Skip to main content

Comunicare l’invisibile. Appunti da Lourdes

Di Gianni Todini e Francesco Nicotri
CONDIVIDI SU:
Aggiungi Formiche su Google

In un tempo in cui gli algoritmi ci vedono come profili, il mercato come consumatori, la politica come consensi da conquistare, Lourdes ricorda che ogni comunicazione autentica comincia da uno sguardo che riconosce l’altro nella sua unicità. Non un pubblico, non un target, non un dato: una persona. Vedere l’invisibile, e comunicarlo, significa forse proprio questo

Il 26 settembre, in serata, Leone XIV ha pregato davanti alla Grotta di Massabielle, dove la beata Vergine Maria ha parlato a santa Bernadette trasmettendo al mondo “un luminoso messaggio di preghiera, di conversione e di speranza” (Leone XIV). L’indomani ha celebrato la messa nella Prateria del santuario e ha incontrato gli operatori e gli assistiti dell’Accueil Notre-Dame, la struttura che accoglie i pellegrini malati e con disabilità. Milioni di persone hanno potuto seguire anche in diretta questi momenti, come gli altri appuntamenti del viaggio apostolico in Francia. Ma la prima comunicazione di Lourdes non ebbe telecamere: fu una ragazza analfabeta che, davanti a chi la interrogava con sospetto, ripeteva: “Non sono incaricata di farvelo credere, sono incaricata di dirvelo”.

Il viaggio di Leone XIV, pellegrino e insieme pastore del suo popolo, ha offerto l’occasione anche per qualche riflessione sulla comunicazione dei luoghi di alta spiritualità. Lourdes, prima ancora che un luogo di cui parlare, è un luogo che parla, e non soltanto ai credenti. Lo sa bene chi l’ha raccontata dall’interno, come il giornalista e scrittore François Vayne, per un quarto di secolo direttore di Lourdes Magazine e poi della comunicazione del santuario, autore tra gli altri di Vedere l’invisibile. La vita e la spiritualità di Bernadette Soubirous (Lev, 2020), oggi responsabile della comunicazione dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Per Vayne il messaggio di Lourdes coincide con quello del Vangelo, “la Buona Notizia di un amore che perdona e che rialza”.

Papa Francesco aveva invitato, nel 2023, a guardare al santuario “come a una profezia, una lezione affidata alla Chiesa nel cuore della modernità”, perché “non vale solo ciò che funziona e non conta solo chi produce” e le persone malate sono al centro del popolo di Dio. Vayne, in una testimonianza pubblica a Pompei, sempre nello stesso anno, ha raccontato di aver servito a Lourdes proprio questo “mistero della piramide capovolta, che si regge sul suo punto più fragile”. La verità di Lourdes sta nell’ordinario: il volontario che spinge una carrozzina, la famiglia che accompagna un figlio con disabilità, il malato che non guarisce ma torna a casa in pace, etc. Qui, “nessuna fragilità viene respinta” (Leone XIV). Il miracolo di questo luogo – “suscitare la gioia della speranza proprio nel cuore della prova e del dolore” (Leone XIV) – di generazione in generazione, si è fatto racconto, anche giornalistico.

Oggi la Grotta santa è pure un palinsesto televisivo, digitale e social, ma nessuna diretta può sostituire l’esperienza del pellegrinaggio e della presenza: il cristianesimo passa attraverso i corpi, i luoghi, i gesti. Non a caso Lourdes è diventata la “casa” dei comunicatori cattolici. Dal 2018 vi si svolgono le Giornate internazionali San Francesco di Sales, nate nel 1996 e ospitate per diciassette anni ad Annecy, la città del patrono dei giornalisti. Le organizzano la Federazione dei media cattolici francesi, il Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede e Signis, l’associazione cattolica mondiale per la comunicazione. Nel 2022 vi fu riproposta, come regola del mestiere, proprio la frase di Bernadette sull’essere incaricati di dire, non di far credere. Lourdes si conferma una provocazione radicale pure per i media e i loro operatori, a partire dai fondamentali della professione: chi è la fonte e perché è credibile, chi sta al centro della scena, che cosa si mette in circolo quando si pubblica, a chi appartiene la libertà di credere o non credere a ciò che si racconta. Bernadette, senza saperlo, aveva già risposto a tutte e quattro. Fu credibile per il disinteresse e per la fedeltà a parole che nemmeno comprendeva. Cedette la scena ai poveri e ai malati. Non aggiunse e non abbellì nulla. Lasciò a ciascuno la libertà di credere.

A Parigi, poche ore prima di raggiungere questo “santuario della speranza cristiana”, Leone XIV ha ricordato che la storia della Chiesa e dell’umanità non la scrive chi sembra vincere occupando lo spazio, ma chi “fa spazio”, avvia processi di pace e genera fiducia. Santa Bernadette non cercò visibilità, non costruì una narrazione, non difese la propria credibilità. Disse ciò che aveva visto, poi si fece da parte. Ma prima di dire, era stata guardata. La Signora le diede del voi, lei che era la figlia di mugnai caduti in miseria, e la guardò, raccontava, “come una persona guarda un’altra persona”. È questo il cuore di Lourdes, e anche il suo messaggio più attuale per chi comunica. “Maria guarda ciascuno di noi come una persona unica”, ha ricordato Leone XIV. In un tempo in cui gli algoritmi ci vedono come profili, il mercato come consumatori, la politica come consensi da conquistare, Lourdes ricorda che ogni comunicazione autentica comincia da uno sguardo che riconosce l’altro nella sua unicità. Non un pubblico, non un target, non un dato: una persona. Vedere l’invisibile, e comunicarlo, significa forse proprio questo.

 

 

 

 


×

Iscriviti alla newsletter