Vorrei chiedere alla Direttora di Formiche.net di riservare nel prossimo tempo che andrà da adesso alle prossime elezioni politiche, un osservatorio temporaneo sui movimenti interni all’area del Centro. Di quel Centro che si snoda dal bandolo morbido della Destra a quello, altrettanto soffice, della Sinistra. La rubrica di Pino Pisicchio
Vorrei chiedere alla Direttora di Formiche.net di riservare nel prossimo tempo che andrà da adesso alle prossime elezioni politiche, un osservatorio temporaneo sui movimenti interni all’area del Centro. Non parliamo di bradisismi o di agitazioni telluriche che tanto ci affliggono e ci preoccupano come italiani residenti in territori che però non si limitano soltanto, ahinoi, a quelli del Centro Italia; parliamo invece di quell’altro Centro, non meno travagliato, che si snoda dal bandolo morbido della Destra a quello, altrettanto soffice, della Sinistra. Lo so che per alcuni lettori l’osservatorio potrebbe trovare naturale accoglienza nel più ampio contenitore televisivo di “Chi l’ha visto?” su Rai 3, ma inviterei gli schizzinosi a non storcere il naso e a spendere qualche breve riflessione.
Intanto il Centro c’è e vive e lotta accanto a noi. E non solo sotto la forma del pulviscolo stellare che ci siamo abituati a percepire in lontananza dopo la scomparsa della DC e che infesta ormai solo l’universo generoso della Rete, perché qualcosa di meno effimero c’è in circolazione. E poi, bene o male e facendo un po’ di conti, né destra né sinistra saranno mai in grado di vincere le elezioni senza un pezzo significativo di quel Centro. Certo, ci sarebbe da fare un’analisi preventiva su cosa possa significare oggi questa “entità” che ha trovato in passato un grande consenso di popolo, forte almeno quanto l’ostilità dei maître à penser come Bobbio che ne negava addirittura l’esistenza, riconoscendo soltanto la simmetria ontologica degli opposti Destra/Sinistra.
Ma, senza voler intraprendere le strade più scivolose della filosofia contemporanea (qualche grande centrista doc l’avremmo invece trovato nei filosofi greci e in parecchia altra gente che dal medioevo di Dante al giansenismo manzoniano raccontarono il senso di un equilibrio centrista ispirato) e dichiarando che quant’anche un centro politico servisse solo ad impedire il crash della diade del conflitto tra gli antipodi, sarebbe già tantissimo, proviamo a capire che aria tira all’altezza di oggi in quel territorio di mezzo. Se le posture teoriche del centro sono almeno tre (centro al centro e autosufficiente, centro-sinistra, centro-destra), dovremmo dire che i centri fuori dal letale pulviscolo sono almeno tre. Uno è saldamente in area di governo, si chiama Forza Italia e si accomoda nel lembo estremo dal lato moderato, il che, lo ammettiamo, è un ossimoro in partenza. Ha dotazione di consenso non trascurabile (tra l’8 e il 10%) ma neanche travolgente.
Un secondo si chiama Renzi ed ha scelto una postura di centro-sinistra che ambirebbe a farsi, secondo le ultime dichiarazioni, Margherita 4.0, richiamando la fortunata esperienza dei quattro partiti centristi, piccoli e poco efficaci in ragione di questo, che nel 2001 si presentarono insieme raccogliendo più del 14% sotto la leadership di Rutelli. Renzi arranca oggi intorno al 2%, che, con lo sbarramento attuale, non gli consentirebbe di entrare in Parlamento, e cerca di raccogliere un’area più larga intanto per esistere nelle istituzioni e poi per fare politica. Peraltro la prossima legge elettorale, se dovesse andare come si mormora, non avrebbe più collegi uninominali da concedere agli alleati per consentire almeno il seggio della bandiera,e ognuno dovrebbe riuscire da solo a conquistarsi la rappresentanza. Si vedrà.
La terza postura è quella di Carlo Calenda che tiene il punto sull’idea del centro-al-centro e, in questa veste, si consente il lusso di dialoghi col centro della destra- si veda la sua partecipazione al convegno celebrativo del fondatore di FI- pur contestando buona parte delle azioni di governo. Al tempo stesso, però, si mantiene elasticamente dialogante col centro-sinistra, condividendone candidature locali e opposizione al governo, senza, però, fare sconti sulla critica alla linea di antagonismo ideologico dettata dalla Schlein, da Conte e dai due leader dell’AVS. Finché regge il suo tre per cento nei sondaggi, la postura del Centro in purezza mantiene. Sotto quella soglia semplicemente si entra nel pulviscolo, come accadde per Azione e IV, divisi alle europee del 2024.
Se facciamo un osservatorio del Centro non possiamo che limitarci a registrare le sue motilità senza commento. Ma oggi faremo un piccolo strappo. Come sempre il paradosso di questo Centro è la sua vocazione al cupio dissolvi. Vorremmo dire: esistono tre posture, certo, ma in ognuna di esse è configurabile il Centro non come orpello esornativo per non spaventare troppo un mitologico elettorato “moderato” (moderato perché, poi? Perché non urla? Non dice mai fuck off? Si nutre solo con diete vegetariane? Fa esercizi yoga ogni mattina? Bisogna rispiegarlo cosa vuol dire oggi…), ma come soggetto politico riformista e, diciamolo, così siamo tutti contenti, liberal-democratico, a condizione di contare più di una manciatina di voti.
La manciatina serve per l’autoperpetuazione, che è cosa già commendevole, non c’è dubbio, perché bisogna aver pure una voce per dire qualcosa. Ma non serve per incidere nella realtà. Per il momento c’è solo work in progress, qualche rumore e parecchio pulviscolo.
















