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Manipolazione, attacco e difesa nel cyberspazio. Quale postura per Europa e Italia secondo Guerini

Di Lorenzo Guerini

Il tema è come le democrazie sono in grado di difendere se stesse, da un lato senza rinunciare ai propri fondamenti, a partire dai diritti delle persone, dall’altro assumendo decisioni che attivino strumenti e procedure efficaci per garantire la propria stabilità. Pubblichiamo la prefazione di Lorenzo Guerini al libro di Pierguido Iezzi e Gennaro Fusco dal titolo Hackerare la mente. Parole, algoritmi e inganni. Come difendere la propria libertà digitale

È in gioco, sostanzialmente, la democrazia, la sua capacità di preservare, difendere e promuovere i suoi princìpi e i suoi valori, individuali e collettivi, e di adattare le sue procedure decisionali nei tempi nuovi che ci è dato di vivere. Si può riassumere in questa sintesi, confidando che non sia eccessiva e che corrisponda alle intenzioni degli autori, lo sviluppo argomentativo del presente saggio. Un’analisi puntuale e approfondita, svolta con rigore scientifico e, insieme, con un linguaggio accessibile a un pubblico ampio di lettori, attraverso un approccio realistico e pragmatico soprattutto nelle parti propositive, rifuggendo da quello che gli autori definiscono “populismo digitale”.

Siamo immersi in un presente portentoso, inteso nel duplice significato di inquietante e straordinario, un momento della storia in cui il futuro ci viene incontro con tale velocità da attraversarci per divenire passato in un tempo brevissimo.

Lo sviluppo tecnologico vede una accelerazione probabilmente inedita che ovviamente interroga sulla sua influenza nei più diversi ambiti del vivere personale e collettivo. In questo contesto la cybersicurezza diviene elemento centrale per affrontare le sfide che l’evoluzione digitale presenta. L’ambito cyber, ormai universalmente riconosciuto come quinto dominio, accanto ai tradizionali terra, aria, mare e spazio, in realtà attraversa in modo trasversale gli altri domini ponendosi come nodo centrale per leggere, interpretare e possibilmente prevedere ciò che sta accadendo. Certamente sia per ciò che riguarda la predisposizione di efficaci strumenti di difesa e deterrenza sia per ciò che comporta come possibilità di governare un futuro fatto di opportunità positive. L’avvento dell’intelligenza artificiale, e i suoi potenziali e imponenti sviluppi, conferma che i tempi nuovi sono già arrivati a interrogare in particolare i decisori politici.

Indubbiamente, come sottolineano gli autori, affrontando le scelte operate dai principali attori statali, è già oggi presente una tendenza alla “digipolarizzazione”, figlia di diverse strategie e obiettivi e portatrice di importanti implicazioni economiche e sociali, che mette di fatto in discussione la globalizzazione che, con l’avvento di Internet, una rete che poteva avvolgere l’intero pianeta, aveva (illusoriamente?) immaginato una “estensione democratica” diffusa in termini globali. L’emergere invece di un nuovo protezionismo digitale interviene sul concetto di sovranità, la sua difesa da concrete possibilità di influenze esterne, anche ostili, che opportunamente gli autori trattano in modo approfondito. In particolare è interessante come, individuando nella sua acquisizione, proprietà, gestione e conservazione una questione dirimente, il dato venga identificato come elemento essenziale di sovranità. Le due parti in cui si articola il volume, la prima dedicata a “Decifrare l’invisibile: Cybersecurity linguistica”, con un’ampia disanima della “forza della parola” e della centralità del linguaggio soprattutto per manipolare la mente delle persone e spesso a fini malevoli, e la seconda che amplia lo sguardo su “Manipolazione, attacco e difesa nel cyberspazio”, si connettono nella centralità del dato, definito non a caso “materia prima strategica”.

È a questo livello che si può inserire la questione democratica, soprattutto di fronte a un accertato aumento di interferenze da parte di soggetti esterni, statuali e non, che intendono intervenire sia sui processi che contraddistinguono la democrazia sia sulle infrastrutture critiche nel tentativo di minarne le funzionalità. In sostanza, il tema è come le democrazie sono in grado di difendere se stesse, da un lato senza rinunciare ai propri fondamenti, a partire dai diritti delle persone, dall’altro assumendo decisioni che attivino strumenti e procedure efficaci per garantire la propria stabilità. Evidentemente si è di fronte a un argomento delicato. Tuttavia, come giustamente fa questo saggio, in particolare nelle conclusioni, è necessario svilupparlo, in particolare perciò che riguarda la postura che l’Europa e l’Italia possono e devono adottare in un quadro di tensione competitiva crescente.

A livello europeo, anche per ciò che riguarda la cyber sicurezza, così come per l’insieme delle scelte che riguardano la difesa comune, ritengo che la questione prima che tecnica sia tutta politica. Se non vi è dubbio che l’Unione europea abbia già adottato alcune scelte, soprattutto regolamentari, “l’Unione difende la persona”, come icasticamente gli autori ne descrivono la differenza ad esempio da Usa e Cina, è ancora doveroso, a mio parere, che, a fronte del permanere di interessi nazionali differenti al suo interno, si raggiunga una piena consapevolezza della necessità di una comune strategia condivisa.

In questo l’Italia, “ponte e porto” la definiscono gli autori, può e deve svolgere in ambito europeo un ruolo molto importante. Il nostro Paese si è già dotato di strumenti via via più raffinati per contrastare minacce e ingerenze e ha a disposizione, come posso testimoniare nella mia attuale funzione di presidente del COPASIR, di un comparto di intelligence di assoluta competenza e professionalità. L’ultimo tassello che manca ancora è la definizione di una Strategia di sicurezza nazionale, che ho cercato di stimolare con la presentazione di una proposta di legge, che indichi priorità e indirizzi e metta a sistema tutta la strumentazione necessaria e che mi auguro venga sviluppata al più presto, consentendo all’Italia di mettersi in linea con gli altri Paesi del G7.

È in questo quadro così complesso che gli autori forniscono suggerimenti propositivi e stimoli di riflessione, all’Europa e al nostro Paese, sulle bussole per navigare nel contesto globale, che evidenziano come questo volume possa essere un’utile occasione di approfondimento e anche di dibattito pubblico intorno a sfide che segnano già il presente e lo faranno ancor più nel futuro immediato.


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