L’Indo-Pacifico emerge come uno spazio strategico unitario in cui l’India traduce la propria centralità geografica in capacità operativa, combinando potenza navale, sicurezza delle rotte e diplomazia dello sviluppo. Da Sagar a Mahasagar, Nuova Delhi si posiziona come fornitore di sicurezza e partner affidabile del Global South, con l’obiettivo di sostenere un ordine marittimo libero, aperto e basato su regole in una fase di crescente competizione sistemica. Il commento di Suchitra Durai, ex ambasciatrice indiana in Thailandia ed ex Alta Commissaria dell’India in Kenya
Il 20 ottobre 2025, in occasione di Deepavali, la grande festa indiana delle luci, il Primo Ministro Narendra Modi, intervenendo a bordo della prima portaerei costruita interamente in India, la Ins Vikrant, ha richiamato l’attenzione sulla centralità dell’Oceano Indiano nel calcolo strategico di Nuova Delhi. Modi ha ricordato che il 66% delle forniture mondiali di petrolio e il 50% del traffico globale di container transitano attraverso l’Oceano Indiano. «E nel garantire la sicurezza di queste rotte», ha affermato, «la Marina indiana fa la guardia come sentinella dell’Oceano Indiano».
La percezione dell’Oceano Indiano e dell’Oceano Pacifico come un unico spazio strategico ha iniziato a prendere forma a metà degli anni Duemila, in particolare in India, dopo che il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe, in un discorso al Parlamento indiano nell’agosto 2007, fece riferimento alla “Confluenza dei Due Mari”. Nel giro di un decennio, il termine “Indo-Pacifico” è diventato di uso globale, soprattutto dopo che il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nel suo intervento al vertice Apec in Vietnam nel 2017, invocò un Indo-Pacifico libero e aperto.
La visione indo-pacifica dell’India è stata articolata in modo compiuto dal Primo Ministro Modi allo Shangri-La Dialogue nel giugno 2018. In quell’occasione, Modi sottolineò che la regione indo-pacifica rappresenta, tra le altre cose, «uno spazio libero, aperto e inclusivo, che ci unisce in una comune ricerca di progresso e prosperità. Essa comprende tutte le nazioni di questa area geografica, così come altre al di fuori che vi abbiano un interesse diretto».
In un certo senso, questa evoluzione è stata il risultato naturale della trasformazione della politica estera e di sicurezza dell’India, avviata già negli anni Settanta e accelerata con la fine della Guerra Fredda nel 1991. Da una postura prevalentemente continentale, l’India ha progressivamente valorizzato i propri vantaggi marittimi, in particolare la posizione dominante nell’Oceano Indiano. La Marina indiana è stata in prima linea in questo processo: da forza costiera, si è trasformata in forza di bilanciamento negli anni Settanta e in marina d’altura negli anni Ottanta, arrivando a dominare l’Oceano Indiano settentrionale e centrale a partire dagli anni Novanta.
La liberalizzazione economica indiana ha inoltre spinto Nuova Delhi a guardare verso est, in particolare verso le economie tigre e l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (Asean), come partner privilegiati per la crescita economica e la prosperità condivisa. In questo contesto, nel 1992 è stata lanciata la Look East Policy, accompagnata dall’avvio di un dialogo istituzionalizzato con l’Asean. Nel 2012 India e Asean sono diventate partner strategici; la relazione è stata ulteriormente elevata a partenariato strategico globale nel 2022. Parallelamente, l’India ha promosso e partecipato a diversi formati plurilaterali, tra cui il Bimstec, focalizzato sulla regione del Golfo del Bengala, e il Mekong-Ganga Cooperation. Nel 2014, la Look East Policy è stata rafforzata e trasformata in Act East Policy, conferendo maggiore sostanza all’impegno indiano nella regione.
La visione indo-pacifica dell’India poggia su diversi pilastri. Nel 2015, il Primo Ministro Modi ha lanciato la politica per la Regione dell’Oceano Indiano denominata Sagar – Security and Growth for All in the Region. La dottrina Sagar si articola in cinque componenti: la sicurezza del territorio continentale e insulare dell’India e la garanzia di un Oceano Indiano sicuro e stabile; il rafforzamento della cooperazione economica e di sicurezza con i partner regionali attraverso attività di capacity building; l’azione collettiva e cooperativa; l’impegno per uno sviluppo sostenibile per tutti; e una maggiore centralità dell’impegno marittimo, partendo dal presupposto che la stabilità e la prosperità della regione siano responsabilità primaria degli attori regionali. L’India è inoltre membro fondatore della Indian Ocean Rim Association (Iora), un’organizzazione di 23 Paesi istituita nel 1997 per promuovere cooperazione economica, sicurezza marittima e sviluppo sostenibile. L’Act East Policy funge da cornice generale, sostenendo la centralità dell’Asean e i suoi meccanismi, incluso l’East Asia Summit come principale piattaforma di dialogo.
Lo tsunami del 2004 ha rappresentato un momento cruciale nel consolidamento delle credenziali indiane nel campo degli interventi di assistenza umanitaria e di risposta ai disastri. Dalle coste orientali dell’Africa fino alle isole del Pacifico, l’India ha fornito assistenza umanitaria in occasione di crisi e calamità naturali. Tra i principali interventi figurano l’assistenza al Myanmar dopo il ciclone Nargis nel 2008; l’Operazione Neer del 2014, con cui l’India è stata il primo Paese a fornire acqua potabile alle Maldive durante una grave crisi idrica; il sostegno all’Indonesia colpita da tsunami nel 2018; l’intervento immediato in Mozambico nel 2019 dopo due devastanti cicloni; l’Operazione Brahma, lanciata all’inizio del 2025 in risposta a un grave terremoto in Myanmar; e l’assistenza fornita allo Sri Lanka colpito da un ciclone alla fine del 2025. Il 19 gennaio, l’India ha inoltre inviato 30 tonnellate di aiuti umanitari alle Filippine, recentemente colpite da un super tifone.
La cooperazione allo sviluppo è parte integrante della visione indo-pacifica indiana. Il modello indiano di partenariato per lo sviluppo si basa su contributi a fondo perduto, linee di credito agevolate, capacity building e assistenza tecnica. Si tratta di un approccio caratterizzato da condizioni trasparenti, sostenibili e finanziariamente responsabili, attuato su richiesta dei Paesi partner e in linea con le loro priorità nazionali. L’impegno dell’India nella distribuzione di vaccini durante la pandemia di Covid-19, rivolto sia ai Paesi sviluppati sia a quelli in via di sviluppo, rappresenta un esempio senza precedenti. Nel 2023, durante la presidenza indiana del G20, Nuova Delhi ha amplificato la voce del Global South e promosso con forza la cooperazione allo sviluppo. Nel 2025, Modi ha annunciato Mahasagar, un’evoluzione della dottrina Sagar che segna il passaggio da una visione regionale a una prospettiva marittima globale, con particolare attenzione al Global South.
In qualità di partner privilegiato per la sicurezza marittima nell’Indo-Pacifico, l’India ha intensificato il proprio impegno attraverso esercitazioni congiunte bilaterali e plurilaterali, simposi navali, attività di capacity building ed esportazioni di equipaggiamenti per la difesa, sia sotto forma di donazioni sia tramite linee di credito dedicate, su richiesta dei Paesi partner. Un elemento cruciale della sicurezza marittima è il rafforzamento della Maritime Domain Awareness. In questo quadro, l’India ha promosso accordi di white shipping con numerosi Paesi e ha istituito un avanzato Information Fusion Centre – Indian Ocean Region (Ifc-Ior), che consente la condivisione in tempo reale di informazioni tra gli Stati partecipanti.
La libertà di navigazione e il commercio senza impedimenti costituiscono uno dei pilastri centrali della visione indo-pacifica indiana. Nel 2024, nell’ambito dell’Operazione Sankalp, la Marina indiana ha dispiegato oltre dieci unità navali, tra cui cacciatorpediniere lanciamissili e fregate, nel Golfo di Aden e nel Mar Arabico per proteggere il traffico commerciale in risposta agli attacchi condotti dagli Houthi. Si è trattato del più ampio dispiegamento navale effettuato da un singolo Paese.
In una fase di profonda instabilità e incertezza globale, l’India continua a proporsi come attore responsabile della comunità internazionale, contribuendo alla stabilità, alla prosperità e al mantenimento di un ordine indo-pacifico basato su regole condivise.
L’autrice, Suchitra Durai, è l’ex Ambasciatrice dell’India in Thailandia ed ex Alta Commissaria dell’India in Kenya
















