Skip to main content

Saipem alla conquista dei fondali artici. Completata la prima missione di Hydrone-R

La missione di Hydrone-R nei fondali di Njord conferma la maturità del modello subsea residente di Saipem, capace di garantire ispezioni e interventi continui senza navi di appoggio. E segnala l’importanza degli sforzi dell’azienda in scenari sensibili come quello artico

Saipem segna un nuovo avanzamento nel suo impegno verso l’underwater. Hydrone-R, il primo Underwater Intervention Drone residente dell’azienda, ha completato una nuova missione autonoma di rilevamento nell’area corallina artica del Njord field, in Norvegia. L’operazione è stata condotta senza cavi e senza supporto di superficie, contribuendo alla conoscenza e alla protezione degli ecosistemi marini attraverso la robotica subacquea.

L’attività rientra nel contratto decennale firmato nel 2019 con Equinor, il primo accordo mondiale di servizio per droni sottomarini nel settore dell’energia offshore. Il sistema è impiegato per ispezioni e interventi sulle risorse sottomarine, fornendo informazioni sui potenziali pericoli e contribuendo a migliorare l’integrità e la sicurezza complessive dei sistemi subsea.

Dall’avvio delle operazioni Hydrone-R ha superato i 500 giorni complessivi di permanenza sott’acqua, incluse le missioni da remoto, e ha stabilito un record mondiale di 240 giorni consecutivi sul fondale. Sul campo Njord ha svolto centinaia di missioni senza l’impiego di navi d’appoggio, consentendo interventi anche in condizioni meteo estreme. Alla fine del 2025 il drone ha reso possibile il commissioning di un pozzo con onde fino a 12,5 metri, uno scenario in cui un tradizionale Work Class Rov non avrebbe potuto operare. L’utilizzo del sistema permette inoltre una riduzione significativa delle emissioni di CO₂ e un miglioramento della sicurezza del personale.

La missione di Hydrone-R si inserisce in una strategia più ampia che vede Saipem sempre più impegnata nella transizione energetica e nella decarbonizzazione dell’industria. Il gruppo è oggi uno dei principali player subsea e offshore anche nello sviluppo di tecnologie per la cattura della CO₂, grazie a una soluzione proprietaria basata su un processo a carbonati di potassio catalizzato da enzimi, validato su scala industriale e arrivato alla fase di commercializzazione. Questa tecnologia è alla base della piattaforma industriale Bluenzyme, sviluppata per applicazioni nei settori hard-to-abate.

Parallelamente, Saipem è coinvolta in numerosi progetti di carbon capture and storage in Europa, dalla gestione offshore della CO₂ alle soluzioni onshore di cattura e compressione, con iniziative in Regno Unito, Svezia, Polonia e Italia. Il gruppo ha già in portafoglio oltre due miliardi di euro in progetti di carbon capture e punta a portare al 30 per cento la quota di backlog legata a iniziative low o zero carbon, facendo leva su un presidio integrato dell’intera catena del valore, dalla cattura al trasporto fino allo stoccaggio permanente in giacimenti offshore esauriti.


×

Iscriviti alla newsletter