In questa crisi energetica ed economica, i cubani si sono trovati senza il sostegno dello storico alleato cinese. Pechino non vuole assumere il ruolo della vecchia Unione Sovietica né avere Stati dipendenti da lui, tanto meno rischiare il rapporto con gli Usa. Il peso di un’altra isola: Taiwan
I cubani sono letteralmente al buio. Con la stretta del blocco da parte degli Stati Uniti, e lo stop dell’invio del petrolio venezuelano, Cuba fatica a soddisfare i bisogni energetici della popolazione. Questa situazione ha aumentato la già drammatica crisi economica e umanitaria dell’isola (qui l’articolo di Formiche.net).
Nonostante in questi decenni molti alleati ideologici e politici del regime cubano, come la Russia e la Cina, si siano manifestati in un sostegno pratico finanziario, nella congiuntura attuale non si sono fatti sentire.
La Cina è stata per anni un socio commerciale fondamentale per Cuba. Ha permesso, in più di un’occasione, di ristrutturare i debiti di fronte alle difficoltà economiche del governo cubano, come ricorda l’emittente inglese Bbc. Margaret Meyers, direttrice del Programma Asia-America latina dell’Inter-American Dialogue di Washington spiega che per molto tempo il rapporto tra cubani e cinesi è stato ideologico e politico e questo continua ad essere così oggi.
Infatti, negli ultimi mesi il governo di Xi Jinping ha inviato diverse donazioni, tra cui 60.000 tonnellate di riso e 80 milioni di dollari per macchinari elettrici e infrastruttura energetica. Ci sono state anche donazioni per lo sviluppo dell’energia rinnovabile e aiuto per l’installazione di pannelli fotovoltaici. Grazie alla Cina, i cubani portano avanti la più veloce rivoluzione solare nel mondo, secondo il Centro di Studi Energetici Ember.
Tuttavia, sul piano politico internazionale, i cinesi sono cauti e discreti nel sostenere il regime cubano in questo momento. È vero che hanno espresso solidarietà a Cuba di fronte alle minacce del governo di Donald Trump, e difendono il diritto dei cubani di proteggere il proprio sistema economico e politico. Ma, nell’analisi degli esperti, si tratta solo di discorsi. Pechino ha adottato una posizione più contenuta su alleati de La Habana come Russia e Venezuela.
Cuba non è il socio commerciale più forte della Cina nella regione. Gli accordi economici sono più sostanziosi con Argentina, Brasile e Cile. Dal 2017 al 2022, le importazioni da Cuba alla Cina sono diminuite di 600 milioni di dollari.
Emily Morris, ricercatrice dell’Istituto delle Americhe della University College London spiega che la Cina “non vuole lanciare denaro a Cuba come in un pozzo senza fondo, non vuole assumere il ruolo dell’antica Unione sovietica. Non vuole Stati dipendenti da loro. Le relazioni funzionano d’accordo a criteri e prezzi di mercato […] Da un punto di vista strettamente commerciale, la Cina non ha molto da guadagnare con Cuba. Non è stato un luogo particolarmente redditizio”.
Secondo la Bbc, il fatto che dall’altra parte della crisi cubana ci siano gli Stati Uniti è un fattore importante. La Cina non è disposta a rischiare nel rapporto con Washington per difendere la dittatura cubana. La rinnovata “Dottrina Monroe” di Trump in America latina ha effetto su Pechino. Molti esperti prevedono la ricerca da parte della Cina di un delicato equilibrio tra dimostrare la solidarietà all’alleato cubano e allo stesso tempo curare la relazione con gli Usa e non “invadere” il loro territorio.
Un altro fattore significativo riguarda un’altra isola, importante per Pechino e gli Usa: Taiwan. La situazione geopolitica è complessa perché, se la Cina dicesse agli americani che non devono interferire nel rapporto con Taipei, dalla Casa Bianca potrebbero esigere lo stesso su Cuba e la regione latino-americana in generale.
















