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La competizione biotech non si vince solo nei laboratori. Torlizzi spiega perché

Di Gianclaudio Torlizzi

Nel nuovo scenario globale le biotecnologie sono diventate un mercato strategico che intreccia venture capital, politica industriale e competizione tra potenze. Stati Uniti e Cina consolidano ecosistemi integrati, mentre l’Europa deve superare frammentazione e sotto-capitalizzazione per restare competitiva. Il punto di Gianclaudio Torlizzi, consigliere del ministro della Difesa e fondatore di T-Commodity

Non è più solo una questione di salute pubblica o di progresso scientifico. Le biotecnologie sono diventate il nuovo terreno di scontro della competizione geopolitica globale, posizionandosi esattamente all’intersezione tra innovazione radicale, sicurezza nazionale e resilienza industriale. Se il XX secolo è stato il secolo della fisica e del silicio, il XXI si preannuncia come quello della biologia ingegnerizzata.

Il nuovo paradigma: sicurezza vs mercato

Per decenni, il settore biotech è stato regolato quasi esclusivamente dalle logiche del mercato dei capitali e della proprietà intellettuale. Oggi questo paradigma sta mutando. Il concetto di autonomia strategica ha trasformato il farmaco, il sequenziamento genomico e le bio-fabbriche in asset critici.

Il rischio non è solo legato alla dipendenza dalle catene di approvvigionamento (come evidenziato drammaticamente durante la pandemia), ma riguarda il controllo dei dati biologici e delle tecnologie a potenziale dual-use. Tecniche come il Crispr o la biologia sintetica possono rivoluzionare la medicina, ma possiedono anche implicazioni di sicurezza bio-informatica e difesa che gli Stati non possono più delegare interamente al settore privato.

Modelli a confronto: il ritorno dello Stato innovatore

Mentre gli Stati Uniti mantengono la leadership grazie a un ecosistema di venture capital aggressivo e al supporto storico di agenzie come la Darpa, il modello asiatico – guidato dalla Cina – mostra un coordinamento pubblico-privato senza precedenti. Pechino ha inserito le biotecnologie tra i pilastri del piano “Made in China 2025”, trattandole come una questione di sicurezza nazionale al pari dell’intelligenza artificiale.

In questo scenario, l’Europa si trova a un bivio. Il Vecchio continente vanta un’eccellenza accademica indiscutibile, ma soffre di una frammentazione dei capitali e di una regolamentazione spesso percepita come un freno all’innovazione. La sfida per l’Ue è definire una politica industriale comune che non sia semplice protezionismo, ma creazione di campioni industriali capaci di scalare a livello globale.

Italia: rafforzare la filiera e i Golden power

Per l’Italia, il biotech rappresenta una leva di crescita fondamentale (con un valore della produzione che già oggi incide significativamente sul Pil). Tuttavia, la protezione degli asset strategici richiede un cambio di passo:

Aggiornamento del Golden power: è necessario che lo scrutinio sugli investimenti esteri non si limiti alla difesa tradizionale, ma si estenda con precisione chirurgica alle start up biotech che detengono brevetti critici o da- tabase genomici sensibili;

Partenariati pubblico-privati (Ppp): quando la logica di mercato non garantisce la resilienza (ad esempio per la produzione di antibiotici essenziali o vaccini), lo Stato deve intervenire come “acquirente di ultima istanza” o co-investitore;

Infrastrutture di dati: la creazione di un’infrastruttura nazionale per il bio-cloud è essenziale per evitare che la nostra sovranità digitale e biologica venga ceduta a player extra-Ue.

Verso una diplomazia delle biotecnologie

Il futuro dell’industria italiana ed europea dipenderà dalla capacità di integrare la politica estera con quella industriale. La competizione biotech non si vince solo nei laboratori, ma attraverso la standardizzazione internazionale, la protezione della proprietà intellettuale e la creazione di corridoi sicuri per le materie prime critiche. La sicurezza nazionale, oggi, si tutela anche – e soprattutto – attraverso la capacità di leggere e scrivere il codice della vita.


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