Con l’acquisizione del controllo di Tis, Msc completa una strategia di espansione che integra porti, terminal ferroviari e logistica lungo il corridoio ucraino, scommettendo sulla ricostruzione del Paese nonostante la guerra. Un investimento che riporta il capitale italiano al centro dello sviluppo di Odessa, oltre due secoli dopo la sua fondazione. L’analisi di Ugo Poletti, direttore di The Odessa Journal
Gli immigrati italiani dal Regno delle Due Sicilie furono la spina dorsale economica di Odessa, nei primi anni dalla sua fondazione nel 1794, mentre in Francia furoreggiava la rivoluzione. Era stato il comandante militare Josè De Ribas, nobile Napoletano di origine spagnola, ad attrarli sul Mar Nero. Aveva disperatamente bisogno di una classe dirigente e di manodopera qualificata per realizzare un sogno: un grande porto mercantile. E intorno a quel porto sarebbe sorta la città di Odessa.
Oggi, con l’acquisizione del 51% di TIS Group, il principale operatore privato del porto di Yuzhny (Pivdenny in Ucraino) nella regione di Odessa, la Mediterranean Shipping Company (MSC) fondata dall’armatore Gianluigi Aponte, riporta gli Italiani a giocare un grande ruolo economico a Odessa. Si tratta infatti della più importante operazione infrastrutturale nel settore portuale ucraino degli ultimi anni.
La MSC Shipping è la più grande compagnia di navigazione al mondo e il leader del trasporto di container. Il suo quartier generale è a Ginevra, ma è posseduta dalla famiglia campana Aponte. La MSC era già operante nel porto di Odessa con una sua filiale. Nonostante la guerra in corso con la Russia, il gruppo napoletano si è lanciato in grandi investimenti proprio in Ucraina.
La prima operazione è stata nel novembre del 2024 con l’acquisizione del 49,9% del leader tedesco del settore dei container HHLA, controllata dal Comune di Amburgo. Il gruppo ha tre terminal container a Tallinn, Trieste e Odessa, oltre al porto di Amburgo. MSC ottiene così una presenza indiretta al Container Terminal Odessa (CTO), gestito da HHLA dal 2001 e principale snodo container dell’Ucraina, per integrare i porti della sua rete con l’infrastruttura ferroviaria di Metrans (gruppo HHLA) e gli hub dell’Europa centro-orientale.
Poi a maggio 2025, MSC ha acquisito tramite la filiale svizzera Medlog SA il 50% della società logistica ucraina N’UNIT e il 25% del terminal intermodale di Mostyska, vicino al confine polacco. Il valore dell’investimento è stato stimato tra i 15 e i 30 milioni (Forbes). Questo è stato il più grande investimento in infrastrutture ferroviarie ucraine da parte di un investitore internazionale dall’inizio dell’invasione russa. N’Unit gestisce una rete di terminal intermodali a Vyshneve, nell’area di Kiev, a Kharkiv, Dnipro e nella regione di Leopoli, con magazzini integrati per i cereali, e opera lungo i principali corridoi economici del paese combinando il traffico stradale e ferroviario.
Mostyska è un hub situato tra Leopoli e il valico di Medyka al confine co la Polonia, specializzato nel trasferimento di container dalla ferrovia ucraina a scartamento largo (standard sovietico) e quella a scartamento di standard europeo, che è una risorsa chiave per i flussi ferroviari transfrontalieri. L’altro azionista del terminal è Lemtrans, del gruppo SCM del magnate ucraino Rinat Akhmetov. L’obiettivo è la creazione di un corridoio integrato che collega i porti del Mar Nero con le reti ferroviarie dell’UE. Con la stessa logica, HHLA ha acquistato a giugno 2025 il 60% di Eurobridge Intermodal Terminal LLC a Batiovo, un altro terminal intermodale vicino al confine con l’Ungheria.
A fine maggio 2026 si è invece completata l’acquisizione del 51% di TIS, nel porto di Pivdennyi, il più sviluppato dell’Ucraina e adatto a ricevere i grandi cargo portacontainer grazie ai suoi fondali bassi (15-19 metri). La partecipazione rilevata era di DP World, il grande gruppo della logistica di Dubai, che ha deciso di investire in Russia sullo sviluppo di vie di navigazione nell’Artico, in partnership con la società nucleare Rosatom. Di conseguenza ha dovuto rinunciare al suo investimento in Ucraina.
TIS Group (Trans Invest Service) è il maggiore operatore portuale in Ucraina in termini di volume di merci movimentate. L’azienda gestisce sei terminal portuali specializzati e ha una propria flotta di rimorchiatori. Il container terminal della società ha una banchina di 600 metri lineari e una capacità di traffico annua pari a 400 mila teu. Gestisce più del 20% del volume totale di merci movimentate in Ucraina ed è il secondo terminal più grande del Mar Nero (il primo è a Costanza). Nel 2020, prima che la guerra interrompesse temporaneamente i collegamenti marittimi, il traffico container si attestava intorno ai 245.000 TEU, con una crescita a doppia cifra rispetto all’anno prima.
Secondo YouControl, il sito web dove sono registrate la proprietà delle aziende in Ucraina, Diego e Alexa Aponte, i figli di Gianluigi Aponte a cui il padre ha ceduto la proprietà del Gruppo nel 2020, hanno acquisito ciascuno il 25,5% della TIS, arrivando a detenere insieme il 51%. Le restanti azioni sono ancora detenute dagli storici partner ucraini della TIS: 11,7% a Yegor Grebennikov, 9,7% a Andrey Stavnitser e 9,2% a Oleg Kutateladze. Questo segue la consolidata prassi di MSC di entrare nei porti considerati strategici, mantenendo la cooperazione operativa con gli azionisti locali.
Come è evidente, l’acquisizione di TIS non è un’operazione isolata, ma l’ultimo tassello di una strategia che MSC sta sistematicamente costruendo in Ucraina. Questi investimenti mirati nella logistica sono legati alle previsioni di incremento esponenziale dell’export ucraino e con esso del traffico di container. Che un attore internazionale così esperto come MSC si lanci in investimenti in una Ucraina ancora in guerra è un segnale di fiducia verso la crescita economica del paese durante la ricostruzione dopo la guerra.
Ma non va dimenticato che la MSC sta investendo anche nelle crociere e nel trasporto passeggeri. Come ha detto Diego Aponte, la missione del gruppo è quella di “collegare oceani, strade e ferrovie del mondo”. Il consolidamento della presenza nel Mar Nero può far pensare a nuove operazioni legate al settore del turismo, visto che Odessa è una meta turistica destinata a crescere, anche per effetto della enorme pubblicità ricevuta in questi anni di guerra. Il mondo si è accorto che la città non è solo un porto meercantile e un centro balneare, ma che è anche ricca di musei, di architettura raffinata e con il teatro dell’opera più bello dell’Ucraina.
È probabile che questo esempio di investimenti anche in una situazione di alto rischio politico e finanziario, sia emulato da altri gruppi stranieri. Sarebbe la riedizione di una storia già vista a Odessa, quando gli imprenditori italiani venuti sul Mar Nero aprirono la strada a francesi, tedeschi, inglesi, greci, polacchi e tanti ebrei. Tutti insieme costruirono una città, che divenne la perla del Mar Nero.
(Foto: Ugo Poletti, The Odessa journal)
















