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Internet rallentato e ordini imprevisti. Ecco come Taiwan simula l’invasione di Pechino

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Mobilitazione di oltre 20mila riservisti, simulazioni di blackout delle comunicazioni e attacchi alle infrastrutture strategiche. Taipei alza il livello delle esercitazioni Han Kuang per renderle ancora più realistiche

Taiwan ha dato il via oggi all’edizione 2026 delle esercitazioni militari Han Kuang, il più importante appuntamento annuale di addestramento delle proprie forze armate. Per dieci giorni, fino al 14 agosto, l’isola metterà alla prova la capacità di risposta dell’apparato militare e civile di fronte a un’ipotetica offensiva cinese, introducendo per la prima volta una serie di scenari realistici pensati per verificare la resilienza della catena di comando e delle infrastrutture nazionali.

Secondo quanto riferito da alti funzionari taiwanesi, le esercitazioni sono iniziate nelle prime ore del mattino con l’ordine operativo emesso da un centro di comando sotterraneo di Taipei, dando immediatamente il via alle procedure di prontezza operativa. Tra le attività previste figurano la dispersione dei caccia militari su aeroporti alternativi, il dispiegamento d’emergenza delle unità navali e la mobilitazione di oltre 20.000 riservisti. L’obiettivo principale dell’edizione di quest’anno è aumentare il realismo delle simulazioni, superando le critiche ricevute in passato per esercitazioni considerate eccessivamente pianificate. I comandanti sul terreno saranno infatti chiamati a reagire a situazioni impreviste, modificando rapidamente le decisioni operative qualora gli spostamenti del nemico non corrispondano agli scenari inizialmente previsti.

Per questo motivo Taiwan introdurrà per la prima volta il cosiddetto sistema del “backbrief”, concetto mutuato dalla prassi delle forze armate statunitensi. Il suddetto metodo prevede che gli ufficiali subordinati ripetano ai propri superiori gli ordini ricevuti e le modalità con cui intendono eseguirli, così da verificare che tutti i livelli della catena di comando condividano la stessa comprensione della missione e dell’intento operativo.

Un’altra novità riguarda il dominio digitale. Durante le esercitazioni verrà infatti deliberatamente rallentata la velocità della rete internet mobile, simulando una situazione nella quale la Cina riesca a limitare la disponibilità di banda attraverso attacchi informatici o operazioni di guerra elettronica. Lo scopo è verificare come cittadini, amministrazioni locali e strutture di emergenza riuscirebbero a comunicare in presenza di gravi limitazioni delle telecomunicazioni. L’ipotesi non è casuale. Secondo Taipei, nelle prime fasi di un eventuale attacco Pechino tenterebbe di paralizzare i centri di comando, i porti, le reti logistiche e le industrie della difesa, compromettendo anche le infrastrutture di comunicazione dell’isola.

Han Kuang 2026 includerà inoltre la simulazione del trasferimento in tempo di guerra di un importante deposito di armamenti, la mobilitazione dell’industria civile a supporto dello sforzo bellico e operazioni di scorta navale lungo la costa orientale dell’isola, sul versante del Pacifico. Si tratta di uno scenario sempre più rilevante per Taipei, che teme come la Cina possa cercare di interrompere le linee di rifornimento provenienti dagli alleati attraverso il Pacifico in caso di conflitto.

Accanto alla componente strettamente militare proseguiranno anche le esercitazioni dedicate alla resilienza civile. Le autorità locali saranno chiamate a dimostrare la capacità di mantenere operativo l’apparato statale durante crisi simultanee, da grandi terremoti fino a un’invasione militare. Tra gli elementi innovativi figura anche l’introduzione di un sistema di embedded reporter, con giornalisti inseriti all’interno delle attività operative per valutare come gestire la diffusione delle informazioni dal fronte e contrastare eventuali campagne di disinformazione nemiche. Sul terreno sono già visibili gli effetti della mobilitazione. A Taipei decine di riservisti appartenenti alla brigata territoriale della capitale hanno preso parte alle prime esercitazioni con mortai e armi leggere, mentre il resto delle forze armate si prepara alle fasi più complesse dell’addestramento.


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