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La sfida del 2027? Si gioca al centro. La versione di Merlo

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Chi vuole salvare, salvaguardare e rafforzare una “politica di centro”, un “progetto di centro” e una “cultura politica di centro”, questa volta non potrà guardare né alla destra populista, radicale e sovranista e né, soprattutto, ad una sinistra radicale, massimalista ed estremista. Dovrà solo e soltanto guardare al centro. L’intervento di Giorgio Merlo

Non è possibile fare alcun confronto concreto con il voto del 2022. E, come sempre capita da quando è decollata la cosiddetta seconda repubblica, le novità si moltiplicano ad ogni consultazione elettorale. Le minime percentuali di variazione dei partiti tra una elezione e l’altra che hanno caratterizzato la prima repubblica, sono sostanzialmente alle nostre spalle. Detto questo per onestà intellettuale e tornando all’oggi, non possiamo non evidenziare che c’è un aspetto che sovrasta tutti gli altri e che, di conseguenza, è destinato a segnare la prossima consultazione elettorale, quella che ci sarà l’anno prossimo. E il dato centrale è quella che si può tranquillamente definire come il tasso crescente di radicalismo e di estremismo dei due principali schieramenti. Coalizioni che ormai sono dominate dagli “opposti estremismi” o, con una terminologia ancora più precisa e contemporanea, attraversate dagli “opposti populismi”.

Del resto, è appena sufficiente fare una fotografia senza dispensare commenti per rendersi conto che da quella parti il cosiddetto “centro” è sostanzialmente scomparso. Evaporato. Tramontato. O sospeso, almeno per il momento. Nel campo progressista, si può parlare del ritorno di una coalizione di sinistra. È tornata, cioè, una nuova ed aggiornata “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria. Una alleanza che oggi è dominata dalla sinistra radicale e massimalista del Pd della Schlein, dalla sinistra populista e demagogica dei 5 Stelle di Conte, dalla sinistra estremista ed ideologica del trio Fratoianni/Bonelli/Salis e dalla sinistra classista e pan sindacale della Cgil di Landini. Il tutto condito ed assecondato dal supporto mediatico – giornalistico e televisivo – dei vari Gruber, Giannini, Floris, Formigli, Gramellini, Ranucci e compagnia cantante. Il Centro, per dirla con parole semplici, in questo campo semplicemente non esiste. E se esiste, diciamolo, è persin macchiettistico.

Sul versante dello schieramento di governo, il peso, il ruolo e il carisma di Giorgia Meloni sono talmente forti che offuscano, di fatto, il resto della coalizione. Ma l’irruzione del generale Vannacci, come già gli avvenimenti confermano e in modo persin plateale, è destinata a mutare radicalmente il profilo politico, culturale e programmatico della coalizione stessa. Non ci vuole molto a capire che il tradizionale centro destra sarà sostituito semplicemente dalla destra. Ecco perché, come è ormai noto a tutti da tempo, alle elezioni del 2027 non ci sarà il tradizionale confronto tra il centro sinistra e il centro destra. Ma semmai, e al contrario, uno scontro sempre più infuocato e violento – come le cronache quotidiane confermano – tra una sinistra radicale, estremista ed ideologica ed una destra altrettanto radicale, populista e sovranista. È di tutta evidenza che in questa cornice la democrazia dell’alternanza, che esige rispetto dell’avversario, dialogo e confronto continui e permanenti, è solo e soltanto una mera evocazione. Astratta e del tutto virtuale. Perché quando prevalgono la radicalizzazione politica e la polarizzazione ideologica, l’unico dato che emerge è la voglia costante di annientare il nemico, prima delegittimandolo moralmente e poi criminalizzandolo sotto il versante politico. Ovvero ciò che ascoltiamo e leggiamo tutti i giorni da parte dei due schieramenti in campo.

Ed è proprio in questo quadro che l’offerta politica, culturale, progettuale e programmatica di un luogo alternativo – centrista, riformista, democratico, europeista e con una spiccata cultura di governo – quasi si impone. Per convinzione politica ma anche e soprattutto per necessità. E l’iniziativa messa in campo da Pina Picierno, Carlo Calenda e molti altri movimenti, gruppi, associazioni e partiti deve essere sostenuta ed assecondata perché, forse, è l’unica strada percorribile e praticabile per ridare qualità alla nostra democrazia, credibilità alle nostre istituzioni democratiche e, soprattutto, efficacia alla nostra azione di governo.

Perché questo, piaccia o non piaccia, è l’orizzonte concreto con cui dobbiamo fare i conti in vista delle elezioni del prossimo anno. Chi vuole salvare, salvaguardare e rafforzare una “politica di centro”, un “progetto di centro” e una “cultura politica di centro”, questa volta non potrà guardare né alla destra populista, radicale e sovranista e né, soprattutto, ad una sinistra radicale, massimalista ed estremista. Dovrà solo e soltanto guardare al centro.


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