Non una bocciatura del payback, ma un rinvio alla Corte costituzionale. Il Tar Lazio solleva dubbi sulla tenuta di un meccanismo che, da strumento di ripiano, sembra essersi trasformato in una componente ordinaria del finanziamento della spesa farmaceutica
Con due ordinanze, il Tar Lazio ha rimesso alla Corte costituzionale la questione di legittimità del meccanismo di ripiano della spesa farmaceutica per acquisti diretti riferito al 2023. La vicenda nasce dai ricorsi presentati da diverse aziende farmaceutiche contro gli atti con cui Aifa ha attribuito gli oneri di ripiano per lo sfondamento del tetto di spesa. Per il 2023, il valore complessivo del payback per acquisti diretti è stato quantificato in circa 1,64 miliardi di euro (e che nel 2025 ha raggiunto circa 2,4 miliardi di euro).
Il rinvio alla Consulta
Il punto, però, non riguarda solo l’annualità contestata. Il Tar infatti sospende i giudizi e chiede alla Consulta di pronunciarsi sulla compatibilità costituzionale di un meccanismo che, secondo il Collegio, merita un vaglio ulteriore nella misura in cui pone in modo ormai continuativo a carico delle aziende una quota pari al cinquanta per cento dello sforamento del tetto della spesa per acquisti diretti.
È qui che la vicenda amministrativa assume una dimensione più ampia. Il payback nasce come strumento di governo della spesa, pensato per ripartire tra pubblico e imprese il superamento dei tetti programmati. Nel tempo, tuttavia, la sua applicazione ricorrente ha cambiato la natura percepita dello strumento. Non più soltanto una misura di correzione ex post, ma una componente ordinaria della governance farmaceutica, con effetti sulla programmazione industriale, sulla negoziazione dei prezzi e sulla prevedibilità del mercato. Il passaggio più rilevante riguarda proprio la natura assunta dallo strumento. Secondo il Tar, la ripetitività del meccanismo rischia di trasformare il payback da contributo solidaristico a misura di finanziamento della spesa sanitaria, con un’imposizione strutturale e non circoscritta nel tempo.
La parola passa ora alla Corte costituzionale. Sarà la Consulta a stabilire se l’attuale assetto del payback farmaceutico sia compatibile con i principi di ragionevolezza, proporzionalità, libertà di iniziativa economica e tutela della proprietà, oppure se il legislatore debba ripensarne struttura, limiti e modalità applicative. Il rinvio arriva peraltro in una fase in cui il tema del payback è già oggetto di attenzione politica e istituzionale, anche nel quadro della revisione della governance farmaceutica.
















