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Il convoglio che non c’era. Mosca, Tartus e le tecniche di occultamento navale

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Un convoglio di tre navi russe sanzionate e una fregata di scorta ha raggiunto la base navale di Tartus l’11 maggio, dopo un viaggio all’insegna del depistaggio. L’episodio conferma la centralità di Tartus nella proiezione mediterranea di Mosca anche dopo il collasso del governo Assad

Mosca sarebbe intenzionata a rafforzare la propria presenza navale nella base di Tartus? Si, ma non in modo troppo esplicito, considerando che i movimenti verso l’area vengono tenuti (per quanto possibile) nascosti. Un’analisi pubblicata da The Maritime Executive, che studiando le immagini satellitari ricostruisce i movimenti di un recente convoglio navale russo diretto verso la Siria, suggerisce questa opzione.

A far parte del suddetto convoglio composto sono tre navi russe (la petroliera General Skobelev, il cargo Sparta e la nave rifornitrice Akademik Pashin) che hanno lasciato rispettivamente San Pietroburgo, Kaliningrad e Murmansk tra il 15 e il 23 aprile 2026. Accompagnate dalla frega classe Gorshkov “Admiral Kasatonov”, le navi avevano come destinazione ufficiale dichiarata Port Said, in Egitto, che però nascondeva la vera meta del porto siriano di Tartus.

Le unità coinvolte non sono vascelli scelti casualmente.  La Sparta, operata dalla compagnia russa Oboronlogistics e sottoposta a sanzioni internazionali, è da anni associata alla cosiddetta “Syria Express”, la rete logistica marittima utilizzata da Mosca per trasferire mezzi militari e rifornimenti verso la Siria. Anche la General Skobelev risulta sanzionata, mentre la Akademik Pashin rappresenta una delle principali navi da supporto logistico della Marina russa.

Durante il transito nel Baltico e nella Manica, il convoglio è stato monitorato da unità navali della Nato, inclusi assetti britannici e olandesi. Successivamente, però, le navi hanno iniziato a impiegare tecniche di occultamento sempre più sofisticate. Dopo il passaggio nel Canale della Manica, General Skobelev e Akademik Pashin avrebbero spento i propri transponder Ais, mentre Sparta avrebbe continuato a trasmettere solo per pochi giorni prima di “sparire” anch’essa dai radar commerciali. Il comportamento più interessante riguarda però i possibili episodi di spoofing Ais. Il 1° maggio il segnale della General Skobelev avrebbe mostrato la nave nei pressi dell’Estonia, nonostante il convoglio stesse attraversando il Mediterraneo. Ancora più evidente il caso di Sparta: l’8 maggio il cargo risultava apparentemente a Kaliningrad e indicava una velocità di quasi 50 nodi, impossibile per una nave di quelle dimensioni. Due giorni dopo, immagini satellitari hanno invece immortalato il gruppo navale a sud-ovest di Malta, diretto verso est.

Le fotografie satellitari successive hanno confermato il passaggio del convoglio nei pressi di Creta e infine l’arrivo a Tartus l’11 maggio. Immagini del 13 maggio mostrerebbero in porto Sparta, General Skobelev, Akademik Pashin, la petroliera militare Yelnya e la bulk carrier Akson Serin. Il contenuto del carico resta sconosciuto, ma gli analisti ritengono probabile il trasporto di materiali logistici e militari destinati alle infrastrutture russe in Siria. Dopo circa undici giorni di permanenza, il convoglio avrebbe iniziato il viaggio di ritorno. Immagini satellitari hanno mostrato Sparta, General Skobelev, Yelnya e la corvetta Stoikiy navigare insieme verso ovest, con la possibile presenza anche della Admiral Kasatonov. Il 22 maggio Sparta e General Skobelev sono riapparse brevemente sui sistemi AIS durante il transito dello Stretto di Gibilterra.

Gli autori dello studio notano che, sebbene tutti questi siano di stratagemmi ben noti, “non sono mai stati osservati tutti insieme in un unico transito delle navi legate al Syrian Express, che finora si sono limitate a disattivare il sistema Ais quando si trovavano in prossimità di Tartus. Questa volta, invece, le possibili tattiche di inganno sono notevolmente più sofisticate”. Inoltre, prosgeuono gli analisi “la composizione del convoglio è cambiata per includere la fregata Admiral Kasatonov. È interessante notare che si tratta di navi da guerra ben al di sotto della capacità militare della più recente Squadra del Mediterraneo russa, già mantenuta deliberatamente al minimo”.

L’episodio conferma inoltre quanto il Mediterraneo resti un teatro strategico cruciale per la Russia, soprattutto dopo il ridimensionamento delle proprie installazioni in Siria seguito al collasso del governo Assad. Tartus continua infatti a rappresentare l’unico punto d’appoggio navale russo nel Mediterraneo orientale e un elemento essenziale per le operazioni marittime del Cremlino nella regione.


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