La difesa europea accelera sui nuovi progetti comuni, ma il confronto sul Made in Europe resta aperto. A dividere i Paesi è soprattutto il grado di apertura verso partner come Regno Unito, Norvegia, Canada e Ucraina. Italia e Germania sostengono una linea più flessibile, mentre Parigi insiste su un’autonomia strategica fondata su criteri più restrittivi. L’analisi di Fabrizio Braghini
È di pochi giorni fa la veloce approvazione della Ue di cinque Progetti Europei di Difesa di Comune Interesse, con il potenziale di imprimere un rafforzamento dell’industria della difesa tramite nuove collaborazioni e lo sviluppo di capacità critiche. Ma su altri temi di valenza politico-strategica prioritaria per l’impostazione di una postura e di un modello più assertivo e resiliente come la preferenza europea e il Made in Europe, l’Europa si presenta nuovamente divisa. La questione è ardua, il percorso verso una sovranità europea si confronta a due modelli industriali divergenti, con la Francia che persegue un ormai storico approccio rigido, che fra l’altro rallenta i processi legislativi come successo per la difesa, e gli altri Paesi che hanno un orientamento aperto alla collaborazione con altri Paesi.
Se la proposta del Commissario Séjourné per l’Industrial Accelerator Act è terreno di controversia circa la definizione di Made in Europe (restrittiva per Parigi, aperta per Berlino, mediana per Spagna, “preferenza europea aperta a “partner strategici” e approccio inclusivo ed equilibrato” per l’Italia), sul fronte del prossimo bilancio Ue 2028-2034 di quasi 2 trilioni di euro, l’introduzione di un principio di preferenza europea nei lavori preparatori, vede dodici Paesi membri, tra i quali Italia e Germania opporsi alla posizione francese sul futuro Fondo Europeo per la Competitività. Fondo che potrebbe disporre di circa 410 miliardi di euro dei quali 130 per Resilienza, Difesa e Sicurezza, e 175 per Horizon e innovazione.
Il difficile negoziato i Paesi ripropongono, allineandosi ai meccanismi finanziari europei per la difesa già approvati, una calibrata apertura verso Paesi Terzi come Regno Unito e Norvegia (Paesi geograficamente europei), Canada e Ucraina, con i quali sono intessute cooperazioni industriali in essere e in prospettiva, con un approccio vicino a quello Nato che intende promuovere partnerships industriali transatlantiche. In questa logica prevale una più ampia dimensione geopolitica – che esiste già in collaborazioni industriali come Gcap, droni o missili – insieme con la necessità di incrementare l’interoperabilità e la standardizzazione, assicurando l’obiettivo della readiness nella difesa proposta dalla Ue, con effetti positivi di scala, efficienza, innovazione, resilienza delle catene di approvvigionamento, con evidenti implicazioni militari e politiche.
I dodici Paesi sostengono inoltre che i Paesi dell’Area Economica Europea e l’Ucraina dovrebbero partecipare automaticamente, senza necessità di accordi di associazione. La flessibilità diventa dunque la leva nel cambiamento securitario in corso e nel rafforzamento della sicurezza transatlantica. L’Italia si presenta ancora una volta pragmatica privilegiando un approccio aperto e cooperativo, teso a evitare l’imposizione di limiti troppo rigidi o l’esclusione di alleati e Paesi terzi associati.
Al contrario la Francia reitera il suo concetto restrittivo di Autonomia strategica insieme con il principio Made in Europe, che limiterebbe il futuro budget UE unicamente ai paesi europei favorendo i contribuenti europei, riducendo le dipendenze e vulnerabilità del continente. Fino ad oggi non è mai riuscita a imporsi con regole esclusive e restrittive, a partire dai progetti Pesco, all’Edidp, all’Edf e all’Edip, rallentandone l’attivazione ed accettando vari compromessi, peraltro necessari ad evitare ulteriori inerzie, come limiti alla componentistica extra-Ue per l’eleggibilità dei progetti da finanziare. I risultati dei negoziati dovranno dirimere le contrapposizioni attuali, considerare il potenziale delle norme in discussione per l’Ecf, e imprimere orientamenti e guidare le scelte sull’impostazione delle future alleanze industriali e della difesa europea.
















