I recenti cambi di governo a Santiago e Lima aprono prospettive interessanti per il rafforzamento delle relazioni economiche con l’Italia. Dalle materie prime critiche alle infrastrutture, dall’energia alle tecnologie industriali, due mercati strategici del Pacifico sudamericano tornano al centro dell’attenzione. L’analisi di Lorenzo Tordelli, economista che si occupa da oltre 20 anni di di cooperazione tra Ue e America latina
C’è una parte dell’America Latina che sta attraversando una trasformazione politica destinata a incidere anche sui rapporti economici con l’Europa. È quella del Pacifico sudamericano, dove Cile e Perù, due economie ricche di risorse strategiche e profondamente integrate nei mercati internazionali, hanno recentemente inaugurato una nuova stagione politica. L’insediamento di José Antonio Kast alla presidenza cilena, nel marzo 2026, e quello di Keiko Fujimori in Perù, nel luglio successivo, hanno portato alla guida dei due Paesi governi conservatori che attribuiscono particolare importanza alla sicurezza, alla crescita economica e al rilancio degli investimenti privati.
Pur partendo da situazioni differenti, entrambi i governi manifestano un orientamento favorevole al rafforzamento delle relazioni con partner internazionali capaci di offrire investimenti, tecnologie e competenze industriali. Per l’Italia potrebbe aprirsi una fase particolarmente interessante, non soltanto per aumentare le esportazioni, ma soprattutto per consolidare una presenza industriale di lungo periodo. I Business forum Italia-Perù e Italia-Cile, svoltisi rispettivamente a Lima il 5 ottobre e a Santiago l’8 ottobre, nell’ambito della missione imprenditoriale guidata dal Sottosegretario al Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Maria Tripodi, rappresentano un segnale di questa possibilità. Due appuntamenti che, al di là delle singole iniziative, evidenziano il potenziale di un rilancio delle relazioni economiche con due partner strategici per l’Italia.
Due economie complementari al sistema produttivo italiano
Il Cile rappresenta storicamente uno dei mercati più aperti e istituzionalmente solidi dell’America Latina. Il nuovo governo punta a rafforzare la fiducia degli investitori e a rilanciare l’attività produttiva, anche attraverso una maggiore attenzione alla semplificazione amministrativa e al ruolo dell’impresa privata. Il Perù, dopo una lunga fase di instabilità politica, dispone a sua volta di importanti potenzialità di crescita, sostenute dalle risorse minerarie, dalla competitività del settore agro-esportatore e da una significativa domanda di infrastrutture.
La possibile convergenza con l’Italia non va tuttavia letta soltanto in termini di affinità politica. L’elemento più interessante è la complementarità tra le esigenze di sviluppo dei due Paesi e le competenze del sistema industriale italiano. Cile e Perù hanno bisogno di infrastrutture, tecnologia, macchinari e personale qualificato. L’Italia dispone di imprese e filiere produttive capaci di rispondere a una parte significativa di questa domanda, con un’offerta che combina innovazione tecnologica, specializzazione industriale e capacità di adattamento alle esigenze dei mercati locali.
Minerali critici ed energia, una partita strategica
Uno dei principali terreni di collaborazione riguarda le risorse minerarie e la transizione energetica. Secondo le stime 2025 dell’US geological survey, Cile e Perù contribuiscono insieme a circa un terzo della produzione mineraria mondiale di rame, una materia prima strategica per l’elettrificazione, lo sviluppo delle reti energetiche e le nuove tecnologie industriali. Il Cile riveste inoltre un ruolo di primo piano nella filiera mondiale del litio, collocandosi tra i maggiori produttori globali, con una quota superiore al 19% della produzione e circa un quarto delle riserve mondiali accertate. Il litio è una componente fondamentale delle batterie ricaricabili, destinate ad assumere un ruolo sempre più centrale nella mobilità elettrica e nell’accumulo delle energie rinnovabili. Rame e litio collocano dunque Cile e Perù al centro di alcune delle filiere industriali più importanti per l’economia del futuro. Per l’Italia, caratterizzata da una forte industria manifatturiera ma da una disponibilità limitata di materie prime strategiche, il rafforzamento dei rapporti con questi due Paesi assume un’importanza che supera la dimensione commerciale.
La prospettiva più interessante non riguarda soltanto l’accesso alle risorse naturali, ma la possibilità di sviluppare filiere industriali integrate, nelle quali le imprese italiane possano contribuire con tecnologie di estrazione e trasformazione, macchinari specializzati, sistemi di automazione, efficienza energetica e soluzioni per l’economia circolare e il riciclo. Si tratta di un approccio che risponde anche all’interesse dei Paesi latinoamericani a sviluppare attività produttive a maggiore valore aggiunto. In questo quadro, l’Accordo commerciale interinale tra Unione europea e Cile, entrato in vigore nel febbraio 2025, contribuisce a creare condizioni favorevoli per nuovi investimenti sostenibili, in particolare nelle filiere delle materie prime critiche, nelle energie rinnovabili e nelle infrastrutture strategiche.
Infrastrutture, agroindustria e tecnologie: le opportunità per le imprese italiane
Accanto alle risorse minerarie, esistono importanti prospettive di collaborazione in altri settori. In Perù, la modernizzazione delle infrastrutture di trasporto, delle reti ferroviarie, dei collegamenti logistici e dei servizi essenziali rappresenta una delle principali esigenze di sviluppo. Sono ambiti nei quali le imprese italiane dispongono di competenze riconosciute, sia nella realizzazione di grandi opere sia nella fornitura di tecnologie e componentistica specializzata. In Cile, la transizione energetica, l’elettromobilità e lo sviluppo delle energie rinnovabili stanno creando nuove opportunità per le imprese attive nella produzione di tecnologie, nella gestione delle reti e nei servizi industriali avanzati.
Un capitolo particolarmente interessante riguarda l’agroindustria e il settore alimentare, nei quali entrambi i Paesi occupano posizioni di rilievo sui mercati internazionali. Il Cile è il secondo produttore mondiale di salmone, con circa un terzo della produzione globale, e si conferma leader internazionale nelle esportazioni di ciliegie fresche, grazie soprattutto alla crescente domanda dei mercati asiatici. Il Perù è invece il primo esportatore mondiale di mirtilli, con vendite all’estero che nel 2025 hanno sfiorato i 2,5 miliardi di dollari. A questi si aggiungono uva da tavola, avocado, agrumi e numerosi altri prodotti destinati ai mercati internazionali.
La collocazione geografica dei due Paesi, nell’emisfero australe, consente inoltre di esportare una parte importante della produzione ortofrutticola durante l’inverno europeo, in complementarità con le nostre stagioni produttive. Una vocazione agroesportatrice che apre opportunità significative per le imprese italiane nella fornitura di macchine agricole, sistemi di irrigazione, tecnologie per la lavorazione e il confezionamento alimentare, refrigerazione, catena del freddo e logistica. Settori nei quali l’Italia dispone di competenze industriali e di una rete di Pmi altamente specializzate, capaci di contribuire alla modernizzazione delle filiere produttive locali. Ulteriori prospettive riguardano la cooperazione scientifica e tecnologica, le applicazioni satellitari, le tecnologie sanitarie e i servizi ad alto valore aggiunto. Sono settori nei quali il tessuto italiano delle piccole e medie imprese può trovare opportunità importanti, anche attraverso partenariati con operatori locali.
Il fattore decisivo delle competenze
Un elemento comune a molte di queste opportunità riguarda la disponibilità di personale qualificato. Gli investimenti nell’energia, nella mobilità elettrica, nelle attività minerarie e nell’automazione industriale richiedono competenze professionali che non sempre sono immediatamente disponibili nei territori interessati. In questa prospettiva, la capacità di sviluppare competenze locali adeguate alle nuove esigenze produttive rappresenta non soltanto una condizione per la sostenibilità degli investimenti, ma anche un’opportunità per costruire partenariati industriali più solidi e duraturi.
Un esempio viene dal Cile, dove si stanno sviluppando iniziative per collegare gli investimenti nell’elettromobilità alle esigenze di formazione professionale, anche attraverso il coinvolgimento di Enel, delle istituzioni locali e dei programmi europei di cooperazione. Analogo schema si sta promuovendo in Perù con Acea. È un approccio che potrebbe trovare applicazione anche nella filiera mineraria, nell’economia circolare, nel riciclo e nella meccanizzazione agricola. La capacità di integrare investimenti industriali e sviluppo delle competenze rappresenta infatti un elemento sempre più importante nella competizione internazionale.
Una nuova fase per le relazioni economiche
L’Italia dispone già di una presenza economica significativa nei due Paesi e di un articolato sistema di sostegno all’internazionalizzazione, che comprende la rete diplomatico-consolare, Ice, Cdp, Sace, Simest e le Camere di commercio italiane all’estero. A questi strumenti si affiancano i programmi di cooperazione italiana ed europea, anche attraverso iniziative promosse dall’IILA nei settori della sostenibilità produttiva, dell’innovazione e della formazione professionale. È una combinazione di strumenti che può favorire il passaggio dalla semplice promozione commerciale alla costruzione di partenariati industriali più strutturati, in linea con gli obiettivi della diplomazia della crescita e della strategia Global gateway a livello europeo.
Naturalmente, le opportunità non mancano di complessità. La stabilità normativa, la sicurezza, l’efficienza amministrativa e la competizione con altri partner internazionali continueranno a incidere sulle decisioni degli investitori. I recenti Business forum di Lima e Santiago hanno comunque riportato l’attenzione su due mercati che, per risorse, posizione geografica e prospettive di sviluppo, rivestono un interesse crescente per l’industria italiana. La nuova stagione politica di Cile e Perù offre dunque l’occasione per guardare alle relazioni con il Pacifico sudamericano con rinnovato interesse, esplorando possibilità di collaborazione che vanno ben oltre gli scambi commerciali tradizionali. Quanto questa fase saprà tradursi in nuove iniziative industriali e in rapporti economici più profondi dipenderà, come sempre, dalle scelte dei governi, dalle condizioni dei mercati e dalla capacità delle imprese di coglierne le opportunità.







