Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Lin Chia-lung, ministro degli Affari esteri di Taiwan, dedicato alla sicurezza dei cavi sottomarini come tema emergente di sicurezza nazionale, resilienza strategica e competizione geopolitica. Il contributo analizza le minacce ibride che colpiscono le infrastrutture critiche, il contesto dello Stretto di Taiwan e l’iniziativa Risk, proponendo un approccio cooperativo e multilivello per rafforzare la protezione delle reti sottomarine come bene pubblico globale
Negli ultimi anni, diversi cavi sottomarini e oleodotti energetici strategici in Europa e nella regione dell’Atlantico settentrionale sono stati oggetto di sabotaggi, mettendo i governi in stato di massima allerta. Episodi di sabotaggio dei cavi si sono verificati anche in Asia e nei Paesi insulari del Pacifico, portando allo sviluppo di meccanismi di emergenza, di backup e di risposta.
Questi eventi ci hanno più volte ricordato che, nell’era digitale, non sono solo i data center a sostenere il funzionamento globale: una rete di cavi che si estende per migliaia di chilometri sotto il mare è cruciale. La sopravvivenza di molti Paesi dipende da queste linee di energia e comunicazione.
Chi controlla il flusso delle informazioni può influenzare il modo in cui il mondo funziona. E chi controlla l’energia e l’elettricità può decidere il destino delle nazioni. I cavi sottomarini sono una componente estremamente cruciale, ma spesso trascurata, dell’infrastruttura che regge il mondo di oggi.
La sicurezza dei cavi sottomarini è una questione di sicurezza nazionale e geopolitica
Si è verificato un cambiamento nella percezione dei cavi sottomarini, in particolare per Taiwan, che dipende in larga misura dalle comunicazioni e dalle linee elettriche sottomarine per sostenere la propria economia digitale e i mezzi di sussistenza dei cittadini. La sicurezza dei cavi sottomarini non è solo una questione tecnologica e industriale: essi rappresentano un asset strategico di primaria importanza per la sicurezza nazionale, la resilienza e la geopolitica.
Numerosi casi di danneggiamento dei cavi sottomarini si sono verificati nelle acque attorno a Taiwan, in particolare nello Stretto di Taiwan, con una frequenza tale da attirare un’attenzione significativa e da dimostrare che i rischi in corso per queste infrastrutture sono in aumento.
Danni ripetuti si sono verificati all’inizio dello scorso anno. I cavi internazionali nelle acque al largo di Keelung sono stati danneggiati dalla Shunxing 39, una nave cargo battente bandiera camerunense con legami cinesi. Nel frattempo, il cavo sottomarino Taiwan–Penghu n. 3 è stato tranciato dalla Hong Tai 58, una nave mercantile battente bandiera togolese e operata con il sostegno cinese.
Come strumento di molestie nella “zona grigia” e di minacce ibride, il danneggiamento dei cavi sottomarini ha costi relativamente bassi ma un impatto elevato sul funzionamento della società, incidendo sui collegamenti interni e internazionali di una nazione.
La risoluzione Onu
Ancora più allarmante è il fatto che, sul piano politico e giuridico, la Cina stia distorcendo la Risoluzione 2758 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel tentativo di collegare forzatamente questa questione al suo cosiddetto “principio di una sola Cina”. Pechino sta reprimendo la partecipazione internazionale di Taiwan e facendo forti pressioni su altri Paesi con l’obiettivo di isolare Taiwan, creando al contempo una base giuridica per una futura invasione dell’isola.
Allo stesso tempo, attraverso una gamma di azioni che si svolgono nei cieli, e sopra e sotto il mare, la Cina sta modificando unilateralmente lo “status quo” nello Stretto di Taiwan.
In aria, la Cina ha imposto unilateralmente nuove rotte di volo e condotto esercitazioni militari nel tentativo di strangolare i collegamenti aerei di Taiwan con il resto del mondo. In mare, Pechino mira a bloccare le operazioni di libertà di navigazione condotte da navi da guerra straniere e a trasformare lo Stretto di Taiwan in acque interne, con un impatto sul commercio marittimo globale. E sotto il mare, attraverso i tentativi di isolare Taiwan dalle isole periferiche e persino di recidere i collegamenti internazionali dei cavi sottomarini, la Cina cerca di ostacolare il flusso di informazioni e capitali.
Queste azioni non solo minacciano la sicurezza di Taiwan, ma comportano rischi enormi per la stabilità regionale e per le reti digitali globali. Taiwan rappresenta un nodo chiave delle catene di approvvigionamento globali. Interrompere uno qualsiasi dei collegamenti di Taiwan con l’esterno non significherebbe solo isolare l’isola, ma potrebbe spezzare connessioni tra diverse aree del mondo, generando sconvolgimenti globali di vasta portata. In effetti, il danneggiamento dei cavi sottomarini e l’impatto sui flussi di capitale e di informazioni potrebbero produrre uno shock significativo, colpendo il sistema economico globale altamente digitalizzato e orientato all’informazione.
Rispondere ai rischi con quadri istituzionali: trasformare l’esperienza di Taiwan in soluzioni internazionali
Di fronte al crescente ricorso da parte della Cina a tattiche di “zona grigia”, volte a destabilizzare l’ordine internazionale e a minacciare la sicurezza delle infrastrutture critiche, Taiwan ha scelto di rispondere in modo diretto ai rischi attraverso quadri istituzionali e la cooperazione.
Lo Yuan Legislativo ha approvato in terza lettura gli emendamenti a sette leggi proposti dallo Yuan Esecutivo, concepiti per rafforzare in modo complessivo la protezione, la gestione e i meccanismi di applicazione delle norme relativi ai cavi e agli oleodotti sottomarini.
Queste misure giuridiche possono fungere da deterrente contro i danneggiamenti dolosi e le violazioni regolamentari dei cavi sottomarini, affrontando sfide di sicurezza di lunga data e sottolineando al contempo l’impegno del governo nel considerare la sicurezza dei cavi sottomarini un pilastro centrale della resilienza nazionale.
Parallelamente, Taiwan sta esplorando modi per tradurre la propria esperienza in soluzioni di policy da condividere con la comunità globale. Nell’ottobre dello scorso anno, al Forum Taiwan–Europa sulla sicurezza dei cavi sottomarini, co-organizzato dal Ministero degli Affari Esteri e dal capitolo europeo del Formosa Club, è stata proposta la RISK Management Initiative on International Undersea Cables.
L’iniziativa ha ricevuto il sostegno di 42 parlamentari provenienti da 18 Paesi europei ed è stata incorporata nella dichiarazione congiunta adottata al vertice annuale del Formosa Club a Taipei. Questo passaggio ha simboleggiato l’evoluzione di Taiwan da soggetto colpito dai problemi a attore proattivo nella proposta di iniziative istituzionali.
Costruire una rete internazionale più resiliente per la sicurezza dei cavi sottomarini
La RISK Initiative si concentra sulla gestione del rischio attraverso quattro obiettivi di policy interconnessi e complementari.
Primo, la mitigazione del rischio, che mira a rafforzare le capacità di riparazione d’emergenza e di backup tramite il coordinamento transnazionale. Secondo, la condivisione delle informazioni, che prevede la creazione di scambi di intelligence sulle minacce e di meccanismi di allerta precoce. Terzo, la riforma sistemica, volta a riesaminare le carenze delle normative internazionali e nazionali nell’affrontare le minacce ibride. Quarto, la costruzione di conoscenza, che punta a migliorare in modo complessivo la protezione e la resilienza attraverso la formazione professionale e gli scambi pratici a livello internazionale.
Questi quattro pilastri, interconnessi e reciprocamente rafforzanti, hanno l’obiettivo di creare una rete internazionale per la sicurezza dei cavi sottomarini più resiliente e sostenibile.
Per tradurre la visione in azione, Taiwan ha progettato un percorso cooperativo multilivello che promuove quadri istituzionali e una cooperazione sostanziale. L’obiettivo è collaborare con partner che condividono gli stessi valori per costruire una rete di sicurezza dei cavi sottomarini resiliente e garantire che questi diventino un bene pubblico globale protetto collettivamente, anziché un punto di vulnerabilità per le società democratiche.
A livello parlamentare, Taiwan comunica strettamente con Paesi come Stati Uniti, Giappone e Australia, oltre che con nazioni europee, attraverso le proprie missioni all’estero, assicurando sostegno politico e promuovendo l’inclusione della sicurezza dei cavi sottomarini nelle risoluzioni a favore di Taiwan, così da inserire il tema in un’agenda politica condivisa tra i partner democratici.
A livello amministrativo e di forze dell’ordine, si punta a collaborare con guardie costiere e autorità dei cavi sottomarini internazionali per realizzare scambi e istituire meccanismi di cooperazione di lungo periodo.
Questo include lo scambio di informazioni su navi non conformi agli standard e la condivisione di intelligence sui cavi vulnerabili, rafforzando le capacità di allerta precoce e di risposta. Comprende inoltre la promozione dello sviluppo e dell’applicazione di tecnologie utili alla tutela della sicurezza dei cavi sottomarini e l’uso della tecnologia a supporto delle attività di contrasto.
Sul piano delle politiche e dello sviluppo istituzionale, Taiwan pone la RISK Initiative al centro dei propri sforzi, collaborando con think tank ed esperti nazionali e internazionali per approfondire il consenso attraverso seminari e scambi professionali.
Sfruttando il Global Cooperation and Training Framework, Taiwan può riunire esperti di diversi Paesi per esaminare congiuntamente misure concrete di prevenzione e mitigazione dei rischi per i cavi sottomarini.
Sono inoltre facilitati scambi internazionali per esperti e accademici, affinché possano condividere le proprie esperienze in materia di manutenzione, riparazione e applicazione della legge con partner affini, gettando solide basi di competenze e fiducia necessarie a una cooperazione di lungo periodo.
Proteggere i cavi sottomarini significa garantire la connettività della comunità democratica
Negli ultimi anni, le democrazie – inclusi i Paesi dell’Unione Europea, il Regno Unito, gli Stati Uniti, il Giappone e l’Australia – hanno individuato i cavi sottomarini come infrastrutture critiche, vitali per la sicurezza nazionale e per l’ordine digitale globale, rafforzandone la protezione attraverso legislazioni, piani d’azione e cooperazione transnazionale.
I cavi sottomarini sono molto più che semplici infrastrutture: rappresentano un bene pubblico dell’economia digitale globale e fungono da linee vitali di connessione tra le società democratiche. Taiwan è pronta e in grado di fungere da nodo centrale all’interno della rete globale di sicurezza dei cavi sottomarini e di lavorare fianco a fianco con partner che condividono gli stessi valori per proteggere congiuntamente queste arterie critiche che sostengono il funzionamento del mondo.















