Via Solferino ha compiuto 150 anni. Gianni Todini e Francesco Nicotri raccontano la preziosa funzione di collegamento svolta dal Corriere della Sera con i nostri connazionali residenti all’estero e con i loro discendenti
Il Corriere della Sera ha compiuto 150 anni il 5 marzo 2026. Tra le varie iniziative celebrative di questo anniversario significativo vi è quella che ha visto 150 leader e protagonisti della vita del Paese, anche stranieri, raccontare come il giornale ha incrociato le loro vite. Così, il Maestro Riccardo Muti rammenta che “girando il mondo (…) il Corriere, trovato nelle edicole degli alberghi, donava sempre sapore di casa e orgoglio di Patria”. Diego Piacentini ricorda il suo anno scolastico trascorso negli Stati Uniti, in particolare le sue visite alla biblioteca della University di Washington “che aveva una copia (…) anche se vecchia di due settimane”.
Lo scrittore Donato Carrisi richiama alla mente i suoi acquisti parigini e newyorkesi. Luca Cordero di Montezemolo condivide la sua attesa “impaziente”, da giovane studente della Columbia University, dell’arrivo del quotidiano “con l’aereo Alitalia per sentirsi a casa”. Oppure, Matteo Del Fante che, a Londra, per informarsi sui fatti italiani si affidava al Corriere della Sera, che riusciva a “comprare abbastanza facilmente nelle edicole più centrali dello Square Mile”.
Ancora, l’imprenditore Oscar Farinetti che mette in evidenza quanto la testata milanese lo abbia aiutato a convertire gradatamente la sua nostalgia per l’Italia in “saudade”, durante un suo lungo soggiorno professionale negli Stati Uniti. Parlando dei suoi primi 10 anni di lavoro trascorsi in gran parte all’estero, il manager Nicola Monti sottolinea come “leggere il Corriere, anche il giorno dopo, era come una boccata d’aria di casa”. La rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Elena Beccalli, rimarca il fatto che, negli anni vissuti all’estero, ha rappresentato “più di una fonte di notizie: un legame vivo con l’Italia e uno strumento prezioso per interpretare le sue profonde trasformazioni sociali, politiche, culturali ed economiche”. E, il Rettore dell’Humanitas University, Luigi Maria Terracciano, facendo riferimento al suo periodo di studio in Germania, mette in rilievo come la mattina “bisognava sbrigarsi: le copie erano poche e finivano presto”.
Le testimonianze qui selezionate restituiscono tutte, con chiarezza, la preziosa funzione di collegamento svolta dal Corriere della Sera con i nostri connazionali residenti all’estero e con i loro discendenti. Lo ha trasmesso bene pure l’imprenditore Lamberto Frescobaldi, per il quale leggerlo a nove ore di fuso era “un ponte emotivo che accorciava distanze e nostalgie”. Eloquente appare pure il punto di vista dell’imprenditore Gianfelice Rocca, ossia del suo gruppo industriale nato a Buenos Aires da emigranti italiani. In questo senso, il Corriere è “stato parte di quel filo silenzioso che ha unito (e continua ad unire) tanta emigrazione italiana” in vari continenti, tra cui l’America Latina.
È quanto testiamo quotidianamente, come askanews, realizzando un servizio giornalistico e di informazione specialistico rivolto agli “Italiani nel mondo”. Abbiamo fatto esperienza della capacità che ha un media di creare relazioni, attivare connessioni, riannodare i legami, senza confini (in primis, di spazio e di tempo), ormai quasi due anni fa, quali partner dell’iniziativa organizzata a New York in occasione dei 70 anni della Tv e dei 100 anni della radio in Italia. Certamente oggi, rispetto ai tempi a cui si riferiscono i ricordi menzionati, è più facile costruire reciprocità nei rapporti che tengono insieme il dentro e fuori d’Italia, “nell’ambito di quel soft-power che consente di collocare il nostro Paese tra quelli il cui modello di vita gode di maggior attrazione e considerazione” (Mattarella), come rilevato dall’ex capo di gabinetto della Casa Bianca e già direttore della CIA, Leon E. Panetta, “figlio di italiani immigrati in America dalla Calabria”.
La citazione (di Proust) con cui il cardinale Gianfranco Ravasi conclude il proprio contributo racchiude efficacemente il senso e la direzione di marcia della stampa in lingua italiana all’estero, e quindi le ragioni del sostegno pubblico, indipendentemente dal formato del media stesso: “(…) un giornale (…) è moltiplicabile: insieme uno e diecimila, resta lo stesso per ciascuno pur penetrando contemporaneamente, innumerevole, in tutte le case”.
















