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Così l’idrogeno cambia il paradigma della competitività europea. Scrive Graditi

Di Giorgio Graditi
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L’idrogeno non è più soltanto uno strumento della transizione energetica, ma una risorsa strategica per la competitività, la sicurezza economica e l’autonomia dell’Unione europea. Ne scrive Giorgio Graditi, direttore generale di Area Science Park, illustrando il ruolo della North Adriatic Hydrogen Valley come modello di integrazione tra ricerca, imprese e istituzioni

Per molti anni l’idrogeno è stato considerato soprattutto uno strumento della transizione ecologica, funzionale alla riduzione delle emissioni climalteranti. Oggi, tuttavia, questa prospettiva non è più sufficiente. La ridefinizione degli equilibri geopolitici, la crescente competizione tecnologica, la vulnerabilità dei sistemi energetici e gli effetti del cambiamento climatico hanno trasformato l’idrogeno in una risorsa strategica non solo per la decarbonizzazione, ma anche per la politica industriale, la sicurezza economica e l’autonomia energetica dell’Unione europea.

In questo scenario, la competitività dipende sempre più dalla capacità di creare ecosistemi nei quali università, imprese, istituzioni pubbliche e società collaborano per trasformare la ricerca in innovazione industriale. È questa la logica delle Hydrogen valley promosse dalla Commissione europea attraverso la Clean hydrogen partnership: ecosistemi territoriali in cui produzione, stoccaggio, trasporto, distribuzione e utilizzo dell’idrogeno si sviluppano in modo integrato, favorendo nuove filiere industriali e il trasferimento tecnologico.

Tale approccio riflette l’evoluzione delle politiche europee, dal Green deal alla Strategia europea per l’idrogeno, da Fit for 55 a REPowerEU, fino al Clean industrial deal e all’Industrial accelerator act. In questo quadro la decarbonizzazione diventa leva di competitività, leadership tecnologica e autonomia strategica, in linea con l’European economic security strategy e con le indicazioni del Rapporto Draghi, che individua nella capacità di trasformare l’eccellenza scientifica in innovazione industriale uno dei principali fattori di crescita dell’Europa.

È in questa cornice che si inserisce la North Adriatic hydrogen valley (Nahv), il primo progetto transnazionale europeo dedicato allo sviluppo di un ecosistema dell’idrogeno. Finanziato dalla Clean hydrogen partnership nell’ambito di Horizon Europe con 25 milioni di euro, coinvolge 37 partner tra istituzioni, imprese e centri di ricerca di Friuli-Venezia Giulia, Slovenia e Croazia, proponendo una visione integrata del Nord Adriatico come macroregione dell’innovazione.

Entro il 2029 il progetto prevede la produzione di circa 5mila tonnellate annue di idrogeno rinnovabile, destinato allo stoccaggio, alla distribuzione e agli usi finali, con una quota significativa di scambi transfrontalieri. L’obiettivo non è soltanto creare capacità produttiva, ma contribuire alla nascita di un mercato regionale dell’idrogeno e di una filiera industriale integrata.

Per il Friuli-Venezia Giulia la Nahv rappresenta soprattutto un acceleratore dello sviluppo territoriale. Il progetto sta infatti favorendo la convergenza di investimenti pubblici e privati, rafforzando la capacità del territorio di attrarre infrastrutture, competenze e nuove iniziative imprenditoriali.

In questo percorso la regione Friuli-Venezia Giulia ha assunto un ruolo determinante, affiancando il progetto con investimenti destinati a infrastrutture di ricerca, laboratori e progetti di innovazione. Tali interventi hanno amplificato l’effetto leva delle risorse europee, creando le condizioni per consolidare un ecosistema regionale dell’idrogeno.

Tra i protagonisti di questo sistema vi è Area science park, ente pubblico nazionale di ricerca vigilato dal ministero dell’Università e della Ricerca, che interpreta il proprio ruolo mettendo a sistema ricerca, trasferimento tecnologico e innovazione industriale affinché la conoscenza scientifica possa tradursi in sviluppo tecnologico, competitività industriale e crescita del territorio, contribuendo al consolidamento della filiera regionale dell’idrogeno.

Questa strategia si concretizza in iniziative complementari come H2 Smart lab, laboratorio aperto dedicato alla sperimentazione e validazione di tecnologie per la produzione, lo stoccaggio e l’impiego dell’idrogeno, e I-Campus H2, che rafforza le infrastrutture di ricerca nel campo della microscopia applicata ai materiali per le tecnologie dell’idrogeno.

A tali iniziative si affianca Nascha – North Adriatic smart communities hydrogen accelerator, coordinato da Area science park e finanziato dalla Commissione europea con 11 milioni di euro nell’ambito dello strumento I3– Interregional innovation investments. Il progetto coinvolge venti organizzazioni di Italia, Slovenia e Croazia e sostiene attività dimostrative, trasferimento tecnologico, formazione e strumenti di supporto alle piccole e medie imprese, favorendo la diffusione dell’idrogeno nelle comunità locali e il rafforzamento dell’intera catena del valore.

La Nahv rappresenta quindi molto più di un progetto dedicato all’idrogeno. Costituisce un modello di politica industriale fondato sulla cooperazione transnazionale, sull’integrazione tra ricerca e impresa e sulla capacità di trasformare gli investimenti pubblici in sviluppo economico, innovazione e competitività. Se l’Europa intende mantenere una leadership tecnologica nei settori strategici della transizione energetica, dovrà moltiplicare esperienze come questa, nelle quali ricerca, industria, istituzioni e territori operano come un unico sistema capace di trasformare l’innovazione scientifica in capacità industriale, resilienza economica e autonomia strategica.


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