Costituita a luglio da Mundys, CriteriaCaixa e CCIES, la European Chamber of Concessionaires and Public-Private Partnerships punta a portare il modello delle concessioni nel dibattito europeo. Sullo sfondo, la revisione delle direttive sugli appalti pubblici e la necessità di mobilitare investimenti per infrastrutture, competitività e resilienza
La revisione delle direttive europee sugli appalti pubblici apre a Bruxelles una partita che riguarda non soltanto le regole del procurement, ma anche il ruolo che capitali e competenze private possono avere nello sviluppo delle infrastrutture europee. È in questo scenario che si inserisce la European Chamber of Concessionaires and Public-Private Partnerships (Ecp), costituita nella capitale belga lo scorso luglio con l’obiettivo di rappresentare presso le istituzioni europee le organizzazioni impegnate nello sviluppo, nella modernizzazione e nella gestione di infrastrutture e servizi pubblici attraverso concessioni e partenariati pubblico-privati.
A fondare la nuova associazione sono stati Mundys, CriteriaCaixa e la Chamber of Concessionaires of Infrastructure, Equipment and Public Services (CCIES), accomunati dalla volontà di valorizzare concessioni e partenariati pubblico-privati come strumenti al servizio dell’interesse generale, della sostenibilità e della competitività europea.
Il terreno sul quale l’Ecp intende muoversi è ampio. Modernizzazione delle infrastrutture, transizione energetica, digitalizzazione, mobilità sostenibile, resilienza dei servizi pubblici e investimenti di lungo periodo sono alcune delle sfide indicate dall’associazione. In questo quadro, la collaborazione tra pubblico e privato viene individuata come uno degli strumenti attraverso cui sostenere progetti strategici per la crescita economica, la competitività e la coesione territoriale dell’Unione europea.
L’ambizione è costruire progressivamente una piattaforma rappresentativa dei diversi settori interessati dalle concessioni e dai partenariati pubblico-privati. Dalle infrastrutture alla mobilità e al trasporto passeggeri, passando per gestione delle acque, servizi ambientali e rifiuti, energia e strutture pubbliche. Diverse organizzazioni, secondo quanto riferito dall’Ecp hanno già manifestato interesse ad aderire e si trovano in differenti fasi del processo di adesione.
Un primo tassello dell’attività della nuova organizzazione è arrivato con la presentazione a Bruxelles dello studio “Building the roads of tomorrow: public-private partnerships and the challenges of infrastructure in Europe”, coordinato dal professor José Manuel Vassallo dell’Università Politecnica di Madrid in collaborazione con GAMES Economics.
Lo studio guarda all’evoluzione del modello concessorio e dei partenariati pubblico-privati nel settore delle infrastrutture europee, richiamando anche i principi contenuti nei rapporti di Mario Draghi ed Enrico Letta sul futuro della competitività europea e del mercato unico.
La tesi indicata dallo studio è che il modello concessorio possa costituire una soluzione efficace e sostenibile. Nell’ambito dei partenariati pubblico-privati, gli operatori privati possono contribuire al finanziamento della modernizzazione delle reti infrastrutturali transfrontaliere, comprese strade e autostrade, senza aumentare il debito pubblico o la tassazione e mettendo a disposizione risorse e competenze tecniche nello sviluppo sostenibile.
È soprattutto sul terreno delle regole europee, però, che l’Ecp punta a ritagliarsi uno spazio. Nel 2026 è stato avviato il processo di revisione delle direttive europee sugli appalti pubblici e sulle concessioni, la 2014/24/UE e la 2014/23/UE. Un passaggio che l’associazione considera un’occasione per riflettere sul contributo che concessioni e partenariati pubblico-privati possono offrire agli obiettivi dell’Unione in materia di competitività, sostenibilità e autonomia strategica.
L’obiettivo dichiarato è contribuire al processo legislativo promuovendo un quadro normativo capace di favorire la collaborazione tra settore pubblico e privato e la mobilitazione degli investimenti, combinando le capacità di pianificazione e supervisione delle amministrazioni pubbliche con esperienza, innovazione ed efficienza degli operatori specializzati.
Alla guida dell’Ecp c’è Christian Masset, già ambasciatore di Francia in Italia e Giappone ed ex segretario generale del ministero degli Affari Esteri francese. Masset è presidente di Azzurra, la holding italo-francese del Gruppo Mundys che controlla il gruppo Aéroports de la Côte d’Azur.
Con Masset, l’attuale consiglio comprende Francesc Sibina Buron, Leduina Petrone e A. Rey come vicepresidenti e Alberto Dorrego de Carlos come segretario dell’organo di governo.
Per l’Ecp, quindi, la costituzione dello scorso luglio rappresenta il punto di partenza di un percorso che punta a costruire una voce europea sulle concessioni e sui partenariati pubblico-privati. Con la revisione delle regole europee sul procurement come primo banco di prova.
















