In un contesto geopolitico in cui le tariffe vengono sempre più utilizzate come strumento di pressione e in cui le democrazie occidentali hanno espresso preoccupazioni per il coinvolgimento dell’India con Russia e Cina nell’ambito dei Brics, è un segnale significativo dell’impegno dell’India verso l’Occidente e verso i valori democratici, pur mantenendo quella autonomia strategica che ha sempre caratterizzato la sua politica estera. L’analisi di Giulio Terzi di Sant’Agata e Vas Shenoy
L’Unione europea e l’India hanno annunciato la conclusione di oltre due decenni di negoziati che hanno portato alla creazione della più grande area di libero scambio al mondo tra la seconda e la quarta economia globale. L’accordo di libero scambio appena siglato è storico: dà vita a un mercato integrato tra due grandi democrazie che insieme rappresentano circa 2 miliardi di persone e il 25% del Pil mondiale.
Attualmente l’Ue e l’India scambiano beni e servizi per oltre 180 miliardi di euro l’anno, sostenendo 800.000 posti di lavoro nell’Unione. Col nuovo Accordo, le esportazioni europee aumenteranno notevolmente, grazie soprattutto alla forte riduzione dei dazi sancita dal primo ministro Modi e dalla presidente della Commissione Ue von der Leyen. Complessivamente, le riduzioni tariffarie permetteranno un risparmio stimato di circa 4 miliardi di euro l’anno sui prodotti europei. In un contesto geopolitico in cui le tariffe vengono sempre più utilizzate come strumento di pressione e in cui le democrazie occidentali hanno espresso preoccupazioni per il coinvolgimento dell’India con Russia e Cina nell’ambito dei Brics, è un segnale significativo dell’impegno dell’India verso l’Occidente e verso i valori democratici, pur mantenendo quella autonomia strategica che ha sempre caratterizzato la sua politica estera.
Mai prima d’ora l’India aveva stabilito un libero scambio così libero dalle barriere commerciali, basti pensare alla drastica riduzione dei dazi sulle automobili, dal 110% al 10%, e alla loro piena eliminazione su prodotti come componenti automobilistici, macchinari e prodotti chimici. Anche la pasta italiana arriverà progressivamente a dazio zero, così come l’olio d’oliva.
Ma c’è di più. L’Accordo di libero scambio Ue-India è strategico per il successo di Imec, il corridoio multimodale marittimo e ferroviario per il commercio, i dati e l’energia, firmato in occasione del G20 ospitato a Nuova Delhi nel 2023, che ha visto l’Italia con il governo Meloni tra i primissimi firmatari e promotori. Al recente vertice italo-tedesco, tenutosi a Roma nei giorni scorsi, il cancelliere Merz ha confermato l’intenzione della Germania di sostenere Trieste quale destinazione finale europea per Imec, in linea con la posizione da sempre promossa dalla presidente Meloni. Il terminal ferroviario-marittimo di Trieste collega, infatti, il cuore industriale dell’Italia e dell’Europa come nessun altro porto mediterraneo.
All’interno dell’Accordo Ue-India, infine, è stato firmato un Partenariato per la Sicurezza e la Difesa, un primo quadro di cooperazione tra Bruxelles e Nuova Delhi che rafforzerà i legami in svariati settori, dalla sicurezza marittima all’industria della difesa, passando per le minacce ibride e cyber. Anche tale aspetto è fondamentale, perché delinea la volontà di avere una strategia di sicurezza comune dall’Indo-Pacifico al Mediterraneo.







