Skip to main content

Nel disordine internazionale la risposta è la cooperazione. La scommessa India-Ue

Di Fernando Giancotti
CONDIVIDI SU:
Aggiungi Formiche su Google

In un sistema internazionale sempre più instabile, segnato dal ritorno delle politiche di potenza e dalla frammentazione degli equilibri, la cooperazione diventa un asset strategico. India, Italia ed Europa possono costruire sulla convergenza di interessi nella difesa, nell’industria e nelle tecnologie emergenti una rete capace di produrre sicurezza, resilienza e, soprattutto, fiducia. L’analisi del generale Fernando Giancotti

Le teorie dei sistemi, della complessità e del caos indicano come il sistema geopolitico sia un sistema adattivo complesso, come molti altri nel nostro universo. È in costante evoluzione, attraverso mutamenti negli agenti (ovvero attori, stakeholder) e nelle loro interazioni; le dinamiche emergenti possono essere descritte, attraverso sistemi di indicatori, come in stati di equilibrio più o meno stabili, caratterizzati da ordine relativo, disordine progressivo o caos.

L’umanità ha attraversato innumerevoli fasi nelle quali le “Forze della Storia” – interessi, potere, conflitto, necessità di collaborazione – hanno aggregato gli esseri umani in sistemi più ampi e più ordinati oppure li hanno frammentati in sottosistemi minori o minimi, passando dall’ordine al caos. Il più ovvio tra i moltissimi esempi è per noi è l’impero romano, costruito aggregando molti sistemi differenti, che attraversarono poi fasi di frammentazione disordinata e diverse riaggregazioni, perlopiù attraverso la violenza, fino all’ordine successivo alla Seconda guerra mondiale, che ora a sua volta si sta sgretolando.

È chiaro che siamo in una fase nella quale le dinamiche geopolitiche sono piuttosto disordinate e spesso caotiche, ove la prevedibilità degli esiti e la capacità di controllo diminuiscono drasticamente.

Non dovremmo lamentarcene, ma cercare di capire come gestire tutto questo. Prima di tutto investendo nella dimensione cognitiva, fondamentale quanto negletta. Il pensiero sistemico può aiutare molto il nostro pensiero strategico.

Il sistema geopolitico sta cambiando in modo turbolento. Nuovi attori, nuova distribuzione del potere, un’accelerazione senza precedenti del cambiamento guidata dalla tecnologia, nuovi o rinnovati conflitti. Emergono minacce inquietanti. Ma la ricerca del soddisfacimento di accresciuti interessi reciproci genera anche nuove opportunità di collaborazione.

La collaborazione è una forza fondamentale della storia. Riguarda interessi condivisi, valori condivisi, ovvero una forma raffinata di interessi. Riguarda la fiducia. Si sviluppa attraverso reti imperniate su quegli interessi condivisi e sulla fiducia che determina la quantità e la qualità degli scambi. Non vi è un interruttore acceso-spento, è una dinamica graduale e ha delle soglie: se vai oltre puoi ottenere molto. Se rimani al di sotto, vi sarà poco o nessun risultato. Le reti di collaborazione sono forze stabilizzatrici. Aggiungono prospettive differenti, aiutano a comprendere altri attori, allontanano le

dinamiche dal margine del caos, riducono l’imprevedibilità. Collaborare per la sicurezza e la difesa ha un valore elevato, poiché in quel campo la posta in gioco è la più alta.

Ora l’India. L’India siamo noi, in qualche modo e misura: ci interessa. L’India è una grande nazione democratica. La sua ascesa si è basata su valori che oggi sono centrali nell’Ue. L’India e il suo fascino hanno un posto speciale nel cuore degli italiani. L’India ha interessi: uno molto fondamentale è la pace e la stabilità globale e quindi crescita e benessere per i suoi cittadini. L’Italia condivide pienamente l’interesse a collaborare con l’India per la pace e la stabilità globale. La sua economia è attrattiva, in straordinaria crescita, ha una popolazione giovane, di un miliardo e mezzo di persone, con settori tecnologici di punta e in ascesa. Molto rilevanti sono gli scambi commerciali, dove il valore strategico del corridoio Imec ha un ruolo chiave. Ad alta priorità è la cooperazione in materia di sicurezza e difesa, in questo momento storico interesse primario.

L’India ha anche altri interessi che possono differire da quelli dell’Ue o dell’Italia. È nella natura delle cose. Ma anche L’Ue e l’Italia sono attrattivi per l’India. Abbiamo dunque ancora più bisogno di individuare pragmaticamente ciò che favorisce gli obiettivi fondamentali comuni.

Quindi, una scelta strategica fondamentale è la cooperazione e in particolare la cooperazione nella difesa, con l’India e con altri partner che condividono interessi e valori in misura sufficiente da puntare alla soglia di efficacia. Questa costruzione di resilienza in rete è un nuovo modello di relazioni internazionali che sta emergendo in questo mondo multipolare, troppo spesso gestito unilateralmente. India, Europa e Italia hanno molto da mettere sul tavolo. L’approccio tradizionale dell’industria nazionale della difesa e il relativo modello di cooperazione non sono sufficienti per le nuove sfide, come dimostra la guerra in corso in Ucraina. Una cooperazione industriale globale in rete può rispondere molto più rapidamente, con volumi molto più elevati e costi inferiori, alle enormi esigenze di agilità e di quantità imposte dalla nuova guerra. Ma il processo deve essere affidabile, resiliente, efficace. Ha quindi bisogno di fiducia. L’autonomia strategica per l’Ue non può essere autarchia comunitaria, ma deve passare anche dal differenziare le soluzioni operative attraverso un networking efficace sul piano industriale, per i rifornimenti e per le vie di collegamento. Vi sono esempi che ciò sta già accadendo, per necessità, più che per strategia. Corea del Sud, Taiwan, Corea del Nord sono già parte della resilienza industriale e logistica dei rispettivi partner strategici.

L’India ha ben compreso tutto ciò e così l’Ue e l’Italia, come le iniziative di cooperazione in corso, compresa quella recente bilaterale italo-indiana su IA e Difesa, come lo stesso evento India Dialogue testimoniano. Anche l’interesse indiano a un sistema d’arma aereo di sesta generazione a matrice europea lo dimostra. Ma, una volta stabilita la scelta fondamentale, dobbiamo trovare il modo di far accadere le cose. Più facile a dirsi che a farsi. A causa delle differenze, a causa di questioni passate, dalle quali dobbiamo tener presenti le lezioni, perché la fiducia è difficile da costruire e facile da perdere. Dobbiamo promuovere pragmaticamente programmi che producano risultati utili negli ambiti che India e Ue o Italia possono condividere. Perché ciò produce valore per gli obiettivi strategici che condividiamo e costruisce fiducia, che è essa stessa un valore elevato, perché consente ulteriore collaborazione efficace.

Il nuovissimo partenariato Ue–India per la Sicurezza e la Difesa fornisce già un quadro ampio, che comprende sicurezza marittima, cyber, IA e tecnologie emergenti, minacce ibride, infrastrutture critiche, spazio, industria della difesa, formazione e istruzione. La questione è quindi ora come trasformare il quadro politico in capacità strategica tangibile: Safe è un quadro abilitante, che lascia spazio a programmi comuni. Catene di approvvigionamento sicure e stabilità nell’Indo-Pacifico sono forti interessi comuni.

Poi, la cooperazione strategica riguarda anche l’interoperabilità delle menti e dei processi decisionali. Esercitazioni congiunte, formazione strategica e processi decisionali assistiti dall’IA possono creare una capacità condivisa di interpretare situazioni complesse e rispondere in modo coerente. Ciò implica basso costo, risultati rapidi e costruisce comprensione e fiducia, necessari per una rete di collaborazione di valore strategico.

India ed Europa non hanno bisogno di visioni strategiche identiche per diventare partner strategici efficaci. Hanno bisogno di aree affidabili di convergenza, programmi concreti che producano risultati utili e un progressivo accumulo di fiducia. In un sistema internazionale complesso, in rapido cambiamento, multipolare e violento, la fiducia in rete costruita attraverso una cooperazione riuscita diviene essa stessa assetto strategico chiave.

Quando il sistema complesso globale vede gli equilibri stravolti da politiche di potenza arbitrarie, minacce e aggressioni, accoglie nel breve il vulnus imposto con la violenza. Il dispregio del diritto internazionale, pur emerso in secoli di elaborazione, ne è corollario. Ma ben presto, attraverso le sue incommensurabili retroazioni, il sistema va alla ricerca di nuovi equilibri sostenibili, che non possono prescindere da negoziazioni e compromessi. Non foss’altro per i costi enormi e le pericolose incertezze della violenza e del disordine. Lo vediamo chiaramente sugli attuali fronti di guerra. È nella “stabilità strategica costruttiva” discussa nel recentissimo vertice Xi – Trump. Maggiori sono tali costi, maggiore l’utilità di equilibri e negoziazioni. E le regole tornano sulla scena, perché ci si fa più male senza.

Ecco perché la scelta strategica necessitata è la collaborazione efficace con chi condivide questa visione. Non è per un caso che il padre del pensiero strategico, Sun Tzu, ci insegna che la migliore vittoria è quella che si consegue senza combattere.


×

Iscriviti alla newsletter