Il premier socialista ha ceduto. Dopo il fallimento nel voto su due decreti di politica abitativa, è arrivato l’annuncio di elezioni generali anticipate per il 29 novembre. Il peso del caso dell’anziana sfrattata e il futuro politico nel Paese iberico
“Più di tre anni fa, le urne e il Congresso sono tornati a scommettere per un governo di coalizione socialista. Non è stato facile. In questa legislatura abbiamo dovuto navigare situazioni molto difficili. Abbiamo dovuto lavorare con un Congresso molto duro, nel quale molti confondono assurdamente patto con tradimento e blocco con vittoria. Abbiamo dovuto combattere contro élite molto potenti che vogliono controllare il Paese. E abbiamo dovuto gestire la peggiore opposizione della storia della democrazia”.
Con queste giustificazioni, il premier spagnolo Pedro Sanchez ha ammesso di non farcela più. La resa politica è arrivata con l’annuncio di elezioni generali anticipate per il 29 novembre, ultima data prevista dalla legge elettorale. A spingere la decisione è stato il fallimento nella votazione al Congresso di due decreti di politica abitativa che non sono stati accolti dal Partito Popolare, Unione del Popolo Navarro (UPN), Vox e Junts.
La risonanza del caso dell’anziana Maricarmen Abascal, 87 anni, sgomberata dall’abitazione in cui ha vissuto per 71 anni, ha pesato più della crisi migratoria a Ceuta e tutti i casi di corruzione che hanno coinvolto il leader socialista spagnolo. La chiave del fallimento è stata l’abbandono della formazione politica Junts al progetto di Sánchez. Inizialmente, il partito aveva detto di sostenere i decreti, o almeno di astenersi. Ma alla fine la formazione guidata dal separatista Carles Puigdemont ha deciso di dire no ai socialisti e portare gli spagnoli, ancora una volta, alle urne anticipatamente.
Dal palazzo di governo de La Moncloa, Sánchez ha difeso il suo governo e ha avvertito su una possibile regressione al Paese nelle politiche estremiste della destra. Le proteste in diverse città del Paese iberico, e il richiamo a uno sciopero generale, aumentano la tensione.
Intanto, la sinistra è stata colta di sorpresa e si trova davanti l’impresa di trovare un candidato valido in tempo record. Secondo il quotidiano El Pais, i partiti di sinistra lanceranno un Fronte Ampio alle generali il sabato 17 ottobre, un giorno dopo la chiusura per registrare le coalizioni. Irene Montero del partito Podemos ha proposto il voto alle primarie il 14 e il 15 ottobre.
Gli ultimi sondaggi del Pais indicano il Partito Popolare come la forza politica più votata, con un vantaggio di solo quattro punti rispetto ai socialisti del Psoe. Il partito Vox, invece, potrebbe essere l’unico partito in crescita. Anche il sondaggio Sigma Dos per il quotidiano El Mundo posiziona i popolari come vincitori, in questo caso però con sette punti di vantaggio.
Sánchez ha concluso sulla riflessione che dovranno fare gli spagnoli in queste settimane, prima del voto. La scelta sarà “se volete che il nostro Paese torni indietro o continui ad andare avanti, se preferite avere un governo che lavori per l’interesse della maggioranza sociale o preferite consegnare il controllo del Paese ad una coalizione di estrema destra che non ha proposto nulla”.
















