Il presidente del partito indica le priorità in vista del congresso: sostegno a Kiev, più integrazione europea, tutela dei diritti sociali, sanità e unità interna per arrivare alle elezioni del 2027 con una direzione condivisa
A poco più di due mesi dal congresso nazionale di +Europa, in programma dal 4 al 6 dicembre, il partito radicale e liberal-democratico si trova davanti a una fase decisiva. Sul tavolo ci sono i temi che ne hanno caratterizzato l’identità negli ultimi anni, dal sostegno all’Ucraina al futuro dell’integrazione europea, ma anche questioni sempre più centrali per gli elettori, come sanità, lavoro e impatto dell’intelligenza artificiale. In vista dell’appuntamento congressuale e delle scelte politiche che accompagneranno il percorso verso le elezioni del 2027, Formiche.net ne ha parlato con il presidente di +Europa, Matteo Hallissey.
L’Ucraina rischia di diventare un tema divisivo nella prossima campagna elettorale. Che ruolo deve giocare +Europa?
Assolutamente centrale. Serve un impegno concreto e unitario perché il sostegno alla resistenza ucraina resti una priorità anche per l’Italia. Una presenza del partito a Kiev avrebbe certamente un forte valore politico e simbolico, ma ciò che conta è soprattutto la capacità di tradurre quel sostegno in una linea politica chiara e coerente.
Il rischio è che, con l’avvicinarsi della campagna elettorale e il riemergere di toni populisti e ambiguità sull’Ucraina, questo impegno finisca per essere escluso dai programmi delle coalizioni se dovesse prevalere il ricatto populista. +Europa deve lavorare perché accada esattamente il contrario: il sostegno all’Ucraina, alla sua libertà e al suo percorso verso l’Unione europea deve rimanere al centro della politica estera italiana ed europea.
Se dovesse indicare due o tre riforme indispensabili per il futuro dell’Unione europea, da dove partirebbe?
Partirei dall’elezione diretta del presidente della Commissione europea. Se vogliamo restituire forza, credibilità e legittimità democratica alle istituzioni europee, è un passaggio importante, anche se non sufficiente. Serve anche superare il diritto di veto, che troppo spesso condanna l’Europa all’impotenza proprio quando sarebbe necessario agire con rapidità e unità. L’Ue deve raccogliere un testimone importante e ricoprire lo spazio lasciato vacante dagli Stati Uniti, che, pur con tante contraddizioni, si sono fatti custodi della democrazia liberale e delle istituzioni internazionali per lungo tempo. Per farlo, però, deve diventare finalmente un vero soggetto politico.
Per molti elettori +Europa resta identificata soprattutto con le battaglie sui diritti civili. Come può rafforzare la propria proposta su lavoro, welfare e trasformazioni tecnologiche senza perdere la propria identità?
Come ricordava spesso Emma Bonino, i diritti civili sono anche diritti sociali. E credo che oggi nessuna forza progressista possa permettersi di mettere gli uni in competizione con gli altri. La nostra bussola deve essere la libertà nella responsabilità. Perché libertà significa poter scegliere come vivere la propria vita, ma significa anche poter contare su una sanità accessibile, servizi pubblici efficienti, un’istruzione di qualità e un lavoro dignitosamente retribuito. La risposta, però, non può essere quella di recuperare dal cestino della storia ricette economiche del passato. Dobbiamo investire nell’innovazione, nell’efficienza dei servizi pubblici, nelle infrastrutture strategiche e in una transizione ecologica pragmatica, capace di tenere insieme sostenibilità, crescita e competitività. L’intelligenza artificiale, poi, pone una sfida di portata globale. L’Europa deve tutelare cittadini e lavoratori dallo strapotere delle grandi piattaforme tecnologiche, senza rinunciare all’innovazione. Anzi: deve creare le condizioni perché possano nascere e crescere imprese e sistemi di intelligenza artificiale europei in grado di competere a livello globale. Non possiamo lasciare che, nella corsa all’AI, innovazione e potenza procedano senza regole e senza considerare le conseguenze sociali.
Oltre alle tradizionali battaglie sui diritti e sulle libertà individuali, quali risposte deve offrire +Europa su questioni concrete come sanità e servizi pubblici?
Per come la vedo io, su questi temi +Europa deve diventare più forte, più concreta e più credibile. Ma sgombriamo il campo da ogni equivoco: non siamo e non saremo mai il “partitino dei diritti civili”.
Piccoli o grandi, tanti o pochi, la nostra missione non cambia: la lotta nonviolenta per la libertà della persona, a 360 gradi. Una libertà da conquistare e difendere ogni giorno, dentro e fuori le istituzioni, oltre gli steccati ideologici e oltre i confini nazionali. Il congresso può diventare il luogo dove fare chiarezza su tutti questi temi e soprattutto ridare slancio alla nostra azione.
Che cosa deve uscire dal congresso perché +Europa arrivi alle elezioni del 2027 con un’identità più forte e riconoscibile?
Ritrovare unità attorno agli obiettivi del partito, restituendo centralità alla voce degli iscritti, e arrivare insieme alle elezioni del 2027 con un’identità chiara e una direzione condivisa: è questo lo scopo del congresso. Le alleanze sono uno strumento, non possono diventare un’identità. Prima vengono le idee, le battaglie che vogliamo condurre e la visione che abbiamo per l’Italia e per l’Europa. È su questo che il congresso deve fare chiarezza, definendo ciò che per noi è essenziale e costruendo attorno a quei punti una vera unità politica. Perché alle elezioni +Europa non deve arrivare semplicemente per esserci, ma per fare la differenza.







