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Così Trump continua a combattere la flotta ombra russa nel Venezuela post-Maduro

Washington continua a stringere il cerchio sulle esportazioni petrolifere venezuelane. Con il sequestro della petroliera “Veronica, gli Stati Uniti rafforzano il contrasto alla flotta ombra e consolidano il controllo sul greggio di Caracas, in una fase di profonda riorganizzazione politica ed energetica del Paese

Il raid culminato con la cattura del (ormai ex) presidente venezuelano Nicolas Maduro non ha posto fine alle tensioni legate al Paese del Sud America. Nelle scorse ore gli Stati Uniti hanno sequestrato una sesta petroliera collegata al Venezuela nel Mar dei Caraibi, nel quadro di una più ampia operazione volta a controllare e limitare le esportazioni di greggio venezuelano. Secondo quanto dichiarato dal Comando Sud delle forze armate statunitensi, la petroliera stava violando la “quarantena delle navi sanzionate” imposta dal presidente Donald Trump. “L’unico petrolio che lascerà il Venezuela sarà quello coordinato in modo corretto e legale”, ha affermato lo Us Southern Command, che ha diffuso anche un video dell’operazione, mostrando marines e marinai salire a bordo della nave.

Il sequestro arriva in un momento di profonda riorganizzazione del settore energetico venezuelano, dopo le recenti operazioni militari statunitensi nel Paese e la cattura di Maduro. Trump ha dichiarato l’intenzione di sfruttare le vaste riserve petrolifere del Venezuela e, secondo quanto riferito da un funzionario americano, gli Stati Uniti hanno completato la loro prima vendita di petrolio venezuelano, per un valore stimato di 500 milioni di dollari. Parallelamente, il blocco navale ha avuto un impatto significativo sulle esportazioni venezuelane. Secondo Matt Smith, responsabile dell’analisi statunitense presso la società Kpler, i carichi di greggio sono diminuiti più o meno della metà nel corso del mese, scendendo a circa 400.000 barili al giorno. Al momento, solo le navi legate a Chevron e dirette verso gli Stati Uniti continuano a operare regolarmente.

La Veronica è una petroliera di piccole dimensioni battente bandiera guyanese che, secondo i registri dell’Organizzazione Marittima Internazionale, in passato era stata registrata in Russia con altri nomi. La nave farebbe parte di un gruppo di circa 17 petroliere che avrebbero tentato di violare il blocco navale all’inizio del mese. Resta poco chiaro perché le unità della “flotta ombra” continuino a esporsi al rischio di sequestro, ma un fattore determinante sarebbe rappresentato dai costi economici dei ritardi: ogni giorno di inattività comporta perdite finanziarie significative. Il blocco imposto dagli Stati Uniti ha inoltre creato un collo di bottiglia nelle forniture, impedendo al petrolio venezuelano di raggiungere i mercati di destinazione, in particolare quello cinese. Allo stesso tempo, emergono segnali di adattamento, con alcune petroliere ora dirette verso le Bahamas per operazioni di stoccaggio.

Il sequestro della Veronica è avvenuto poche ore prima di un incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump e la leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado. Trump l’ha in passato definita una “combattente per la libertà”, ma ha escluso la possibilità di affidarle la guida del Paese dopo la rimozione di Maduro, sostenendo che non goda di un sostegno interno sufficiente. Il presidente statunitense ha invece appoggiato Delcy Rodríguez, ex-vicepresidente di Maduro, come presidente ad interim, definendola un’“alleata” e lodandone la cooperazione con Washington. Secondo la Casa Bianca, Rodríguez avrebbe svolto un ruolo chiave nell’accordo energetico da 500 milioni di dollari e avrebbe confermato l’impegno del governo ad interim a rilasciare prigionieri politici. La portavoce Karoline Leavitt ha inoltre ricordato che cinque cittadini statunitensi sono stati liberati recentemente. “Il presidente apprezza ciò che sta vedendo e si aspetta che questa cooperazione continui”, ha dichiarato la portavoce.


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