Skip to main content

Ecco i superpoteri di Rubio in Venezuela

Con un decreto speciale, il capo della Casa Bianca ha blindato il flusso di denaro che arriva dalle vendite del petrolio nel Paese sudamericano. È previsto un intervento al Senato del segretario di Stato americano il 28 gennaio per spiegare la politica che seguirà in Venezuela

Tutto cambia, niente cambia? Dopo l’arresto del leader del regime, Nicolas Maduro, tutto sembra calmo in Venezuela. Ma in realtà i fili del potere stanno cambiando strategie e schemi, specialmente sul piano economico. Di fronte al timore che la dittatura chavista riesca a sopravvivere senza il suo capo principale (restano operativi nell’orbita altri vertici, tra cui la presidente ad interim, Delcy Rodriguez), il presidente americano Donald Trump ha deciso di dare più deleghe di gestioni della transizione venezuelana al segretario di Stato, Marco Rubio. Sarà lui l’incaricato di garantire la ricostruzione del Venezuela con il denaro proveniente dalle vendite del petrolio.

Secondo il quotidiano spagnolo, El Pais, con un decreto speciale il capo della Casa Bianca vuole controllare che il regime non replichi gli stessi meccanismi di questi 30 anni al potere. Il decreto esecutivo è stato firmato il 9 gennaio senza grandi annunci o firme pubbliche e ha come obiettivo blindare i fondi derivati dalle vendite delle risorse venezuelane, che resteranno sotto custodia delle autorità americane. Per impedire che il denaro sia sotto embargo, trasferito o sottomesso a processi giudiziali, è stato dichiarato lo stato di emergenza. Il testo stabilisce che l’uso di questo denaro sarà condizionato alle decisioni del segretario di Stato americano, Marco Rubio.

Sarà lui, dunque, l’unico arbitro su come si spenderanno i soldi venezuelani durante la transizione. È previsto un intervento di Rubio al Senato americano il 28 gennaio per spiegare quale sarà la sua politica in Venezuela; sono previste anche le domande da parte dei parlamentari. Ma certo è che Delcy Rodriguez e i suoi restano senza controllo effettivo delle risorse, che sono state definite “proprietà sovrana” del Venezuela, ma sotto sorveglianza di Rubio.

“Non si tratta di un’operazione commerciale ma di uno strumento di politica estera per il controllo da remoto della dittatura”, sottolinea El Pais. Per l’amministrazione Trump si tratta di una barriera tecnica contro lo spreco o la corruzione durante la fase di transizione verso la democrazia in Venezuela. Questa decisione arriva in un momento in cui il presidente americano cerca di sostenere uno “scomodo equilibrio – prosegue El Pais -. Nel piano visibile, mantiene un rapporto di lavoro con Delcy per gestire dossier urgenti: coordinazione migratoria, liberazione di prigionieri, operazioni energetiche. Sul piano interno, segreto, cerca di blindare ogni passo perché questa cooperazione non si interpreti come indulgenza. Il denaro del greggio, in questo contesto, è la linea rossa”.

Risorse che non saranno poche. Trump spera di vendere fino a 50 milioni di barili di petrolio. La prima operazione è stata di 500 milioni di dollari, che sono arrivati in maniera sostanziale già in Venezuela, secondo fonti dell’agenzia Reuters.


×

Iscriviti alla newsletter