Le patologie cardiometaboliche pesano sempre di più sulla salute e sull’economia europea. Dal Milan Dialogue promosso da Lilly emerge la necessità di anticipare il rischio, rafforzare prevenzione e diagnosi precoce e ridurre le differenze nell’accesso all’innovazione, trasformando la salute in una componente della competitività europea
Le patologie cardiometaboliche stanno diventando sempre più un banco di prova per la capacità dei sistemi sanitari europei di intervenire prima che il rischio si trasformi in complicanza. Prevenzione, diagnosi precoce, continuità della presa in carico e accesso all’innovazione restano però distribuiti in modo disomogeneo tra i diversi Paesi, mentre cresce anche il peso economico e sociale delle malattie cardiovascolari, del diabete e dell’obesità. È attorno a questi nodi che si è sviluppato a Milano “State of Health – The Milan Dialogue”, promosso da Lilly in occasione dell’Annual Meeting 2026 dell’European Association for the Study of Diabetes.
La questione riguarda ormai direttamente anche l’agenda della competitività europea. Le sole malattie cardiovascolari generano nell’Unione costi superiori a 282 miliardi di euro l’anno, mentre una parte rilevante dell’impatto ricade fuori dai bilanci sanitari, attraverso perdita di produttività, disabilità e conseguenze sulle famiglie e sui sistemi di protezione sociale. Da qui l’esigenza di spostare progressivamente il baricentro da sistemi prevalentemente costruiti sulla gestione della fase acuta verso modelli capaci di identificare prima il rischio e seguirlo nel tempo.
Il ritardo nella diagnosi resta uno degli indicatori più evidenti di questa difficoltà. Nella regione europea dell’International diabetes federation, nel 2024 circa un terzo degli adulti con diabete non era consapevole della propria condizione. Ma intercettare prima la malattia non basta se non esistono percorsi capaci di garantire continuità assistenziale e misurare gli esiti. Anche su questo fronte il quadro europeo rimane frammentato, così come sull’accesso: per i medicinali autorizzati centralmente nell’Unione tra il 2021 e il 2024, il tempo mediano tra autorizzazione e disponibilità per i pazienti è stato di 532 giorni, con forti differenze tra i diversi mercati.
Sul rapporto tra salute, sostenibilità dei sistemi e competitività si sono confrontati, tra gli altri, il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani, l’ex presidente del Consiglio ed ex commissario europeo Paolo Gentiloni, la chair dell’European Diabetes Forum Chantal Mathieu, il presidente dell’Easd Francesco Giorgino e il regional chair di Idf Europe Tadej Battelino. Dai tavoli di lavoro è emersa soprattutto la necessità di costruire un terreno comune europeo fatto di indicatori comparabili, responsabilità più chiare e percorsi adeguatamente finanziati, senza sovrapporsi alle competenze dei sistemi sanitari nazionali.
Un punto ripreso anche dal chair e ceo di Eli Lilly and Company, Dave Ricks, secondo cui “prevenire le patologie cardiometaboliche su larga scala è oggi possibile e l’Europa non può permettersi di restare ferma”. La disponibilità di terapie ed evidenze scientifiche, ha osservato, non è ancora accompagnata da sistemi e risorse capaci di tradurle pienamente nella pratica, mentre “destinare alla prevenzione appena tre centesimi per ogni euro speso in sanità non è sufficiente”. La sfida è dunque saper trasformare la prevenzione cardiometabolica in una leva capace di incidere insieme sulla salute della popolazione, sulla sostenibilità dei conti pubblici e sulla competitività europea.
























