Dalla crisi diplomatica con Kyiv alla nomina di un consigliere con legami consolidati con Mosca, fino alle nuove rotte commerciali nell’Artico. Sono vari i settori in cui Corea del Sud di Lee Jae-myung sembra riavvicinarsi a Mosca. E i motivi sono molteplici
Quella del Nord non è la sola Corea che starebbe guardando con sempre maggior attenzione verso Mosca. Anche la Corea del Sud guidata dal presidente Lee Jae-myung ha infatti compiuto una serie di scelte che delineano un riavvicinamento al Cremlino, che potrebbe avere diverse concause.
La prima di queste scelte riguarda l’inasprimento dei rapporti con Kyiv. Il 23 settembre, dal palco dell’Assemblea generale dell’Onu, Volodymyr Zelensky ha rivelato che l’Ucraina aveva consegnato a Seul due soldati nordcoreani catturati mentre combattevano a fianco delle forze russe. In risposta al gesto, Lee ha accusato il presidente ucraino di aver violato un accordo di riservatezza bilaterale e ha sostenuto sui social che Kyiv cercasse di innescare uno scontro tra le due Coree. Il ministero degli Esteri di Seul ha poi riconosciuto che non esisteva alcun accordo scritto, ma Lee ha comunque preteso scuse formali. Non avendole ottenute, la Corea del Sud ha richiamato il proprio ambasciatore e ridotto il personale diplomatico in Ucraina.
C’è poi la questione delle nomine diplomatiche, in cui i nomi hanno un peso politico innegabile. Così quando Lee ha scelto come consigliere per la pace e la diplomazia Song Young-gil, politico di lungo corso noto per i suoi legami con la Russia (nel 2013 Song è stato decorato da Vladimir Putin per il contributo alle relazioni bilaterali, mentre nel 2017 è stato inviato speciale a Mosca durante la presidenza di Moon Jae-in), il messaggio è stato chiaro.
Altro tema rilevante è l’Artico. Il 22 agosto una portacontainer partita da Busan ha raggiunto Felixstowe il 12 settembre lungo la Rotta del Mare del Nord, per poi proseguire verso Paesi Bassi e Polonia. È la prima traversata di una nave sudcoreana su un corridoio che accorcia del 30-40% i tempi tra Asia ed Europa e che lo scioglimento dei ghiacci rende sempre più praticabile. Ma a pesare è un altro fattore. La rotta corre quasi interamente nella Zona economica esclusiva russa, e chi la utilizza accetta che sia Mosca a regolarne gli accessi. Quasi un controsenso, se a decidere di usufruirne è un Paese che ha promesso di rispettare il regime sanzionatorio.
Garanzia che, tralaltro, era già stata messa in discussione. Secondo un’inchiesta del Guardian, tra luglio e agosto navi sudcoreane avrebbero trasferito oltre 194mila tonnellate di carburante a sette unità russe, in porto e in mare, alcune delle quali sanzionate da Ue e Regno Unito. Trasferimenti che sarebbero avvenuti proprio mentre gli attacchi ucraini contro le raffinerie russe erodevano la capacità di Mosca di produrre carburante.
Le spiegazioni possibili sono più d’una. La prima è la vecchia diffidenza di Lee verso l’Ucraina, a cui già nel febbraio 2022 attribuiva la guerra alle aperture ucraine verso la Nato. Pesa poi il rapporto sempre più teso con Washington, segnato dallo stallo sugli investimenti promessi e dal nodo del controllo operativo in tempo di guerra. C’è infine la tentazione di usare Mosca come sponda verso Pyongyang, insieme all’interesse per un fornitore energetico vicino e per una rotta commerciale più breve. Il risultato è una politica estera che punta a preservare margini di manovra più che a scegliere un campo.







