I rappresentanti dei due Paesi dell’Est hanno annunciato la costruzione di un impianto congiunto di droni nella regione lettone di Latgale, vicino ai confini con Russia e Bielorussia. Il progetto rafforza la cooperazione militare, ma rischia di aumentare la tensione con Mosca
La Lettonia e l’Ucraina apriranno una fabbrica di droni nell’est del territorio lettone, vicino ai confini con Russia e Bielorussia. L’annuncio è stato dato il 29 giugno dal primo ministro Andris Kulbergs durante una visita nella regione di Latgale, area individuata per ospitare il nuovo impianto.
Il progetto dà attuazione al cosiddetto “Drone Deal” firmato il 9 giugno da Kulbergs e dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky a margine del vertice Nordic-Baltic Eight di Tallinn. Con questo accordo, la Lettonia è diventata il sesto Paese ad aderire al quadro di cooperazione bilaterale sui droni promosso da Kyiv (a cui anche l’Italia sta valutando di aderire).
Secondo quanto riferito in precedenza dai ministri della Difesa dei due Paesi, l’Ucraina fornirà alla Lettonia droni d’attacco, sistemi robotici terrestri e droni marittimi. In cambio, Riga metterà a disposizione di Kyiv sistemi anti-drone prodotti dall’industria lettone. Non sono stati diffusi dettagli sul luogo esatto dell’impianto, sui costi del progetto né sulle tipologie di droni che saranno prodotte. La scelta di localizzare la fabbrica in Latgale ha anche una valenza economica. La regione, tra le meno sviluppate del Paese, necessita da tempo di investimenti e occupazione. Kulbergs ha dichiarato che il governo farà “tutto il necessario” per realizzare l’impianto vicino al confine russo e che i lavori dovrebbero iniziare entro la fine dell’anno.
L’iniziativa si inserisce in un contesto di forte tensione con Mosca. La Russia ha più volte accusato i Paesi baltici di favorire le operazioni ucraine con droni contro il territorio russo, sostenendo che i velivoli attraversino il loro spazio aereo per colpire obiettivi nell’area baltica e nella regione di San Pietroburgo. In alcuni casi, le autorità russe hanno anche affermato, senza fornire prove pubbliche, che l’Ucraina utilizzi il territorio baltico per lanciare droni. La futura apertura dell’impianto potrebbe quindi essere interpretata dal Cremlino come una mossa ostile e alimentare ulteriormente la retorica russa contro Lettonia, Lituania ed Estonia, già indicate da Mosca come tra gli attori europei più ostili ai suoi interessi.
Contestualmente, il primo ministro lettone ha annunciato che tra luglio e agosto entreranno in funzione sistemi anti-drone lungo i confini con Russia e Bielorussia. Secondo Kulbergs, questo consentirà di ridurre il ricorso ai caccia per rispondere a ogni incursione di droni, una misura definita efficace ma troppo costosa come soluzione ordinaria.
L’annuncio arriva in una fase delicata per la politica lettone. Il 7 maggio un presunto drone ucraino fuori rotta, entrato nello spazio aereo lettone dalla Russia, è esploso in un deposito petrolifero a Rēzekne, danneggiando quattro serbatoi vuoti. L’episodio ha provocato nel giro di pochi giorni le dimissioni del ministro della Difesa e della prima ministra Evika Siliņa, Con Kulbergs che ha assunto la carica come suo sostituto.
















