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Cyberattacchi e infowarfare contro Milano-Cortina. Analisi della campagna ibrida

La ricostruzione delle operazioni ostili, informative e cyber, emerse durante Milano-Cortina 2026 passa attraverso l’analisi di episodi, attori e modalità operative che hanno utilizzato i Giochi Olimpici come piattaforma di pressione ibrida e sottosoglia ad alta visibilità

Nel periodo compreso tra la metà di gennaio e la conclusione dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, lo spazio informativo, infrastrutturale e cibernetico europeo è stato attraversato da una campagna ostile che ha mostrato caratteristiche riconducibili alla pianificazione di una campagna operativa ibrida multilivello. L’evento olimpico, per sua natura piattaforma di esposizione globale e proiezione simbolica di soft power, ha rappresentato un target privilegiato per operazioni di competizione sottosoglia, nelle quali la dimensione cognitiva e quella fisica-tecnica-operativa sono state integrate in modo coerente.

Gli eventi analizzati

Sul piano informativo, l’attività osservata si è strutturata attorno a operazioni di influenza orientate a produrre danno reputazionale e delegittimazione selettiva. In particolare, la delegazione ucraina è stata oggetto di una sequenza di narrazioni ostili costruite attraverso contenuti manipolati o interamente sintetici. Tra i casi più rilevanti si segnala la diffusione di un falso servizio attribuito all’emittente canadese Cbc, ottenuto mediante l’assemblaggio di segmenti video autentici e inserti artificiali, in cui, attraverso tecniche di voice cloning, venivano attribuite a giornalisti reali dichiarazioni mai pronunciate circa l’assegnazione di alloggi periferici agli atleti ucraini per presunti comportamenti problematici in precedenti edizioni dei Giochi. Parallelamente, un contenuto fabbricato e presentato come proveniente da Euronews sosteneva che alcuni membri della delegazione non avrebbero fatto ritorno in patria, insinuando una diserzione funzionale a sottrarsi agli obblighi di leva. A questo si è aggiunta la circolazione di una narrativa relativa a un presunto alleggerimento dei controlli antidoping da parte della Wada nei confronti degli atleti ucraini, giustificato da condizioni psicologiche legate al conflitto, con l’effetto di colpire simultaneamente la credibilità della delegazione e l’integrità del sistema olimpico.

Questi episodi, se messi a sistema, indicano l’esistenza di un’unica campagna ibrida operativa multilivello, fondata sulla produzione di contenuti verosimili mediante l’uso combinato di deepfake, montaggi ibridi e audio sintetici. Con l’intento di saturare l’ecosistema informativo (mediatico e dell’infotainment), l’impiego di loghi, grafiche e formati visivi riconducibili a media occidentali ha consentito di rafforzare la plausibilità delle narrazioni, mentre l’inserimento di componenti artificiali all’interno di materiali autentici ha contribuito alla creazione di prodotti informativi viziati e artefatti, ma difficilmente distinguibili dal reale. Questo approccio ha dunque generato un effetto cumulativo di saturazione dello spazio mediatico, amplificato dalla diffusione coordinata su siti clone, canali Telegram e piattaforme riconducibili alla rete Pravda.

Gli attori osservati

La dimensione cognitiva è stata inoltre accompagnata da attività di cyber disruption, in particolare attraverso attacchi DDoS rivolti a infrastrutture digitali collegate all’ecosistema olimpico e a soggetti istituzionali, a conferma della complessità e della granularità della campagna ostile. Queste azioni, attribuite a collettivi hacktivisti come Noname057 e a entità operative quali Z-Pentest, hanno operato in sinergia con le attività di pressione informativa, contribuendo a rafforzare la percezione di vulnerabilità e instabilità del contesto ospitante.

Sul piano attributivo, l’analisi delle dinamiche di diffusione e delle modalità operative rimanda a un ecosistema convergente legato alla sfera informativa russa. In questo ambito, la rete Matryoshka si è distinta per la produzione di falsi credibili mediante l’uso sistematico di intelligenza artificiale, deepfake audio e contenuti pseudo-verificativi, mentre l’ecosistema Pravda ha svolto una funzione di amplificazione multilivello delle narrazioni allineate agli interessi del Cremlino. La frammentazione dei vettori di diffusione ha poi contribuito a elevare il livello di negabilità plausibile, pur mantenendo coerenza strategica negli obiettivi.

Le finalità

Le finalità sottese a questa campagna appaiono riconducibili a una logica di erosione della fiducia sistemica. La delegittimazione della presenza ucraina, la costruzione di diffidenza verso l’organizzazione olimpica e l’insinuazione di timori relativi alla sicurezza e all’affidabilità logistica si inseriscono in una più ampia strategia di sfruttamento di eventi ad alta visibilità per veicolare narrazioni antioccidentali e pro-Cremlino.

In questo quadro, l’integrazione tra operazioni di influenza, attività cibernetiche e sabotaggi fisici infrastrutturali, ha configurato un ambiente di incertezza diffusa già sperimentato durante le Olimpiadi di Parigi 2024, dimostrando come la dimensione sportiva globale possa essere utilizzata come teatro di competizione cognitiva e tecnologica nello spazio euro-atlantico. In conclusione, occorre considerare che la parentesi olimpica non si è ancora conclusa e l’avvicinarsi delle Paralimpiadi mantiene ancora aperte le medesime finestre di esposizione mediatica e simbolica dell’evento e, insieme a queste, la possibilità di ulteriori dinamiche di pressione ibrida, nelle quali i domini informativo e cibernetico restano potenzialmente permeabili a nuove forme di continuità operativa.


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