O si ha il coraggio di ritornare politicamente protagonisti oppure, e di conseguenza, ci si riduce ad essere del tutto marginali e periferici. Un epilogo, va pur detto, che sarebbe triste e anche un po’ decadente per una nobile e gloriosa cultura politica che ha caratterizzato ed accompagnato la stessa crescita e consolidamento della nostra democrazia. L’opinione di Giorgio Merlo
È ormai abbastanza evidente che adesso i centristi devono dire apertamente, e chiaramente, cosa vogliono fare e come si vogliono comportare nella dialettica politica italiana contemporanea. Al riguardo ci sono due concrete considerazioni che non possono non essere evidenziati. Innanzitutto il centro, e di conseguenza i centristi, non possono più limitarsi a giocare un ruolo residuale, marginale, periferico e politicamente del tutto marginale. Il dibattito a cui abbiamo assistito in questi ultimi tempi è abbastanza deprimente per il futuro e la prospettiva del centro.
Quando una coalizione come quella del “campo largo” è egemonizzata sotto il versante politico, culturale e programmatico dalla sinistra populista, radicale, massimalista ed estremista è di tutta evidenza che l’apporto delle potenziali ed eventuali forze centriste è semplicemente irrilevante. È appena sufficiente, al riguardo, osservare concretamente il peso reale di tutto ciò che non è riconducibile al campo della sinistra progressista per rendersi conto che il centro da quelle parti è sostanzialmente ridotto al peso che avevano i “cattolici indipendenti di sinistra” eletti nelle liste del Pci negli anni ‘70 e ‘80. Cioè politicamente nulla. E non è un caso, del resto, che la frammentazione delle mille sigle centriste nella coalizione di sinistra e progressista è solo funzionale alla richiesta di avere qualche seggio parlamentare gentilmente offerto dagli azionisti di maggioranza dell’alleanza.
Sul versante del centro destra, e specularmente, la situazione è leggermente diversa ma non granchè perché il peso, l’autorevolezza e il carisma della premier di Giorgia Meloni sono talmente forti ed oggettivi che indeboliscono, se non oscurare del tutto, l’apporto e il contributo delle forze centriste. Il ruolo e il peso di Forza Italia, nello specifico, non sono in grado nè di rappresentare un autentico luogo politico centrista e nè, al contempo, di condizionare adeguatamente il progetto politico complessivo della coalizione stessa. Insomma, due situazioni che evidenziano, di fatto, l’impotenza e la sostanziale irrilevanza politica e progettuale della politica di centro, del progetto di centro e della stessa cultura politica di centro. Una situazione, come ovvio, che non può essere la via più gettonata per chi continua ad individuare nella politica di centro una risposta positiva e concreta alle difficoltà della politica contemporanea.
In secondo luogo, e specularmente, il centro assolve al suo ruolo se è in grado di ritornare politicamente protagonista. O all’interno della coalizione di riferimento oppure dando vita ad un centro autonomo e sganciato dai due poli maggioritari.
In entrambi i casi, però, non può ridursi a giocare un ruolo puramente ancillare e, di conseguenza, del tutto irrilevante. Certo, nessuno pensa di ritornare ad una stagione, quella della prima repubblica, dove il centro ha giocato un ruolo decisivo e determinante sotto il profilo politico e progettuale e della stessa cultura di governo. Un ruolo, meno incisivo, che comunque sia è stato praticato anche durante la prima fase della seconda repubblica dove le forze centriste hanno saputo giocare un ruolo decisivo. Non a caso si parlava ancora di centro sinistra e di centro destra. Ecco perché, e al di là di molte chiacchiere, la posta in gioco è abbastanza semplice da descrivere. E cioè, o si ha il coraggio di ritornare politicamente protagonisti oppure, e di conseguenza, ci si riduce ad essere del tutto marginali e periferici. Un epilogo, va pur detto, che sarebbe triste e anche un po’ decadente per una nobile e gloriosa cultura politica che ha caratterizzato ed accompagnato la stessa crescita e consolidamento della nostra democrazia.
















