ad interim Delcy Rodríguez ha dichiarato che il Paese ha incassato 300 milioni di dollari dalle recenti vendite di petrolio. Nel suo discorso inaugurale sullo stato dell’Unione della scorsa settimana, Rodríguez ha inoltre annunciato l’intenzione di riformare la legge sugli idrocarburi, con l’obiettivo di consentire una maggiore apertura agli investimenti stranieri in futuro.
















