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AI tra Stato e mercato. Il nodo Anthropic secondo Picotti

Esigenze di sicurezza nazionale, individuate e declinate dallo Stato, da un lato, limiti etico-valoriali fissati dall’impresa privata dall’altro. Verso dove penderà la bilancia? L’analisi di Luca Picotti, research fellow Osservatorio Golden Power, autore di Linee invisibili (Egea) e La legge del più forte (LUP)

C’è stato un periodo in cui si è creduto che le grandi multinazionali rappresentassero soggettività ormai autonome e in grado di dettare l’agenda nel panorama globale, svincolate in parte dallo Stato di appartenenza, sia perché radicate in plurimi Paesi, sia perché detentrici di talmente tante risorse da potere esercitare una certa influenza sullo Stato stesso.

Questa fase storica ci ritorna una immagine decisamente più complessa che, senza negare il ruolo delle big corporations nello scacchiere internazionale, suggerisce di ricondurre i concetti astratti di mercato e imprese al proprio ordine giuridico di riferimento – e, dunque, in ultima istanza, al proprio potere sovrano. A riemergere è un profondo intreccio tra poteri pubblici sovrani, eccezioni di sicurezza nazionale, geografie giuridiche ed economiche, diritti proprietari e leadership tecnologiche.

Intreccio che ci offre le coordinate per leggere le recenti frizioni tra Anthropic, società leader nei servizi di intelligenza artificiale, fondata tra gli altri dai fratelli di origine italiana Dario e Daniela Amodei, e il Dipartimento della Guerra, in relazione alla pretesa di quest’ultimo di utilizzare i modelli AI di Anthropic per “qualsiasi uso legale” e le limitazioni d’uso che invece i fratelli Amodei vorrebbero imporre, in particolare per quanto concerne la sorveglianza di massa e le armi autonome.

Esigenze di sicurezza nazionale, individuate e declinate dallo Stato, da un lato, limiti etico-valoriali fissati dall’impresa privata dall’altro. Verso dove penderà la bilancia?

Utilizzerò le categorie dei miei due libri, La legge del più forte (LUP 2023) e Linee invisibili (Egea 2025), per inquadrare la questione.

Il mondo è e rimane organizzato in Stati, confini e relative giurisdizioni. Le società private, come Anthropic, sono incorporate in una specifica geografia giuridica, squisitamente nazionale, che ne va a regolare ogni profilo, sino proprio a sancirne l’esistenza ontologica – si pensi alle società di capitali italiane, che non esistono sino a che non vengono iscritte presso il Registro delle imprese. La sede in una data giurisdizione significa, pertanto, essere radicati con uffici, personale e tecnologie in un certo territorio ed essere sottoposti ad autorità e regole di un certo ordinamento. Le multinazionali non operano al di là degli Stati, ma rappresentano semplicemente imprese multi-giurisdizioni: ci sarà Alpha Usa Inc., incorporata nella geografia giuridica americana, Alpha Italia S.p.a, Alpha Francia S.A., Alpha Cina Ltd. Ognuna di queste ramificazioni è incorporata nella relativa geografia giuridica, costituita e regolata dall’ordinamento sovrano in cui è localizzata.

Gli Stati detengono il monopolio legittimo della forza e hanno in capo l’eccezione di sicurezza nazionale, disseminata in varie normative che permettono interventi eccezionali sul mercato, in grado anche di incidere sui diritti proprietari dei privati. Tutte le imprese incorporate in una data geografia giuridica saranno pertanto soggette a tali normative.

Si pensi al Defence Production Act americano, che permette di forzare l’attività di impresa riconducendola alle esigenze di sicurezza nazionale individuate dal governo, strumento normativo evocato proprio verso Anthropic. O al Goods Availability Act olandese, con cui è stata in parte congelata l’amministrazione della società Nexperia. O ancora ai diversi Golden Power e Cfius. Trattasi di numerosi quadri normativi che consentono, per ragioni di sicurezza nazionale, una serie di interventi, ossia prescrizioni comportamentali, dalle più contenute (non avere rapporti con, non vendere a) alle più radicali (gestire la società in un certo modo, cedere la proprietà). Stati, monopolio della forza, eccezione di sicurezza nazionale, prescrizioni comportamentali verso le imprese sottoposte alla loro giurisdizione.

Il nesso che rende possibili tali interventi è proprio l’incorporazione di una società nella relativa geografia giuridica. La società sarà tenuta ad adempiere agli ordini governativi, emanati sotto l’ombrello della sicurezza nazionale, perché lo Stato dispone della “struttura effettiva” per renderli eseguibili: corti, corpi amministrativi, polizia in tutte le sue forme. Chi non adempie, subirà sanzioni amministrative e/o penali concretamente eseguibili, tramite pignoramenti, blocco dei conti, accessi agli uffici, perquisizioni, arresti, sequestri. Proprio perché lo Stato ha, nella propria giurisdizione, gli strumenti della struttura effettiva per realizzare la dimensione coercitiva dei propri ordini.

Siamo di fronte alla legge del più forte (lo Stato), nell’epoca delle eccezioni di sicurezza nazionale, verso le imprese incorporate nella propria geografia giuridica? Di base sì, verrebbe da dire. Ma con una specificazione: questa forza, se abusata, rischia di tradursi in debolezza, con danni nel medio-lungo periodo difficilmente riparabili.

Lo Stato ha bisogno delle proprie imprese leader. Necessita di loro sotto vari profili, dalla proiezione nella competizione commerciale contro i propri rivali, sino all’utilizzo concreto di servizi che solo certe imprese possono prestare. Il rapporto è quindi di reciproca dipendenza. Un eccesso di interventismo tramite prescrizioni comportamentali rischia di compromettere gli equilibri alla base del rapporto tra Stato e mercato, governo e imprese leader.

Con conseguenze notevoli: indebolire i propri asset, pregiudicare determinati servizi, compromettere il panorama giuridico e culturale che ha garantito l’emergere di certe leadership, ossia uno Stato di diritto attento alla libertà privata, alla certezza dei rapporti giuridici, alla tutela della proprietà intellettuale e dei diritti proprietari. In sostanza, il rischio è quello che, forzando troppo la mano per ottenere autoritativamente i servizi delle imprese leader, si rimanga poi in futuro senza tali imprese e servizi.

Con Anthropic la partita è ovviamente ancora aperta. Trattasi peraltro di una società che ha già diversi rapporti con il sistema della sicurezza nazionale americano. Inoltre, vi sono altre società leader che possono, al caso, essere nel mentre arruolate, nell’attesa di risolvere le frizioni con Amodei. Rimane il potere in astratto: qualora i servizi di Anthropic siano ritenuti veramente essenziali e vi sia una reale minaccia che ne giustifichi l’uso, la società privata incorporata nella giurisdizione americana poco potrà dinnanzi ad un utilizzo, ad esempio, del Defence Production Act.

Da uno scontro netto, la prima a perderci sarebbe, dunque, Anthropic. Ma, proprio per quello che si diceva sopra, arrivare a una simile opzione radicale è poco auspicabile pure per il governo. La cautela, da entrambe le parti, è pertanto fondamentale per risolvere questa crisi, nella consapevolezza che da uno scontro frontale di certo Anthropic ne uscirebbe perdente, ma non è detto che Washington potrebbe considerarsi veramente vincitrice.


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