La moglie dell’imprenditore colombiano, e presunto prestanome di Nicolas Maduro, è stata rimossa dall’incarico come viceministro per la Comunicazione Internazionale in Venezuela. La condanna per evasione fiscale e riciclaggio in Italia, il patteggiamento e quel legame con la Russia
“Ho designato Rander Peña come viceministro per la Comunicazione Internazionale […] Ringraziamo Camilla Fabri de Saab per il suo impegno nella guida di questo dipartimento”. Con questo annuncio, Delcy Rodriguez, presidente ad interim del regime venezuelano, ha confermato il licenziamento della moglie del presunto prestanome di Nicolas Maduro, l’imprenditore colombiano Alex Saab.
L’ex ministro per l’Industria e la produzione – anche lui rimosso dall’incarico poche settimane fa da Rodriguez – è stato arrestato all’alba dello scorso 4 febbraio a Caracas. Secondo alcuni media colombiani, come ad esempio Radio Caracol, nell’operazione per l’arresto di Saab hanno partecipato membri della Federal Bureau of Investigation (Fbi) degli Stati Uniti e agenti dell’intelligence del regime venezuelano. Sarebbe in corso il procedimento per l’estradizione di Saab negli Stati Uniti.
L’imprenditore dovrà rispondere a due denunce civili nella corte federale di Miami, nonostante nel 2024 abbia avuto un’amnistia da parte del governo del presidente Joe Biden, che ha chiuso il processo penale. Tra le accuse ci sono terrorismo, cospirazione, riciclaggio e finanziamento del regime.
Saab e la moglie, la modella romana Camilla Fabri, sono stati anche condannati per evasione fiscale, intestazione fittizia di beni e riciclaggio in Italia. Hanno patteggiato la pena di un anno e due mesi di carcere (per Fabri) e un anno e sette mesi (per Saab) nel procedimento a Roma. Al centro del processo ci sono operazioni ritenute oscure da parte degli inquirenti, tra cui l’acquisto e la ristrutturazione di un immobile a via Condotti a Roma. Nel 2019 la Guardia di Finanza ha proceduto al sequestro preventivo di sette milioni di euro, oltre a quello di certificati di deposito per 120 kg di oro in una banca svizzera.
Secondo l’accusa, la modella ed ex commessa, avrebbe avuto un ruolo centrale nelle operazioni di reimpiego del denaro, e avrebbe curato in prima persona il trasferimento attraverso conti correnti e società utilizzate per l’acquisto di appartamenti e case, oltre a molti beni di lusso.
All’inizio del processo, alcuni media venezuelani avevano ipotizzato una fuga di Fabri a Mosca, Russia. Con la destituzione della modella dall’incarico ufficiale al ministero della Comunicazione Internazionale, e la possibilità di estradizione del marito, il suo futuro resta incerto.
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