Il presidente della Federazione calcistica marocchina e ministro delegato al Bilancio è diventato il volto più visibile della campagna elettorale. Tra comizi affollati, scontri con gli alleati di governo e speculazioni su una possibile ascesa a capo dell’esecutivo, Fouzi Lekjaa si sta imponendo come una delle figure più influenti della politica del Marocco
Entrato il 25 luglio nel Partito Autenticità e Modernità (PAM), il presidente della Federazione calcistica marocchina e ministro delegato al Bilancio è diventato il protagonista assoluto della campagna elettorale. Pur non essendo candidato, riempie le piazze, favorisce nuove adesioni, provoca la reazione frontale del Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti e alimenta le ipotesi su una sua possibile ascesa alla guida del governo.
«Un dirigente instancabile, un lavoratore infaticabile». Il giudizio che circola nei corridoi della Confederazione africana di calcio (CAF) restituisce efficacemente la reputazione che Fouzi Lekjaa si è costruito negli anni.
Il 23 settembre i cittadini marocchini saranno chiamati a eleggere i 395 deputati della Camera dei rappresentanti, il primo ramo del Parlamento, in una consultazione decisiva alla quale potranno partecipare circa 16,5 milioni di elettori.
La competizione più accesa, tuttavia, non contrappone la maggioranza all’opposizione, bensì i tre partiti che governano insieme dal 2021: il Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (RNI), il Partito Autenticità e Modernità (PAM) e l’Istiqlal.
Alla vigilia della presentazione delle candidature arriva il colpo di scena: Fouzi Lekjaa rinuncia a concorrere a Berkane, la sua città, dove il partito sceglie di candidare Mohamed Ibrahimi. Il ministro delegato al Bilancio, tuttavia, non abbandona la campagna. Attraversa il Paese, difende il programma del PAM – sul quale la sua impronta appare determinante – mobilita le folle, catalizza l’attenzione e, soprattutto, pronuncia discorsi diretti, spesso privi delle abituali cautele della politica.
A Fès, Séfrou e Berkane il suo ingresso nelle sale viene accolto al grido di «Sir, Sir, Sir» – “Avanti, avanti, avanti” – lo slogan reso popolare dalle imprese della nazionale marocchina di calcio. Il tour nella regione Orientale prosegue poi verso Guercif, Oujda e Bouarfa, dove Lekjaa moltiplica gli incontri ravvicinati con cittadini e militanti.
Il suo linguaggio non risparmia neppure gli alleati di governo. A Dakhla denuncia la «spartizione del bottino» e i «conflitti d’interesse» dell’esecutivo uscente; a Boulemane invita gli elettori a «sanzionare cinque anni di gestione del RNI»; a Oujda definisce l’amministrazione comunale «indegna della città locomotiva della regione Orientale».
Instancabile, percorre il Marocco tenendo in media quattro comizi al giorno. Venerdì scorso è arrivato a otto incontri in una sola giornata: un record. Il suo ingresso ha ridato slancio a un PAM che faticava a riprendersi da diversi scandali.
Il programma da lui sostenuto è stato quantificato a Rabat il 1º settembre dall’ufficio politico del partito: circa 350 miliardi di dirham di spesa aggiuntiva complessiva durante la legislatura 2027-2031, pari a circa 70 miliardi l’anno.
In quattro settimane conquista il primato mediatico
La capacità di attrazione di Fouzi Lekjaa emerge con chiarezza dai dati sulla sua esposizione pubblica. L’analisi delle citazioni sulla stampa e sui social network mostra quanto profondamente siano cambiati gli equilibri nel corso dell’estate.
Tra il 17 agosto e il 12 settembre, la sua quota settimanale di citazioni sui mezzi di informazione è passata dal 2,5 al 13,1 per cento, portandolo dal decimo al primo posto tra le personalità maggiormente menzionate, davanti allo stesso capo del governo Aziz Akhannouch.
Tra i soli esponenti del PAM, il 12 settembre Lekjaa concentra il 39,9 per cento delle citazioni, contro il 13 per cento registrato il 17 agosto. Sui social network raggiunge addirittura il 72,1 per cento: la popolarità costruita nel mondo del calcio si sta trasformando rapidamente in capitale politico.
Dall’estate il suo nome circola con insistenza come possibile futuro capo del governo. Lekjaa, da parte sua, non sembra fare molto per spegnere le indiscrezioni.
Il PAM, arrivato secondo alle elezioni legislative del 2016 e del 2021, punta ora apertamente al primo posto. Il ministro descrive questa prospettiva come una «evoluzione logica» per l’unico grande partito marocchino che non abbia mai guidato l’esecutivo.
Interrogato sulle proprie ambizioni personali, liquida la questione con poche parole: «Non ci ho mai pensato».
All’interno del suo stesso partito, tuttavia, il tema è già incandescente. Fatima Ezzahra El Mansouri, coordinatrice della direzione collegiale, nega qualsiasi ipotesi di sostituzione e assicura che nessuna trattativa abbia mai riguardato l’attribuzione di incarichi. Mehdi Bensaïd, dal canto suo, respinge le indiscrezioni su presunte rivalità, ma rifiuta al tempo stesso di ridurre la corsa alla guida del governo a un confronto tra due soli nomi.
Agosto 2026: guerra aperta con il Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti
Il 25 agosto l’ufficio politico del RNI, riunito sotto la presidenza di Mohamed Chouki, accusa il PAM di sottrargli amministratori ed esponenti eletti e ne denuncia apertamente i metodi.
Nello stesso giorno Marouane Chbaatou, deputato uscente di Midelt e componente dello stesso ufficio politico, lascia il RNI per aderire al cosiddetto “partito del Trattore”, soprannome con cui è conosciuto il PAM.
L’episodio sancisce la rottura tra due formazioni che, nonostante tutto, siedono fianco a fianco al governo da cinque anni.
Poco dopo, sui social network comincia a circolare una registrazione attribuita a Rachid Talbi Alami, presidente della Camera dei rappresentanti e figura di primo piano del RNI. L’autenticità dell’audio non è stata verificata in maniera indipendente e Talbi Alami non ne ha formalmente smentito la paternità.
Nella registrazione, la voce ironizza sull’idea di applicare alla politica le regole della FIFA, presenta sarcasticamente Lekjaa come il messia tanto atteso e sostiene che non otterrà mai il dicastero delle Finanze, destinato a rimanere nelle mani dell’attuale titolare Nadia Fettah.
La replica arriva il 27 agosto. È indiretta, ma durissima: Lekjaa definisce «veri terroristi» coloro che avrebbero rovinato ai marocchini la gioia della Festa del Sacrificio, l’Aïd al-Adha.
Due giorni dopo il suo cinquantaseiesimo compleanno, il presidente della Federazione calcistica marocchina entra ufficialmente nell’ufficio politico del PAM durante la trentaduesima sessione del Consiglio nazionale, tenutasi a Salé. Con lui fa il proprio ingresso Yanja El Khattat, presidente del Consiglio regionale di Dakhla-Oued Eddahab, proveniente dall’Istiqlal.
Eppure, ancora all’inizio di giugno, Lekjaa aveva cercato di fermare ogni speculazione con una frase inequivocabile: «Non sono iscritto ad alcun partito».
Il suo ingresso sconvolge una campagna elettorale che, fino a quel momento, era stata dominata dal duello tra Aziz Akhannouch e Abdelilah Benkirane, leader del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (PJD), la formazione di ispirazione islamista.
Il PAM comprende immediatamente che non si trova di fronte a un’adesione come le altre, ma all’ingresso di un’autentica figura di potere. L’accoglienza, caratterizzata secondo diverse ricostruzioni da sorrisi trattenuti e precedenze gerarchiche improvvisamente incerte, rivela il disagio di un apparato chiamato a confrontarsi con un uomo troppo influente per assumere il ruolo di semplice nuova recluta.
La stessa Fatima Ezzahra El Mansouri avrebbe scherzato sulla propria gelosia di fronte all’ovazione riservata al nuovo arrivato.
Cinque anni al Bilancio, tra risultati rivendicati e aspirazioni riformatrici
Nominato il 7 ottobre 2021 nel governo guidato da Aziz Akhannouch, Fouzi Lekjaa è diventato uno degli architetti della politica finanziaria del Regno: dalle leggi di bilancio alla riforma del sistema delle compensazioni, dal grande cantiere della protezione sociale al dialogo con le parti sociali, fino alla gestione del debito pubblico.
Davanti alla Camera dei rappresentanti ha difeso un bilancio che considera solido. Nel 2025 le entrate ordinarie dello Stato avrebbero raggiunto i 424 miliardi di dirham, con un incremento del 14,2 per cento. Il disavanzo pubblico sarebbe stato contenuto al 3,5 per cento, mentre il debito del Tesoro sarebbe sceso al 67,2 per cento del prodotto interno lordo, rispetto al 67,7 per cento del 2024.
Nello stesso periodo, la spesa destinata alla protezione sociale sarebbe salita a 37,7 miliardi di dirham, contro i 32 miliardi dell’anno precedente.
Lekjaa ha tuttavia riconosciuto, con un’esercitazione di autocritica non comune nel panorama politico marocchino, anche i limiti della propria azione. In un video intitolato “Biwodouh”, vale a dire “Con chiarezza”, ha ammesso che le risorse mobilitate a sostegno del potere d’acquisto «non hanno consentito di raggiungere gli obiettivi auspicati».
Ha inoltre ricordato che le sue competenze vengono esercitate sotto l’autorità del capo del governo e della ministra dell’Economia e delle Finanze.
Il calcio come base della sua popolarità
Il fondamento della popolarità di Fouzi Lekjaa resta lo sport, e in particolare il calcio. L’estate del 2026 ne avrebbe ulteriormente consolidato il prestigio: i Leoni dell’Atlante avrebbero raggiunto i quarti di finale della Coppa del Mondo, pochi mesi dopo una Coppa d’Africa organizzata in Marocco.
Nella finale del 18 gennaio allo stadio Principe Moulay Abdellah di Rabat, la nazionale marocchina era stata sconfitta per 1-0 dal Senegal dopo i tempi supplementari, al termine di una partita segnata da diversi incidenti.
Successivamente, il 17 marzo, la giuria d’appello della Confederazione africana di calcio, investita del caso dalla Federazione marocchina, avrebbe ribaltato il risultato a tavolino dichiarando la sconfitta del Senegal per forfait. Il verdetto sarebbe quindi passato all’esame del Tribunale Arbitrale dello Sport.
Il presidente federale ha difeso il dossier senza sfumature: «Questo non è calcio, non lo è mai stato e non lo sarà mai», ha dichiarato, assicurando di voler andare «fino in fondo» per ottenere il «ristabilimento della verità sportiva».
I risultati hanno accompagnato la crescente influenza del dirigente. Il 2025 ha portato al Marocco la Coppa d’Africa Under 17 e il Mondiale Under 20. Il futsal marocchino si è imposto come punto di riferimento a livello continentale; le rappresentative locali hanno conquistato diversi Campionati africani delle nazioni, mentre ai Giochi olimpici del 2024 è arrivata la medaglia di bronzo.
Nel 2023 il Regno ha inoltre ottenuto, insieme a Spagna e Portogallo, l’assegnazione della Coppa del Mondo 2030. Il grande stadio Hassan II di Benslimane – progettato per 114.414 spettatori, con 98.579 posti destinati al pubblico, un investimento stimato in circa cinque miliardi di dirham e la consegna prevista entro la fine del 2027 – ambisce a ospitare la finale, contendendola allo stadio Santiago Bernabéu di Madrid.
Un anno prima, ai Mondiali del Qatar del 2022, i Leoni dell’Atlante avevano raggiunto le semifinali: un risultato mai ottenuto in precedenza da una nazionale africana o araba.
Il “cavaliere bianco” della politica marocchina
Dalle elezioni legislative del 25 novembre 2011, il Marocco sembra vivere al ritmo di un pendolo scandito in due tempi.
Per dieci anni, il Partito della Giustizia e dello Sviluppo ha governato richiamandosi alla moralizzazione della vita politica e all’ortodossia dei conti pubblici. Un decennio che, secondo i suoi critici, ha lasciato il sistema sanitario privo di risorse, la scuola indebolita e la classe media profondamente insoddisfatta.
Successivamente, il Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti ha promesso l’efficienza tipica del mondo imprenditoriale, ma avrebbe consegnato un Paese nel quale le stesse ferite rimangono aperte. A ciò si è aggiunto il sospetto che l’interesse pubblico e quello privato abbiano condiviso troppo spesso gli stessi spazi decisionali.
Due metodi apparentemente opposti, dunque, ma un unico risultato: la crescente sfiducia della popolazione.
Fouzi Lekjaa non sembra appartenere pienamente a nessuno di questi due universi. Non si è formato nella fucina ideologica dell’islamismo politico, né è stato promosso dalle reti del grande capitale. La sua carriera nasce nell’amministrazione finanziaria dello Stato, dove si è costruito una reputazione di tecnico rigoroso.
Il calcio rappresenta la sua principale dimostrazione di efficacia. Nel 2014 ha ereditato una federazione priva di metodo e di risultati e, nell’arco di dodici anni, l’ha trasformata in un punto di riferimento internazionale: infrastrutture costruite in tutto il Paese, formazione completamente ripensata, successi sportivi in serie e l’assegnazione dei Mondiali del 2030.
La proposta politica che Lekjaa sembra rivolgere ai marocchini può essere riassunta in una formula semplice e potente: ciò che uno Stato è stato capace di realizzare per undici giocatori, può realizzarlo anche per trentotto milioni di cittadini.
















