Ministro, magistrati, polizia e un sindaco: la lista di Noname057(16) mescola ritorsione e messaggio politico sull’Ucraina. Indaga la procura di Roma, mentre Palazzo Chigi parla di grande preoccupazione
Gli attacchi non riguardano più soltanto siti istituzionali messi fuori uso per qualche ora. Ora colpiscono persone, con tanto di nomi, numeri di telefono e indirizzi di casa. È il salto di qualità che emerge dal caso che coinvolge Antonio Tajani: alcuni criminali informatici hanno diffuso sul dark web i dati personali del vicepremier e ministro degli Esteri e quelli dei suoi familiari. Lo ha reso noto lo stesso titolare della Farnesina con un messaggio su X. Il tono è più quello di una presa di posizione politica che di una semplice denuncia.
“Non mi farò intimidire in nessun modo”, ha scritto Tajani, che ha legato apertamente l’attacco alla linea del governo su Kyiv: “La nostra posizione sull’Ucraina è la ragione politica per cui sono entrato nel mirino”. Secondo il ministro, schierarsi in modo netto a favore della sovranità e dell’indipendenza di una nazione è, per queste entità criminali, “pericoloso”. Poi è passato dal piano personale a quello strategico: “Siamo di fronte ad una guerra ibrida”. Per questo ha chiesto che il tema sia al centro della riunione del G7 in programma lunedì a Parigi.
Il Fatto Quotidiano ha ricostruito la vicenda. Da almeno due settimane il collettivo filorusso Noname057(16) pubblica sul dark web dati su Tajani e offre denaro a chi fornisce altre informazioni. Le stesse richieste riguardano il procuratore di Roma Francesco Lo Voi e il capo della Polizia postale Ivano Gabrielli. Il gruppo è considerato legato al Gru, il servizio segreto militare di Mosca. Dal 26 ottobre ha messo una “taglia” sui dati sensibili di diciotto persone, ritenute nemiche della Federazione Russa. Tra gli italiani c’è anche Paolo Tassan-Zanin, sindaco di Aviano, dove si trova una base aerea militare statunitense. All’estero figurano il presidente di Eurojust Michael Schmid, il magistrato della Procura di Francoforte Benjamin Krause, il capo della polizia criminale tedesca Holger Münch e il giornalista d’inchiesta Michael Alexander Martens, ricercato da Mosca. Le schede sono dettagliate: curriculum, dati pubblici, numeri di telefono privati, email e indirizzi delle abitazioni.
La lista ha una sua logica. Lo Voi, Gabrielli e altri bersagli hanno partecipato all’operazione che ha spento il server del gruppo, quindi una parte dell’elenco è una ritorsione contro chi ha indagato. Un’altra parte è politica: Tajani rappresenta la linea italiana sull’Ucraina. Un’altra ancora è simbolica e militare, come Aviano. Il risultato è una mappa degli “avversari” che mette insieme magistratura, forze di polizia, diplomazia, amministrazioni locali e stampa.
Tajani e le istituzioni italiane sono da anni nel mirino di Noname057(16). Il gruppo ha più volte colpito i siti della Farnesina, di diversi ministeri, delle ambasciate e delle banche. Finora però si trattava soprattutto di attacchi dimostrativi, fastidiosi ma reversibili. La pubblicazione di dati personali e la richiesta a pagamento di informazioni aggiuntive cambiano la natura della minaccia. L’obiettivo è intimidire singole persone. La raccolta di dati viene di fatto affidata a chiunque sia disposto a collaborare in cambio di denaro. Ed esporre gli indirizzi di casa trasferisce il rischio dal piano digitale a quello fisico. Secondo il Fatto, la minaccia è ancora online perché nessuno l’ha neutralizzata. Sul caso indaga la procura di Roma.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso “piena solidarietà” al vicepremier. Ha parlato di “grande preoccupazione” per la messa in vendita di informazioni riservate su esponenti delle istituzioni, un fenomeno che a suo giudizio va affrontato “con la massima determinazione”. La premier ha poi aggiunto un passaggio di politica interna, definendo altrettanto preoccupante la circolazione di immagini false, “diffuse anche da esponenti dell’opposizione”.







