Un altro Paese sudamericano svolta a destra. La figlia dell’ex dittatore peruviano ha vinto le elezioni. Ma riuscirà a governare un Perù completamente diviso?
Dopo tre tentativi falliti, anni di cause legali e un decennio come leader dell’opposizione, la giovane Keiko Fujimori è finalmente arrivata alla presidenza. Sarà la prima donna presidente del Perù. La vittoria, molto contestata per la stretta differenza di voti con il rivale politico, Roberto Sánchez, candidato della sinistra, porterà di nuovo il cognome Fujimori al potere, dopo la dittatura di suo padre, Alberto Fujimori.
Secondo il quotidiano The New York Times, Keiko ha superato Sánchez per soli 49.641 voti. Queste sono le elezioni più serrate nella storia del Perù. La verifica finale sarà formalizzata venerdì, ma Fujimori ha già annunciato la vittoria. “Siamo sempre più vicino ad iniziare la strada dell’ordine e la speranza per tutti i peruviani”, ha scritto la politica sui social network. L’insediamento è previsto per il 28 luglio e all’evento sono attesi tutti i leader latinoamericani conservatori di destra.
Nata a Lima nel 1975, Keiko si è laureata all’Università Statale di New York e ha proseguito studi in Amministrazione di aziende all’Università di Boston e alla Columbia Business School.
È leader del partito Forza Popolare ed è il volto più conosciuto dell’opposizione peruviana da circa dieci anni. Il suo partito è diventato una delle forze politiche più disciplinate del Perù, una vera novità in un Paese dove le alleanze politiche cambiano di continuo. Il suo partito ha influenzato il Congresso per la caduta di quattro governi e ha difeso molti politici indagati per corruzione, come sottolinea il New York Times.
“Fujimori erediterà un Paese distrutto per anni di instabilità politica, un aumento dei delitti violenti e una profonda sfiducia verso la classe politica – scrive il quotidiano americano -. Lei ha promesso ristabilire l’ordine con lo stesso approccio inflessibile che, secondo i suoi sostenitori, aveva usato il padre, Alberto Fujimori, per sconfiggere l’insorgenza maoista conosciuta come Sendero Luminoso negli anni ‘90”. Chi la critica sostiene che ereda un movimento autoritario che ha indebolito le istituzioni democratiche del Perù, e rappresenta una minaccia per una fragile democrazia.
















