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Da oggi il Palazzo ha uno sguardo in meno. L’addio di Verini a Umberto Pizzi

Di Walter Verini
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Il soggetto privilegiato erano la politica, il Palazzo, con i suoi riti, i suoi eccessi, i suoi esibizionismi, i suoi “generoni” non solo romani. Ma c’era anche altro, nello sguardo di Pizzi. Anche una sorta di rispetto per il valore delle persone, per quelle per le quali “oltre la cafoneria c’è di più”. Il ricordo di Walter Verini

“Un grande”. È espressione abusata. Ma talvolta appropriata. Come nel caso di Umberto Pizzi, che ci ha lasciato. Non imbracciava una macchina fotografica, ma uno sguardo. E con quello penetrava il tempo che viviamo. La Politica che viviamo. Come certe vignette, anche le foto di Pizzi erano editoriali. Parlavano più delle parole. C’era però umanità, in quegli affreschi spesso impietosi, in quei tic catturati ferocemente dall’obiettivo, in quelle foto che spesso coglievano la volgarità di un tempo “Cafonal”. Certo, il soggetto privilegiato erano la politica, il Palazzo, con i suoi riti, i suoi eccessi, i suoi esibizionismi, i suoi “generoni” non solo romani. Ma una politica, spesso, specchio di una parte della società che conosce solo quel modo di essere, di muoversi, di autoriprodursi. Spesso di destra, una destra individualista, edonista, party-tista. Ma anche di certe parti della sinistra, quella del “socialismo in una sola tartina”.

Ma c’era anche altro, nello sguardo di Pizzi. Anche una sorta di rispetto per il valore delle persone, per quelle per le quali “oltre la cafoneria c’è di più”. Per le quali il lavoro e l’impegno, anche in politica, non sono optional. Umberto voleva bene al popolo. Non alla “gente”. Non era populista, nonostante certe sferzate potevano in qualche modo aiutare il populismo. Aveva origini popolari ed era diventato un intellettuale dello sguardo.

Come tanti, anch’io ero un suo amico. E, scherzando, ci chiamavamo “compagni “, benché lui si considerasse più a sinistra di me. Una delle ultime volte che ci siamo visti, prendendo un caffè in Senato, gli scattai io una foto, a lui che ne aveva scattate  migliaia. Non è retorico dire che Umberto mancherà. Da oggi il Palazzo non è solo più povero, ma ha uno sguardo addosso in meno.


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